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Eugenia Roccella

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Filomena Gallo: «Legge 40: nuovo governo, vizi antichi»

Pochi ricordano che c’è lo zampino di Eugenia Roccella in uno degli ultimissimi atti ufficiali del governo prima delle dimissioni di Berlusconi del 16 novembre scorso. Mentre ministri e portaborse inscatolavano in fretta e furia la propria roba, e una folla entusiasta per la fine del “secondo ventennio italiano” si radunava nel centro di Roma … Continua a leggere

I mercanti nel tempio

Tra ottopermille, esenzioni e riduzioni d’imposta, Santa Sede e Conferenza episcopale italiana incassano o risparmiano diversi miliardi l’anno. Monta l’indignazione tra i cittadini tartassati ma un asse politico bipartisan difende i privilegi della Chiesa.  Il radicale Maurizio Turco: «Questi benefici violano il diritto a un equo trattamento fiscale per tutti i soggetti sociali. Entro il … Continua a leggere

La farsa del testamento biologico

Entro la metà di aprile la Camera sarà chiamata a votare la norma sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento. L’opinione pubblica tenuta all’oscuro delle incongruenze presenti nel testo Federico Tulli Nel giorno in cui la sua vita rimane sospesa in una bolla di inerte silenzio, Aruna Shanbaug ha 23 anni. Infermiera a Mumbai in India, viene … Continua a leggere

Laicità sotto attacco

Diritti – Conto alla rovescia per la discussione della proposta di legge sul testamento biologico alla Camera. Un testo fortemente ideologico che mette a dura prova la resistenza di uno dei principi fondanti dello Stato Federico Tulli Il recente Rapporto sullo stato della secolarizzazione in Italia redatto da Critica liberale in collaborazione con Cgil Nuovi … Continua a leggere

Bioetica, un giorno di ordinaria ideologia

Federico Tulli C’è un ottimo libro del professor Carlo Alberto Defanti, Soglie. Medicina e fine della vita (Bollati Boringhieri), in cui il neurologo che aveva in cura Eluana Englaro raccoglie le più recenti acquisizioni internazionali riguardo alla precisa distinzione fra coma, stato di minima coscienza e stato vegetativo persistente. È la risposta più concreta alla … Continua a leggere

Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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