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Fecondazione assistita

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Legge 40, ecco i nuovi scenari dopo la sentenza di Strasburgo

Il parere di Gianni Baldini, docente di Biodiritto: letale per la norma l’incoerenza con la legge 194/78 evidenziata dalla Corte europea; presto nuovi ricorsi alla Corte costituzionale Federico Tulli su Cronache Laiche «È la prima volta in assoluto che la legge 40 viene espressamente censurata per contrasto con la legge 194. Un elemento che merita … Continua a leggere

Salute low cost, quando il business è planetario

In tempi di crisi curarsi è diventato un lusso. Boom di pacchetti turistici verso Paesi dove per un trattamento si possono risparmiare anche 20mila euro. Un giro d’affari da 100 miliardi l’anno di Federico Tulli In tempi di crisi anche la salute “viaggia” low cost. Turismo medico, nomadismo sanitario, vacanzieri del ritocco, sono alcuni dei … Continua a leggere

«La doppia etica dei cattolici»

Breve colloquio con il padre italiano della fecondazione in vitro, il ginecologo Carlo Flamigni, in occasione dell’assegnazione del premio Nobel per la Medicina 2010 a Robert Edwards di Federico Tulli Professor Flamigni, qual è il grande merito di Edwards? Risolvendo il problema della sterilità, lui ha saputo realizzare quello che è stato un grande desiderio … Continua a leggere

Encefalogramma piatto per la legge 40

Dopo la sentenza di Salerno, resta ben poco da salvare della (sadica) norma sulla fecondazione assistita. Ma Eugenia Roccella invoca il diritto a nascere con malattie letali di Federico Tulli Breve storia di una legge zombie. Dopo la pesante bocciatura per parziale incostituzionalità comminata dalla Consulta a maggio 2009, anche dalla magistratura ordinaria giunge un … Continua a leggere

Chi ha paura della scienza

C’è un nesso preciso tra libertà di espressione e libertà di ricerca. è possibile valutarlo grazie al progetto degli “Indicatori” promosso dall’Associazione Coscioni di Federico Tulli I ricercatori di ogni continente condividono l’obiettivo comune della crescita della conoscenza scientifica. Eppure scienziati e operatori sanitari lavorano in contesti normativi che spesso limitano, in misura diversa da … Continua a leggere

Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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