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RU486

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La pillola negata

Il farmaco abortivo Ru486 è in commercio da oltre un anno ma l’interruzione volontaria di gravidanza con questa tecnica sicura, efficace e poco invasiva, è garantita solo in 30 ospedali italiani. Ecco la mappa dei disservizi Lo hanno messo nero su bianco l’Organizzazione mondiale della sanità e la Food and drug administration americana. Lo hanno … Continua a leggere

Una pillola tutta da scoprire

Si chiama Ulipristal ed è un contraccettivo d’emergenza di ultima generazione. Efficace fino a 120 ore dopo un rapporto non protetto, può essere però anche abortivo. Il parere del ginecologo Corrado Melega di Federico Tulli Appena risolta l’annosa questione della Ru486, un’altra pillola in odor di scomunica minaccia la quiete nelle ovattate stanze dell’Agenzia italiana … Continua a leggere

Ru486, la notizia che striscia

Nell’Italietta di oggi, asservita al Vaticano e alle sue ferree regole socio-economiche, Nicola Blasi non è un medico come tutti gli altri. Infischiandosene del fatto che per fare carriera nella sua professione bisogna fondamentalmente dichiararsi obiettori di coscienza, come previsto dalla legge 194 sull’aborto, il dottor Blasi è l’unico medico strutturato non obiettore del Policlinico … Continua a leggere

Poteri forti contro la Ru486

Le gerarchie ecclesiastiche impongono al governo italiano di modificare la legge 194. Varando linee guida per costringere al ricovero chi per abortire sceglie la via farmacologica di Federico Tulli «In caso di mia elezione sarò molto ferma: c’è la legge 194 da applicare. Se ci sono metodi che tutelano la salute della donna vanno considerati. … Continua a leggere

Silvio Viale: Ru486, sul ricovero decidono i medici non la politica

Parla il ginecologo del Sant’Anna di Torino, “padre” italiano della sperimentazione del farmaco abortivo: «Ben vengano nuove linee guida ma siamo noi che applichiamo la legge ad avere l’interesse primario della salute della donna» di Federico Tulli Una storia infinita. Da decenni è usata in tutto il mondo, dal 2004 è considerata farmaco essenziale dall’Organizzazione … Continua a leggere

Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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