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Vaticano

Il massone di S. Pietro

APTOPIX VATICAN PALM SUNDAYDenaro, finanza e poteri occulti. L’altra faccia della Chiesa di papa Francesco nel nuovo libro inchiesta di Galeazzi e Pinotti

Federico Tulli, Left 27/2013

Scandali finanziari, rapporti con le cosche mafiose e sanguinarie dittature, pedofilia nel clero cattolico. Attraverso le crepe che si sono aperte nella Curia romana fuoriesce ormai da qualche anno un magma di informazioni, denunce, notizie e “vatileaks” che rischia di ridurre in un cumulo di macerie la reputazione dello Stato più ricco e potente del pianeta. Secondo una chiave di lettura molto in voga, l’intransigente gesuita Jorge Mario Bergoglio sarebbe stato chiamato a far da papa proprio perché considerato la persona più indicata per tentare di deviare o quanto meno arginare il flusso letale che minaccia il Vaticano. Dal 13 marzo, a partire dalla scelta del nome Francesco, non passa giorno in cui il suo pontificato non viene definito “di rottura col passato”. Arrivando a creare un nesso tra la sua pretesa di pulizia, invocata pubblicamente, e le azioni che la magistratura italiana sta portando avanti contro i traffici di denaro di dubbia provenienza che transitano nello Ior, l’Istituto opere per la religione, abitualmente definito la banca vaticana. Una tesi sostenuta dai principali media generalisti e da numerosi libri dedicati al successore di Ratzinger, sebbene sia noto che mai fino a oggi è partita da dentro le Mura Leonine una sola denuncia. Esattamente come prima del 13 marzo 2013.

cover_Vaticano massone (Piemme) di Ferruccio Pinotti e Giacomo Galeazzi è, in tal senso, un libro fuori dal coro. Immuni dall’infatuazione per Bergoglio i due giornalisti elaborano una lucida inchiesta che inquadra le odierne vicende vaticane da un punto di vista del tutto originale. Rivelando i legami tra Chiesa cattolica e massoneria, il più delle volte occulti e segreti, tribolati e controversi, ma pure tra alterne vicende, sempre solidi. Basandosi su documenti scottanti – compreso uno scambio epistolare inedito tra Santa Sede e Grande Oriente d’Italia (GOI) -, su interviste esclusive a personaggi come Licio Gelli ed Ettore Gotti Tedeschi e su scrupolose ricostruzioni, Pinotti e Galeazzi riannodano i fili degli intrecci tra Vaticano, massoneria, politica, mafia e finanza. Fino ai rapporti tra Chiesa, P2 e dittatura argentina. Tra i Gesuiti e la massoneria. Tra papa Francesco e i massoni.

Il libro solleva inquietanti quesiti. C’è chi sostiene che dietro l’abdicazione di Benedetto XVI e l’elezione di Francesco ci sia la mano delle logge. È davvero così? E ancora: davvero il nuovo papa, lambito da sospetti di “vicinanza” con la dittatura argentina a sua volta fortemente massonica, vuole rinnovare e ripulire l’istituzione che è stato chiamato a comandare?  «I legami tra Chiesa e logge non si limitano alle vicende che hanno coinvolto lo Ior, Calvi, Sindona o la P2» racconta a Left Ferruccio Pinotti. «È stato interessante scoprire il filo che risale al ‘700 quando lo Stato pontificio tentò di utilizzare la libera muratoria inglese per ricomporre lo scisma anglicano. Questo rapporto è proseguito sempre sotto traccia, anche tra scomuniche e bolle papali. Dovute al fatto che la massoneria era una antagonista sul piano della ricerca spirituale e di un certo tipo di ecumenismo di portata internazionale». Dunque anche a livello “culturale” le incompatibilità tra i due poteri sono solo presunte. «La massoneria inglese negava l’ingresso a chi si diceva ateo, era obbligatorio professare una fede. Chiesa cattolica e logge perseguono obiettivi che coincidono: dalla fratellanza, all’aiuto di chi è più svantaggiato. Nel nome di questi fini si sono verificate le derive criminali: dalla finanza sporca, al riciclaggio di denaro degli ambienti massonici attraverso lo Ior (Calvi e Sindona), agli affari immobiliari di Propaganda Fide». Dopo una crisi a cavallo tra XIX e XX secolo i rapporti tra le due “agenzie” sono tornati a intensificarsi. «È noto il ruolo dei Rothschild (massoni ed ebrei) nella gestione della finanza vaticana. E risalgono al secondo dopo guerra i confronti teologici tra i gesuiti e la massoneria austriaca e tedesca». Ci sono poi episodi inequivocabili: papa Montini dette un’onorificenza a Licio Gelli ed ebbe numerosi rapporti con lui già quando era arcivescovo di Milano; alcuni anni dopo, l’ex gran maestro del GOI, Virgilio Gaito, e il cardinale Oddi scrivono una lettera a Giovanni Paolo II in cui si chiede una pacificazione definitiva. Senza contare i prelati che anche oggi parlano dell’esistenza di logge all’interno del Vaticano e di rapporti di tipo massonico.

«Con Galeazzi – spiega Pinotti – abbiamo voluto verificare la consistenza di queste voci e cercare di capire il ruolo di certi rapporti nei Vatileaks e nel Conclave che ha eletto papa Francesco». Importanti gesuiti, come emerge dal libro, hanno sempre intessuto un dialogo molto aperto con i massoni, facendo dichiarazioni esplicite di vicinanza a questo mondo. «La figura di Bergoglio è difficile da decifrare. Lui è un gesuita particolare, lontanissimo dalla teologia della liberazione e con una visione populistica di destra che emerge dal suo plateale rifiuto dei simboli del potere temporale della Chiesa. I suoi rapporti con la dittatura militare argentina, la cui giunta era composta da cattolici iscritti alla P2, sono documentati». È questo l’ambiente da cui viene Bergoglio e per questo motivo la sua nomina sembra frutto di un patto che segna un’epoca nuova. Secondo Pinotti «il pendolo della storia vaticana si è spostato e certi potentati tra cui Cl e Opus Dei sono entrati un un cono d’ombra».  I gesuiti sono stati “commissariati” da Wojtyla negli anni 80. Ora hanno la possibilità di ristrutturare la Curia e di prendere in mano dossier come quelli dello Ior e dell’Apsa (Amministrazione del patrimonio della sede apostolica) che hanno originato l’arresto di monsignor Nunzio Scarano ed evidenziato il coinvolgimento dei servizi segreti italiani in un traffico di denaro tra la Svizzera e l’Italia. «Bergoglio può fare piazza pulita dei prelati che come Scarano usano lo Ior e l’Apsa per fare i loro affari o favorire quelli degli amici. Il suo potere gli consente, sulla carta, di bloccare il transito di politici, finanzieri, banchieri e grandi ricchi che tramite lo Ior portano milioni fuori dall’Italia oppure fanno rientrare capitali frutto di evasione fiscale». Ma l’unico modo consiste nel rivoluzionare tutta la struttura dello Ior che oggi è un ibrido, sfugge a tutti i controlli e si pone al di sopra delle leggi internazionali, come afferma Gotti Tedeschi nell’intervista a fine libro. «Quando Bergoglio dice che non è necessario per forza avere una banca sembra voler segnare una discontinuità con Wojtyla e Ratzinger che hanno lasciato lo Ior al suo destino trasformandolo in terreno di scontro tra bande. Ma bisogna vedere se avrà il sostegno interno al Vaticano, indispensabile per cambiare le cose, perché si trova a fronteggiare una Curia piena di poteri». In questo non lo ha aiutato Ratzinger quando poco prima di abdicare ha affidato la guida dello Ior al cavaliere di Malta, Ernst von Freyberg. «I cavalieri sono tra i gruppi che si contendono potere e finanze vaticane. La scelta di Benedetto XVI tendeva a porre un’ipoteca sulla guida dello Ior. Mentre anche alla luce dello scandalo che ha coinvolto Gotti Tedeschi, nel quale rientrano le dimissioni di Cipriani e Tulli (dg dello Ior e suo vice), sarebbe stata logica una nomina di Bergoglio». Pinotti ritiene che la chiave per capire qual è il vero volto di papa Francesco sarà la nomina del successore di Bertone al ministero degli Esteri. «Bergoglio ha un’opportunità importante. Bisogna vedere se alla fine sceglierà di essere l’espressione di un patto che mira a mantenere lo status quo oppure se avrà la forza di cambiare davvero le cose. Un segnale forte verrà dal nome del segretario di Stato vaticano: ci dirà subito se lui intende praticare un’azione di rinnovamento profondo della Chiesa oppure no».

PARADISO IOR DEF_Layout 1 copia 30Il paradiso degli affari sporchi

«Abbiamo una centrale di riciclaggio di denaro sporco nel cuore dell’Europa». Nel 2001 quando il radicale Maurizio Turco era parlamentare a Bruxelles denunciò la vera natura dello Ior, l’Istituto opere per la religione. «Fu una frase “forte” ma non provocò reazioni di sdegno – racconta a Left – come se tutti sapessero che in effetti era così». Nasceva allora con poche ma significative prove in mano l’idea di indagare a fondo su questa banca anomala fondata durante il fascismo per gestire l’immane patrimonio liquido regalato da Mussolini al “neonato” Stato vaticano nell’ambito dei Patti lateranensi. Dopo 12 anni l’inchiesta è divenuta un libro che per la prima volta ricostruisce, “carte alla mano”, l’intera storia dello Ior fino agli ultimi scandali che hanno travolto il Monte Paschi. Paradiso Ior (Castelvecchi Rx) firmato da Turco, Carlo Pontesilli e Gabriele Di Battista racconta storie di crimini conosciuti e non alle cronache e in aperto contrasto con l’immagine pubblica che i gerarchi del Vaticano vogliono attribuire alla Chiesa. «Lo Ior è come quelle cassette di frutta che ti vendono per strada: uno strato di mele buone copre chili e chili di marciume. Per questo va chiuso» osserva Turco. «Cosa se ne fa una confessione religiosa di un Istituto imbottito di miliardi? Deve forse competere con i corleonesi e la camorra? Ancora non si capisce fino a che punto Bergoglio può arrivare. Ma a prescindere da quello che vuole fare mi chiedo: se gli portano i nomi di chi ha il conto allo Ior senza averne il titolo perché laico, oppure gli mostrano il conto di un religioso che muove milioni, se la sente di renderli pubblici? L’operazione di pulizia arriverà fino a quel punto?». ft

Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con numerosi periodici, tra cui “Left”, il settimanale uruguayano “Brecha” e “Latinoamerica” la rivista fondata e diretta da Gianni Minà. Sul web scrive per “MicroMega” e “Globalist”, la prima syndication italiana di giornalisti professionisti, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica“Babylon Post”, è condirettore di “Cronache Laiche”. Cura da anni un blog, “Chiesa e pedofilia”, in cui sono raccolte notizie, inchieste e approfondimenti sui crimini pedofili nel clero cattolico. Con L’Asino d’oro edizioni ha pubblicato nel 2010 Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro, nel 2014 Chiesa e pedofilia, il caso italiano e nel 2015 Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos.

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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