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Creazionismo

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La scienza in fumo. Dalle ceneri di Napoli rispuntano i creazionisti

«L’educazione scientifica come primo obiettivo da abbattere» denuncia l’epistemologo Telmo Pievani su Nature. E sul Foglio c’è chi ha applaudito per il rogo della Città della scienza Federico Tulli, Babylon Post Il rogo che all’inizio di marzo ha distrutto la Città della scienza non è soltanto un colpo al cuore (e alla mente) della città … Continua a leggere

Una firma contro Roberto De Mattei al Cnr

«Le grandi catastrofi sono una voce paterna della bontà di Dio, che ci richiama al fine ultimo della nostra vita… Le catastrofi sono i giusti castighi di Dio». Così Roberto De Mattei, vicepresidente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), ha commentato lo tsunami in Giappone ai microfoni di Radio Maria durante la sua trasmissione “Radici … Continua a leggere

Fondi perduti

La ricerca sulle cellule staminali è finanziata da tutti i cittadini europei ma i risultati vanno a beneficio solo di alcuni di Luca Marini* Che la ricerca sulle cellule staminali embrionali risenta di orientamenti (e condizionamenti) politici emerge chiaramente dalla ricostruzione dell’intricata vicenda del finanziamento dei due più recenti Programmi-quadro (PQ) comunitari di ricerca scientifica … Continua a leggere

Evoluzionisti per natura

Checché ne dica l’astro nascente del creazionismo italiano, nonché vice presidente del Consiglio nazionale delle ricerche, lo storico del cristianesimo Roberto De Mattei, l’evoluzionismo non è «una tipica forma di letteratura fantastica», tanto meno vi sono «un evoluzionismo scientifico e uno filosofico che esistono ciascuno per l’appoggio dell’altro». La realtà (che lui nega) è che, … Continua a leggere

Il ritorno del crociato

I creazionisti di nuovo all’attacco di Darwin. A guidarli è sempre lui, il vicepresidente del Cnr, Roberto De Mattei di Federico Tulli Sbattuto fuori dalla porta nel 2004, il creazionismo all’italiana sta tentando di rientrare dalla finestra dei luoghi in cui si sviluppano la cultura e la scienza del nostro Paese. Fu in quell’anno che … Continua a leggere

Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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