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Società

Cronache di ordinaria discriminazione: scuola dell’obbligo preclusa agli immigrati

ImmagineIl Progetto Melting Pot Europa diffida il ministero dell’Istruzione e affinché modifichi il sistema di iscrizione online, inaccessibile a chi non ha il codice fiscale

Federico Tulli, Cronache Laiche

Dal 2013 l’iscrizione alle scuole elementari è permessa solo online collegandosi al sito del ministero Istruzione università e ricerca (Miur). E se questa innovazione potrebbe causare dei problemi alle persone che non sono abituate a usare internet, o che non hanno un computer o una connessione – anche se le scuole garantiscono l’assistenza alla compilazione delle iscrizioni -, per altre potrebbe rappresentare un vero ostacolo all’iscrizione dei propri figli. È il caso dei cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale, privi di permesso di soggiorno. Per costoro il disservizio provocato dalla difficoltà di collegarsi su internet rappresenta l’ultimo dei problemi. All’interno del modulo di iscrizione online, viene infatti richiesto obbligatoriamente il codice fiscale: un elemento che esclude tutte le persone prive di documento, e che di fatto si scontra con il diritto-dovere all’istruzione, come denunciato da alcuni insegnanti all’organizzazione Melting Pot Europa da anni impegnata nello sviluppo di progetti per la promozione dei diritti di cittadinanza progetti.

Sarebbe inutile ricordare che la scuola elementare (scuola primaria) è scuola dell’obbligo, se non fosse che al Ministero qualcuno se ne è dimenticato. Tale situazione, come evidenziato dagli esperti sul sito meltingpot.org, rappresenta una violazione dell’articolo 38 del Testo unico immigrazione, che sancisce l’obbligo scolastico per i minori stranieri, e dell’articolo 45 del Regolamento di attuazione, dove viene chiarito il diritto dell’istruzione del minore straniero indipendentemente dalla regolarità della posizione sul soggiorno dei genitori. In particolare, «l’articolo 38 del Testo Unico immigrazione è assolutamente lapidario», spiegano da Melting Pot: «I minori stranieri presenti sul territorio sono soggetti all’obbligo scolastico». E invece «la mancanza del codice fiscale per i genitori stranieri privi di permesso di soggiorno che vogliano iscrivere i loro figli a scuola risulta quindi un ostacolo inaggirabile per procedere all’iscrizione. L’Agenzia delle entrate, per il rilascio del codice fiscale, richiede comunque l’esibizione del visto di ingresso o del permesso di soggiorno e a poco serve la soluzione “fai da te” di chi cerca di generare il codice fiscale autonomamente. Nulla di ufficiale. In buona sostanza il sistema predisposto dal Ministero preclude l’esercizio dell’obbligo/diritto di frequenza alle scuole elementari». Per queste ragioni, il Progetto Melting Pot Europa ha indirizzato una diffida al Miur, affinché modifichi immediatamente il sistema e dia indicazioni chiare per garantire il diritto all’istruzione a tutti i minori, a prescindere dalla posizione dei loro genitori. Staremo a vedere.

Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con numerosi periodici, tra cui “Left”, il settimanale uruguayano “Brecha” e “Latinoamerica” la rivista fondata e diretta da Gianni Minà. Sul web scrive per “MicroMega” e “Globalist”, la prima syndication italiana di giornalisti professionisti, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica“Babylon Post”, è condirettore di “Cronache Laiche”. Cura da anni un blog, “Chiesa e pedofilia”, in cui sono raccolte notizie, inchieste e approfondimenti sui crimini pedofili nel clero cattolico. Con L’Asino d’oro edizioni ha pubblicato nel 2010 Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro, nel 2014 Chiesa e pedofilia, il caso italiano e nel 2015 Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos.

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
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