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Razzismo

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Italiani di fatto

Sono nati in Italia da genitori stranieri. Sono più di un milione, ma è come se non esistessero. Adesso uno di loro siede a Montecitorio. Dove è già arrivato il ddl sul diritto di cittadinanza. Parla il giovane deputato Pd Khalid Chaouki Federico Tulli, Left 16/2013 Da Casablanca, Marocco, a Palazzo Montecitorio, Italia. Passando per … Continua a leggere

Cavie umane, quella lunga scia di morti che imbarazza gli Stati Uniti

Una commissione d’inchiesta americana accerta la responsabilità del governo Usa per il decesso di 83 persone in Guatemala, infettate appositamente con virus senza mai essere curate. L’analogia con altre vicende accadute lungo tutto il Novecento Federico Tulli Si pensava che con la fine della II Guerra Mondiale orrendi esperimenti come quelli del “dottor” Mengele su … Continua a leggere

«Non respingo lo straniero»

Vittime dei trafficanti. Poi del razzismo. Ecco come la psichiatria può aiutare i migranti. Intervista al professor Alfredo Ancora Federico Tulli C’è chi ha fatto richiesta di asilo politico, e c’è chi gode già dello status di rifugiato. C’è poi chi è un “semplice” migrante in cerca di lavoro partito dal Sud del mondo e … Continua a leggere

Quel “rumore di fondo” che disturba i Paesi ricchi

Domenica 9 maggio, a Roma, l’ultimo grave atto di violenza xenofoba. Il 14 maggio all’Accademia dei Lincei si parlerà di “Migrazioni: un mondo in cammino che è ancora abbandonato a se stesso” di Federico Tulli «Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano, anche perché tengono lo … Continua a leggere

Migranti, il bastone e la carota

Cronache dalla legge Bossi-Fini. Prima la notizia cattiva. A pochi giorni dalla repressione violenta della rivolta dei migranti di Rosarno, gli zelanti tutori dell’ordine pubblico dipendenti dal ministro dell’Interno, Robero Maroni, si apprestano a rientrare in azione. Questa  volta a Castelvolturno. «Dopo le violenze di qualche giorno fa – ha avvertito il ministro – la … Continua a leggere

Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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