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Astrofisica

Questo tag è associato a 12 articoli.

L’universo di Margherita Hack

di Federico Tulli left 45 – 16 novembre 2013 Passione per la ricerca, rifiuto dei dogmi, impegno civile e grande umanità. Così Pietro Greco ricorda la grande astrofisica. In un volume che inaugura una nuova collana de L’Asino d’oro dedicata alle donne di scienza e cultura La Costituzione, la cultura, l’istruzione, il lavoro, l’integrazione, il … Continua a leggere

Bosone di Higgs, intrigo internazionale

La macchina più grande del mondo per cercare la più piccola delle particelle. Il fisico Maiani: «Questa è una storia a lieto fine, io vi racconto perché si è conclusa con un successo» Federico Tulli, Left 17/2013 La scoperta annunciata dai ricercatori del Cern a luglio del 2012, in base alla quale il superacceleratore di … Continua a leggere

Il bosone del Cern è proprio quello di Higgs, la particella-dio ha un volto

Le conferme del Cern di Ginevra nel corso di Libri Come a Roma, con la spiegazione dei dati preliminari ottenuti grazie al superacceleratore di particelle Large hadron collider Federico Tulli, Babylon Post Le analisi delle tracce di una particella elementare scoperta l’estate scorsa nel Large Hadron Collider del Cern di Ginevra «indicano fortemente» che si … Continua a leggere

Margherita Hack: «Il bosone di Higgs? Io lo chiamo addirittura dio»

Il Cern di Ginevra conferma la teoria del modello standard che ipotizzava l’esistenza della “particella di dio”. Il commento della celebre astrofisica «Il bosone di Higgs esiste, finalmente sembra proprio che l’abbiano trovato». Margherita Hack commenta a Babylon Post la notizia che ha fatto il giro del mondo questa mattina a partire dal Cern di Ginevra: … Continua a leggere

Un cielo di rifiuti

Tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio una sonda russa senza controllo e imbottita di carburante precipiterà al suolo. Sono oramai migliaia i satelliti abbandonati e i rottami di missioni spaziali disintegrati nella collisione con l’atmosfera, che orbitano attorno alla Terra. Da anni le principali agenzie mondiali stanno studiando senza successo come procedere … Continua a leggere

Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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