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Testamento biologico

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Biotestamento, fatto l’inganno trovata la legge

Il “testamento biologico” va al Senato dopo il sì alla Camera. La denuncia di Amedeo Santosuosso, Mario Riccio e Maria Antonietta Farina Coscioni: norma inapplicabile e incostituzionale Federico Tulli Colpirne tremila per educare 60 milioni di cittadini. Semplice, chiaro, lineare (reazionario e sadico) è il principio al quale si è ispirato chi ha ideato il … Continua a leggere

Vedi Zurigo e poi muori

L’eutanasia è legale in Svizzera dal 1942. Qui ogni anno almeno 100 cittadini stranieri decidono di porre fine alla propria esistenza tramite il suicidio assistito da un medico. Un esodo in continua crescita anche dal nostro Paese Federico Tulli Partono dall’Italia con un’unica piccola valigia e un obiettivo preciso: non tornare indietro. Destinazione Zurigo o … Continua a leggere

«Questa legge sul testamento biologico offende la dignità umana»

Il 18 maggio torna alla Camera il disegno di legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento voluto dal governo Berlusconi. Le riflessioni del noto cardiologo Francesco Fedele sul cosiddetto “testamento biologico” Federico Tulli Dopo lo stop and go di marzo e aprile, con colpo di scena finale rappresentato dalla richiesta del Pdl di procrastinare nuovamente l’iter … Continua a leggere

La macchina della coercizione

Mentre il testamento biologico voluto dal governo su input della Chiesa sta diventando realtà, ecco lo stato di salute della bioetica in Italia in una raccolta di saggi firmati da autorevoli esperti Federico Tulli Il destino del disegno di legge Calabrò sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento si decide in queste ore, mentre left giunge in … Continua a leggere

La farsa del testamento biologico

Entro la metà di aprile la Camera sarà chiamata a votare la norma sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento. L’opinione pubblica tenuta all’oscuro delle incongruenze presenti nel testo Federico Tulli Nel giorno in cui la sua vita rimane sospesa in una bolla di inerte silenzio, Aruna Shanbaug ha 23 anni. Infermiera a Mumbai in India, viene … Continua a leggere

Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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