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Filomena Gallo

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Filomena Gallo: «Legge 40: nuovo governo, vizi antichi»

Pochi ricordano che c’è lo zampino di Eugenia Roccella in uno degli ultimissimi atti ufficiali del governo prima delle dimissioni di Berlusconi del 16 novembre scorso. Mentre ministri e portaborse inscatolavano in fretta e furia la propria roba, e una folla entusiasta per la fine del “secondo ventennio italiano” si radunava nel centro di Roma … Continua a leggere

«La doppia etica dei cattolici»

Breve colloquio con il padre italiano della fecondazione in vitro, il ginecologo Carlo Flamigni, in occasione dell’assegnazione del premio Nobel per la Medicina 2010 a Robert Edwards di Federico Tulli Professor Flamigni, qual è il grande merito di Edwards? Risolvendo il problema della sterilità, lui ha saputo realizzare quello che è stato un grande desiderio … Continua a leggere

Legge 40, ancora nei guai

Il divieto di fecondazione eterologa è incostituzionale. Lo ha affermato il tribunale di Firenze che ha girato il rilieco all’Alta Corte dopo aver accolto il ricorso di una coppia sterile che non può accedere alle cure in Italia di Federico Tulli Per la seconda volta in sei anni di vita la legge 40 sulla Procreazione … Continua a leggere

Effetti indesiderati

Il principio attivo dei farmaci “urinari” contiene i prioni, le proteine responsabili della variante umana del morbo della mucca pazza. Il rischio di infezione è solo teorico ma i pazienti infertili chiedono che l’avvertenza sia aggiunta anche al Meropur di Federico Tulli Puntuale come un treno svizzero, in periodo di pianificazione della Finanziaria si presenta … Continua a leggere

Ultimi spasmi di una legge zombie

Parecchie ombre, poche luci. La Relazione annuale sullo stato della fecondazione assistita in Italia commentata da Filomena Gallo, l’avvocato che ha portato la 40/2004 in tribunale di Federico Tulli A marzo, la Corte europea dei Diritti dell’uomo nel condannare l’Austria per il divieto di fecondazione eterologa contenuto nella sua legislazione ha assestato, di riflesso, un … Continua a leggere

Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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