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Influenza A-H1N1

Questo tag è associato a 9 articoli.

Pandemia canaglia

L’influenza A-H1N1 compie un anno. Venti miliardi di euro incassati dalle case farmaceutiche per produrre il vaccino. Ma il virus è poco più pericoloso di un raffreddore. Chi ci ha marciato? di Federico Tulli Dopo sei mesi di incessante tam-tam istituzionale, a gennaio è calato un improvviso silenzio. Oggi l’influenza A-H1N1 si riprende cinque minuti … Continua a leggere

Il paradosso del virus A-H1N1

Nonostante sia poi stato accertato che il piccolo di due anni morto in Puglia a inizio settimana non era affetto da influenza A-H1N1, il virus si conferma più aggressivo nei confronti dei più giovani. Tra le vittime accertate dal ministero della Salute (che sono salite a 98) un triste primato riguarda proprio gli under 14. … Continua a leggere

Influenza A-H1N1, la febbre del business

L’infezione pandemica è di carattere moderato ma ha già ucciso migliaia di persone nel mondo. Una carneficina che potrebbe essere evitata adottando le nuove tecniche di produzione dei vaccini. Più veloci e anche più economiche di quelle tradizionali. Ma il mercato è chiuso. I pochi che lo governano non hanno alcun interesse a riconvertire gli … Continua a leggere

Influenza A-H1N1, perplessità sul vaccino

Ci siamo appena lasciati alle spalle i primi sei mesi di diffusione dell’influenza A-H1N1. Ed è di martedì scorso la notizia di un decesso, a Napoli, causato dal virus A. L’agente patogeno aveva aggredito un quadro clinico già molto critico. Ciò conferma le previsioni degli esperti: a rischiare di più sono le persone fortemente debilitate … Continua a leggere

Influenza A-H1N1, la febbre dei numeri

A cinque mesi dalle prime infezioni parte la vaccinazione contro l’influenza A-H1N1. Sui casi di contagio Istituto superiore di sanità e ministero della Salute danno stime diverse. E di parecchio di Federico Tulli Mentre nel resto del mondo continua inesorabile la diffusione del virus A-H1N1 e, in proporzione del 4 per mille circa (dati Oms), … Continua a leggere

Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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