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Meropur

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Effetti indesiderati

Il principio attivo dei farmaci “urinari” contiene i prioni, le proteine responsabili della variante umana del morbo della mucca pazza. Il rischio di infezione è solo teorico ma i pazienti infertili chiedono che l’avvertenza sia aggiunta anche al Meropur di Federico Tulli Puntuale come un treno svizzero, in periodo di pianificazione della Finanziaria si presenta … Continua a leggere

L’amara medicina

Tangente al senatore Pdl in cambio della maggiorazione del prezzo: un’inchiesta milanese riapre il caso del Meropur tra i farmaci più usati per la cura dell’infertilità di Federico Tulli Con la presunta tangente pagata dall’azienda Ferring al senatore Pdl Cesare Cursi per favorire la maggiorazione del costo del Meropur, si apre un nuovo capitolo dell’annosa … Continua a leggere

La salute non è uguale per tutti

I pazienti infertili vittime di una strisciante discriminazione. Nuovi balzelli da pagare e un farmaco dalle avvertenze incomplete. Ecco le prime spinose questioni per il neo ministro, Ferruccio Fazio di Federico Tulli Nel Regno Unito, a seguito di un caso italiano di Cjd (variante della malattia di Creutzfeldt-Jakob, la “mucca pazza”), le autorità sanitarie hanno … Continua a leggere

Il Meropur, l’inchiesta di left e un’interrogazione parlamentare della senatrice Poretti

Dal sito: http://blog.donatellaporetti.it/?p=838 (vedi anche: https://federicotulli.wordpress.com/2009/09/25/quel-bugiardino-non-dice-tutta-la-verita) Interrogazione a risposta scritta della Sen. Donatella Poretti e Marco Perduca al Ministro del Lavoro, della Salute, e delle Politiche Sociali Premesso che: – le terapie dell’infertilità prevedono l’uso di gonadotropine per favorire il processo di maturazione dei gameti. Attualmente, in Italia, questi principi attivi sono disponibili in due … Continua a leggere

Quel bugiardino non dice tutta la verità

I farmaci ottenuti con urine umane sono rischiosi. Due ricerche appena pubblicate riaprono il caso del Meropur tra i più usati per la cura dell’infertilità di Federico Tulli Nel Paese in cui un ramo del Parlamento sempre diviso su tutto, basandosi su dati inverosimili, si trova concorde a organizzare un’indagine conoscitiva sull’eventuale pericolosità di un … Continua a leggere

Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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