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Garattini: L’omeopatia? Un bluff di Stato

omeopatia-bluff-800x600L’ omeopatia è “acqua fresca”? Silvio Grattini, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, ci spiega in un libro tutto quello che bisogna sapere sul tema.

di Federico Tulli

Potere della suggestione ma non solo. Pur essendo dimostrata l’inefficacia clinica dell’omeopatia e che l’inesistenza di effetti collaterali non è sinonimo di terapia efficace, la schiera dei suoi fautori non accenna a diminuire. Grazie a un ambiguo atteggiamento dello Stato e al sostegno di alcune università e di qualche Ordine dei medici, i “rimedi” omeopatici occupano oggi in Italia una nicchia del vivace mercato della salute niente affatto irrilevante. Complice anche il fatto che nella discussione pubblica si sono accumulati negli anni luoghi comuni, false convinzioni e fallacie logiche che rendono complicata una riflessione basata su argomentazioni scientifiche. «Per questo motivo – spiega a Left Silvio Garattini direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri (Irccs). Istituto farmacologico Mario Negri, – con alcuni colleghi abbiamo pensato di riportare il dibattito nell’alveo della scienza e della corretta divulgazione raccogliendo il nostro lavoro in un libro». Appena uscito per Sironi e curato da Garattini, “Acqua fresca? Tutto quello che bisogna sapere sull’omeopatia” contiene i contributi di alcuni tra i più noti ricercatori ricercatori dell’Irccs: Vittorio Bertelé, Giorgio Dobrilla, Emilio Benfenati, Luigi Cervo e Lorenzo Moja. Servendosi di tutti gli strumenti dell’indagine scientifica (dati sperimentali, informazioni, considerazioni di metodo e di merito, analisi della letteratura) il volume porta alla luce con un linguaggio semplice ed efficace l’infondatezza scientifica dell’omeopatia distinguendo l’opinione dall’ipotesi scientifica, l’efficacia dalla suggestione.

Il libro, che sarà presentato il 29 ottobre al Festival della Scienza di Genova, si rivolge prevalentemente alle persone dubbiose, racconta Garattini.

[L’articolo prosegue su Left.it]

Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con numerosi periodici, tra cui “Left”, il settimanale uruguayano “Brecha” e “Latinoamerica” la rivista fondata e diretta da Gianni Minà. Sul web scrive per “MicroMega” e “Globalist”, la prima syndication italiana di giornalisti professionisti, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica“Babylon Post”, è condirettore di “Cronache Laiche”. Cura da anni un blog, “Chiesa e pedofilia”, in cui sono raccolte notizie, inchieste e approfondimenti sui crimini pedofili nel clero cattolico. Con L’Asino d’oro edizioni ha pubblicato nel 2010 Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro, nel 2014 Chiesa e pedofilia, il caso italiano e nel 2015 Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos.

Discussione

Un pensiero su “Garattini: L’omeopatia? Un bluff di Stato

  1. Uhm. Il potente Garattini è la testa di ponte dell’Evidence Based Medicine di matrice americana, un approccio rigoroso, scientifico, che ha però anche il limite di escludere tutto ciò che rientra nel campo della relazione medico-paziente, le medicine alternative e quant’altro. L’omeopatia è fra queste cose. Da ex manager di multinazionale farmaceutica USA ho visto utilizzare l’EBM a scopi commerciali, forzare dati, forzare conclusioni, persuadere stuoli di medici con metodi rigorosissimi, scientifici, che servivano solo a vendere farmaci assai costosi, talora di discutibile necessità clinica. Da paziente, poi, ho sperimentato l’uso del’omeopatia con successo in una terapia dermatologica topica che aveva visto l’inefficiacia più totale di antibiotici scientificamente testati che mi hanno fatto finire al PS con colon ingrossato e disidratazione da dissenteria. Infine, trovo molto scorretto mettere nello stesso calderone, come fa Garattini, omeopatia, Stamina, Di Bella e ostilità ai vaccini. Ci sono molti bravi omeopati che, al contrario, integrano farmacologia tradizionale e omeopatia. Direi anzi che sono solo questi i “veri” omeopati, consapevoli non solo dei benefici ma anche dei limiti della terapia omeopatica, e dunque in prima linea nel rinunciare a trattare patologie gravi e life-threatening con farmaci omeopatici. Chiudo ricordando infine che, un tempo, tutto ciò si diceva per esempio anche dell’agopuntura, che oggi è riconosciuta come terapia assolutamente degna, meritoria ed efficace.

    Pubblicato da pacodettofranz | 20 ottobre 2015, 1:35 pm

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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