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Psichiatria

Questo tag è associato a 17 articoli.

Chi ha paura dei migranti? La salute mentale non ha colore

Troncare le proprie radici e l’impatto con una cultura diversa possono causare disagio che non sfocia per forza in patologia. A colloquio con la psichiatra Rossella Carnevali […]Gli studi sociologici più accreditati sono concordi nell’affermare che gran parte dei migranti arriva in Italia in buone condizioni. Molti poi si ammalano qui: traumi (25,9 per cento … Continua a leggere

Dsm V: a disaster for American psychiatry

The catastrophic terror, evoked all the time, seems to be the sticking point of the collective psychology in the United States. And there are people who earn inventing diseases [Domenico Fargnoli, psychiatrist] Allen J. Frances, Professor Emeritus of Psychiatry at the Duke University and coordinator of the team of experts that in 1994 created the … Continua a leggere

Suicidio in adolescenza, i pionieri della prevenzione

Togliersi la vita a 11 anni. Un evento purtroppo non così raro se in Italia sono stati ben 374 i bambini di età compresa tra 10 e 14 anni che, tra il 1980 e il 2007, si sono suicidati. Un fenomeno preoccupante, drammatico, che raramente trova adeguata copertura sui media nazionali troppo concentrati sul fatto … Continua a leggere

La legge della cura

La psicoterapia è un atto medico e come tale non può essere esercitata dagli psicoanalisti non abilitati alla professione. Una storica sentenza della Cassazione ribadisce la centralità del metodo finalizzato alla guarigione del paziente mentale Federico Tulli La psicoanalisi non è una attività scientifica, tanto meno di cura. Pertanto, nell’ambito del trattamento delle malattie mentali … Continua a leggere

Una corsia per la camorra

I boss si fingono matti per ottenere i benefici di giustizia. E ci riescono, grazie a diagnosi a volte compiacenti, spesso sbagliate. La denuncia di Corrado De Rosa nel suo nuovo libro Federico Tulli C’è chi dà del matto ai magistrati e forte del proprio ruolo istituzionale fa emanare leggi per “contenerli”, e c’è chi … Continua a leggere

Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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