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Aborto

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Pillola abortiva Ru486, miraggio all’italiana

Nel nostro Paese è quasi impossibile interrompere la gravidanza con il metodo farmacologico. A Roma la protesta del ginecologo Silvio Viale e dell’associazione Coscioni – – Una montagna di pillole abortive per rinfrescare la memoria al ministro Balduzzi e sensibilizzare l’opinione pubblica. Almeno duemila scatole vuote di Ru486 sono state consegnate al titolare della Salute … Continua a leggere

I guardiani della vagina

Paese che vai, integralismo religioso che trovi. In Turchia, durante un discorso pubblico, il premier conservatore di fede islamica, Recep Tayyip Erdogan, ha definito l’aborto un «omicidio» e si è scagliato anche contro il parto cesareo. «Il primo ministro deve smettere di comportarsi come se fosse il guardiano della vagina delle donne turche» ha subito … Continua a leggere

Fuoco (in)crociato sui consultori

Trasformare i consultori in tribunali morali, aprendo le porte al (cosiddetto) Movimento per la Vita. È cosa nota che lo smantellamento della legge 194/78 sull’aborto sia tra le priorità delle amministrazioni regionali di Piemonte e Lazio, guidate rispettivamente dal leghista Roberto Cota e da Renata Polverini eletta dopo un testa a testa con Emma Bonino … Continua a leggere

La sanità non è un affare privato

Come riportare il Servizio sanitario nazionale al centro del rapporto medico-paziente? Quale futuro per le prestazioni “pubbliche”? L’ obiezione di coscienza va eliminata dalla legge 194? Quale deve essere il ruolo dei consultori? Ecco come rispondono tre specialiste – Elisabetta Canitano, Anna Pompili e Mirella Parachini -, da sempre in prima linea a difendere il … Continua a leggere

Aborto, il papa contro chi applica la legge 194

Benedetto XVI alla Pontificia accademia per la vita: l’interruzione volontaria di gravidanza non è mai terapeutica, i medici non ingannino le donne. La replica di  Elisabetta Canitano, ginecologa e presidente dell’associazione Vita di donna: ipotesi del genere sono gravemente offensive per la nostra categoria Federico Tulli * Terra, il primo quotidiano ecologista Prima è toccato … Continua a leggere

Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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