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Scienza

A caccia di vita extraterrestre. Prossima fermata: Giove

Giove appare nel cielo di Europa

Giove appare nel cielo di Europa

A ‪#‎BergamoScienza‬ si parla di vita extraterrestre. Per risolvere il quesito che da sempre appassiona l’essere umano, la Nasa e l’Esa non cercano più solo su Marte. Al via la caccia di microorganismi su tre lune di ‪#‎Giove‬, il più grande pianeta del Sistema solare. Su Left un’anteprima dell’evento di domenica 18 ottobre.

de Federico Tulli

«Non siamo soli nell’Universo, tuttavia penso che siamo destinati alla solitudine». Chiara e diretta come solo lei sapeva essere, Margherita Hack è spesso intervenuta sulla possibilità che esistano forme di vita alternative a quelle che popolano la Terra. «Credo del tutto probabile che ci siano altri mondi abitati – scriveva in C’è qualcuno là fuori? (Sperling & Kupfer), il suo ultimo libro pubblicato postumo nel 2013 -, credo anche che non avremo mai modo di incontrare un extraterrestre. Le distanze non ce lo permettono. Questo non vuol dire che dobbiamo rinunciare a cercare». E infatti l’uomo continua a cercare. Ma più che con la speranza (o il timore) di fare “incontri ravvicinati del terzo tipo”, insegue l’idea, apparentemente più concreta, che tracce di microrganismi e batteri possano spuntar fuori prima o poi da corpi celesti o pianeti relativamente vicini al nostro. In che modo? “Follow the water”: è la strategia principale adottata dalle grandi agenzie spaziali. Troviamo l’acqua e troveremo la vita.
Si parla di questo all’incontro dal titolo “Vita extraterrestre: dove, come, quando” a BergamoScienza 2015 (domenica 18 ottobre ore 9.30) al quale partecipano tra gli altri, Federico Tosi, planetologo dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e Barry Goldstein, ingegnere della Nasa, impegnati in due diverse missioni che hanno come obiettivo comune l’esplorazione del sistema di Giove: JUpiter ICy moons Explorer (Juice), la prima missione spaziale di questo tipo a guida europea (Esa), ed EuropaClipper dell’agenzia spaziale Usa. Left ha chiesto ai due esperti come si spiega questo improvvisa attenzione per il più grande pianeta del Sistema Solare. [L’articolo prosegue sul sito del settimanale Left]

Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con numerosi periodici, tra cui “Left”, il settimanale uruguayano “Brecha” e “Latinoamerica” la rivista fondata e diretta da Gianni Minà. Sul web scrive per “MicroMega” e “Globalist”, la prima syndication italiana di giornalisti professionisti, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica“Babylon Post”, è condirettore di “Cronache Laiche”. Cura da anni un blog, “Chiesa e pedofilia”, in cui sono raccolte notizie, inchieste e approfondimenti sui crimini pedofili nel clero cattolico. Con L’Asino d’oro edizioni ha pubblicato nel 2010 Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro, nel 2014 Chiesa e pedofilia, il caso italiano e nel 2015 Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos.

Discussione

Un pensiero su “A caccia di vita extraterrestre. Prossima fermata: Giove

  1. L’ha ribloggato su Pensiero libero 405.

    Pubblicato da Ernesto G. Ammerata | 17 ottobre 2015, 1:04 pm

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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