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Salute

Staminali, il j’accuse di Nature: false promesse in Vaticalia

stemCaso Stamina. Secondo la rivista scientifica, il Vaticano e il parlamento italiano «sfruttano malati terminali e disabili per creare false speranze di rapida guarigione» mediante le staminali

Federico Tulli, Cronache Laiche

Il Vaticano e il parlamento italiano «sfruttano malati terminali e disabili per creare false speranze di una rapida guarigione». L’accusa senza mezzi termini è scritta nero su bianco in un editoriale pubblicato su Nature. La rivista scientifica chiama in causa sia il secondo meeting internazionale sulle staminali adulte che si è tenuto in Vaticano lo scorso 11 aprile sia le decisioni prese dal Senato in seguito al decreto Balduzzi che autorizza il cosiddetto metodo Stamina.
L’articolo, intitolato Smoke and mirrors (Fumo e specchi), attacca il convegno della Santa Sede, giudicato un «palcoscenico senza vergogna dove bimbi malati sono stati mostrati in televisione insieme a aziende impegnate nelle staminali e scienziati disperati, per veicolare il messaggio che le applicazioni cliniche delle terapie a base di staminali adulte vanno accelerate».
Etica “vaticana” a parte, giova ricordare che fino a oggi le sole patologie trattate con successo col trapianto di cellule staminali sono varie malattie del sangue, una forma rara di malattia genetica della cute, le ustioni della cute e della cornea. Ed è pur vero che lo studio sulle cellule staminali ha valso al giapponese Shynia Yamanaka il Nobel per la medicina nel 2012, ma per capire a che punto è lo stato dei lavori ecco le parole di Elena Cattaneo, direttrice del Centro ricerche sulle cellule staminali dell’università degli studi di Milano: «Yamanaka è riuscito nel 2006 a riprogrammare le staminali adulte di topo fino a farle diventare pluripotenti (le cosiddette Ips: staminali pluripotenti indotte), rendendole simili in questo modo alle preziose caratteristiche delle cellule embrionali (totipotenti) che come è noto essendo indifferenziate sono in grado di dar “vita” a qualsiasi tessuto. In questo modo – prosegue Cattaneo – ha aperto la finestra su un mondo sconosciuto e affascinante ma è presto per pensare a una strategia terapeutica derivante dalla sua scoperta. Notevolmente più realistica è l’idea di impiegare la sua riprogrammazione per produrre modelli di malattia che siano paziente-specifici. Modelli cioè fatti su misura di un singolo malato sulla base di un prelievo autologo di cellule adulte». Secondo la scienziata, al punto in cui siamo è pericoloso e improduttivo concentrarsi su un filone di ricerca a scapito di un altro. «Questa volontà di riportare le cellule adulte allo stadio di staminali embrionali – sottolinea – ci fa anche capire bene l’importanza scientifica di disporre di staminali embrionali. Le staminali embrionali sono infatti fenomenali perché pluripotenti e quindi da esse si ottengono tutte le cellule specializzate del nostro organismo. Da queste cellule otteniamo neuroni che altrimenti non riusciremmo a “creare” da nessun’altra staminale. Oltre alle staminali embrionali “vere”, derivate dalle blastocisti sovrannumerarie, grazie al lavoro di Yamanaka disponiamo ora anche di una staminale embrionale “surrogata”, artificiale, che possiamo ottenere partendo dalla nostra pelle adulta. Si tratta di una scoperta che ha rivoluzionato la biologia e che potrebbe fare molto anche dal punto di vista farmacologico e medico. Si tratta di ipotesi che vanno perseguite e dimostrate. Ecco perché è importante continuare a lavorare in parallelo, con staminali embrionali vere e con le nuove embrionali surrogate, confrontandone limiti e potenzialità».

Proseguendo nella lettura dell’editoriale di Nature, la stessa indignazione è riservata a «ciò che succedeva a un chilometro dal convegno» della Santa Sede, e cioè all’approvazione del metodo Stamina da parte del Senato con il via libera al decreto del ministro della Salute, Balduzzi. In particolare è finito nel mirino un emendamento che equipara le cure con le staminali ai trapianti, che pone l’Italia «fuori dalle regole dell’Unione Europea e della Food and drug administration statunitense».
«Poche settimane dopo la fumata bianca che in Vaticano ha annunciato l’elezione del nuovo Papa – si legge nell’editoriale, che non è firmato – una cappa ancora più cupa incombe sulla Città eterna. Una nebbia di confusione e di informazioni fuorvianti in materia di terapie a base di cellule staminali». La rivista sottolinea come la ricerca sia ancora lontana dall’aver trovato le cure: «Le staminali aiuteranno a trovare le terapie per molte malattie incurabili – conclude l’articolo – ma ancora siamo ben lontani da questo punto, qualunque cosa dicano i segnali di fumo» che escono dai tetti della Santa Sede.
Nel 2009 un’inchiesta della procura di Torino, guidata da Raffaele Guariniello, scandagliò l’attivita di Stamina foundation, fondazione che in teoria si occupa di promuovere la ricerca sulle cellule staminali. Ma che secondo quanto rilevato all’epoca da fonti d’agenzia avrebbe praticato anche “cure” senza alcuna autorizzazione dell’Agenzia italiana del farmaco e molto costose. Si parlò di cifre che andavano da 25 a 50 mila euro a paziente per trattamenti a base di cellule staminali adulte eseguiti a Carmagnola, San Marino, Trieste e in Ucraina. Secondo un’inchiesta condotta all’epoca dal quoitidiano La Stampa le “pratiche” andavano avanti dal 2007 e «tutto quello che è successo nelle stanze di via Giolitti (sede della Stamina foundation, ndr) e in una clinica di riferimento a Carmagnola è finito al centro degli accertamenti dei carabinieri del Nas». L’inchiesta prese spunto da un esposto dettagliato di un ex dipendente che avrebbe visto passare per mesi, negli uffici di una società» (il cui titolare era il presidente della Fondazione) «pazienti gravi pronti a pagare 27 mila euro per tentare un trattamento con le staminali». Agli atti sono finite decine di fatture per le terapie, «ufficialmente registrate come donazioni per la ricerca sulle staminali». Dove sono stati trattati e con quali risultati i pazienti che si sono rivolti alla Stamina foundation, si chiese il quotidiano torinese? Domande cruciali, visto che la legge italiana vieta il ricorso alle staminali al di fuori dei protocolli sperimentali riconosciuti. Anzi, per meglio dire, vietava. Perché ora con il decreto Balduzzi è stata creata una deroga ad hoc.

Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con numerosi periodici, tra cui “Left”, il settimanale uruguayano “Brecha” e “Latinoamerica” la rivista fondata e diretta da Gianni Minà. Sul web scrive per “MicroMega” e “Globalist”, la prima syndication italiana di giornalisti professionisti, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica“Babylon Post”, è condirettore di “Cronache Laiche”. Cura da anni un blog, “Chiesa e pedofilia”, in cui sono raccolte notizie, inchieste e approfondimenti sui crimini pedofili nel clero cattolico. Con L’Asino d’oro edizioni ha pubblicato nel 2010 Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro, nel 2014 Chiesa e pedofilia, il caso italiano e nel 2015 Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos.

Discussione

2 pensieri su “Staminali, il j’accuse di Nature: false promesse in Vaticalia

  1. L’ha ribloggato su alessandrapeluso.

    Pubblicato da alepeluso | 28 luglio 2013, 9:16 pm

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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