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Ricerca scientifica

Nobel a Yamanaka, quale futuro per la medicina rigenerativa?

Riprogrammando le staminali adulte lo scienziato giapponese è divenuto l’idolo dei fautori delle cosiddette cellule “etiche”. Ma lui stesso sostiene che senza il confronto con le embrionali è impossibile progredire nella ricerca.

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Pensando al salto di paradigma di cui ha potuto beneficiare la medicina rigenerativa grazie alle intuizioni e alle scoperte di John B. Gurdon e di Shinya Yamanaka non si può non applaudire alla loro vittoria del Nobel 2012 per la Fisiologia e la Medicina. Un premio in comune ma che affonda le proprie radici in percorsi differenti. Mentre di Gurdon, che ha 78 anni è britannico e dirige a Cambridge un istituto che porta il suo nome, si può dire che sia un pioniere del campo avendo scoperto nel 1962 che una cellula adulta può «perdere la sua identità» ed essere riprogrammata per specializzarsi in un tipo di cellula completamente diverso, il giapponese Shinya Yamanaka fa parte della schiera dei giovani e rivoluzionari ricercatori capaci di continuare a produrre nuove scoperte pur lavorando negli Stati Uniti dell’era Bush, caratterizzata dall’embargo sui fondi pubblici alla ricerca nel campo delle staminali. Non è azzardato sostenere che Yamanaka ottenne i suoi fondamentali risultati all’Istituto Gladstone di San Francisco proprio per aggirare il veto ideologico imposto da Bush jr. sugli studi relativi alle cellule embrionali. Nel 2007 per la prima volta riuscì infatti a riprogrammare cellule staminali adulte di topo fino a farle diventare pluripotenti (le cosiddette Ips: staminali pluripotenti indotte), rendendole simili in questo modo alle preziose caratteristiche delle cellule embrionali (totipotenti) che come è noto essendo indifferenziate sono in grado di dar “vita” a qualsiasi tessuto.

In pratica, spiega a Cronache Laiche Elena Cattaneo, direttrice del Centro ricerche sulle cellule staminali dell’università degli studi di Milano, Yamanaka ha modificato geneticamente cellule della pelle facendole tornare indietro allo stadio di staminali embrionali umane: «Pur essendo un processo artificiale è anche esso un metodo di sfondamento che ha rivoluzionato la biologia. Noi pensavamo che il Dna della pelle fosse impacchettato in un modo impossibile da “aggredire” e invece scopriamo che è assolutamente plastico. È “bastato” inserire quattro geni per spingerlo a modificarsi e a tornare indietro nel tempo. Quindi anzitutto è interessantissimo studiare come fa il Dna a essere plastico. Poi, ovviamente, nel tempo tale ricerca potrà avere delle ripercussioni anche in ambito clinico». Come è normale in questi casi, un risultato di tale portata fu accolto già nel 2007 con immediato entusiasmo da tutto il mondo accademico internazionale. Senza alcuna distinzione tra chi si occupava delle staminali embrionali e chi invece approfondiva la conoscenza delle cellule adulte, tutti gli scienziati pensarono a una svolta storica. Studi del genere, come dimostra la data della prima scoperta di Gurdon, sono sempre andati avanti col freno a mano tirato per via di inutili difficoltà create dalle istituzioni politiche a qualsiasi latitudine. In epoca recente, sempre negli Usa – Paese trainante per tutto il sistema – si è dovuto fare i conti con alcune sentenze della Corte federale che hanno impedito alla più progressista amministrazione Obama di annullare l’effetto devastante dei divieti imposti da Bush. Ma pure l’Europa non è stata da meno. Nel 2011 una sentenza della Corte di giustizia europea ha vietato di brevettare medicinali ricavati da cellule staminali embrionali umane derivate (anni fa) da blastocisti in sovrannumero.

Inutile dire che al di qua dell’Atlantico, come del resto al di là, in tutte queste decisioni c’è lo zampino delle lobby cattoliche che sulla scia di motivi puramente ideologici e antiscientifici – laddove definiscono l’embrione persona umana – hanno favorito e sostenuto l’azione di finanziamento pubblico ai centri e agli scienziati che lavorano esclusivamente sulle staminali adulte. Il caso più eclatante riguarda l’Italia. Nel 2009 l’allora ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha negato ai progetti di studio sulle embrionali l’accesso all’ultimo bando pubblico relativo a questo filone di ricerca, emesso dal governo Berlusconi. Sebbene nessuna legge italiana vieti la ricerca con le embrionali, il bando è stato aperto solo a chi lavorava sulle staminali adulte. Un’esclusione “preventiva” che non ha alcuna ragione plausibile. Non solo perché quella sulle embrionali è una ricerca ancora agli inizi e questo è un buon motivo per farla, non per bloccarla. Il veto infatti rischia di vanificare – almeno nel nostro Paese – l’importanza dei risultati che a Yamanaka hanno valso il Nobel. E’ impensabile lavorare sulle “sue” cellule riprogrammate senza poter fare tranquillamente una comparazione con le “originali” che si intende riprodurre. Non a caso anche lui sostiene da sempre la necessità inderogabile di mettere a confronto le caratteristiche dei due tipi di cellule.

E questo – rimanendo all’oggi – rende inspiegabile anche l’esultanza per il Nobel, da parte di coloro che definiscono “etiche” le cellule dello scienziato giapponese. Tanto per fare alcuni nomi tra tutti: l’associazione Scienza&Vita e il quotidiano dei vescovi l’Avvenire. Che ignorano o, peggio, fanno finta di non sapere che ad esempio è solo grazie alle staminali embrionali che oggi si sa come produrre cellule specializzate del cuore e neuroni come nessun’altra cellula staminale sa fare. Tanta conoscenza acquisita nel campo della medicina rigenerativa, che serve per avvicinarsi sempre più alla cura dei tessuti e degli organi umani affetti dalle più gravi malattie. E che solo l’interazione tra i due filoni di ricerca (embrionali/adulte) può accelerare e rendere più efficace. Senza contare che la strada per una sperimentazione e un impiego sull’uomo dei risultati ottenuti in laboratorio sui topi da Yamanaka è ancora lunga e difficile. Le cellule riprogrammate non sono ancora del tutto equivalenti a quelle embrionali. E non è chiaro se questo sia un bene o un male. Inoltre diversamente dalle cellule di topo, la riprogrammazione da cellule umane è ancora difficile e raramente si ottiene un risultato di qualità equivalente alle embrionali. Dunque, Yamanaka ha aperto la finestra su un mondo sconosciuto e affascinante ma è presto per pensare a una strategia terapeutica derivante dalla sua scoperta. Notevolmente più realistica è l’idea di impiegare la sua riprogrammazione per produrre modelli di malattia che siano paziente-specifici. Modelli cioè fatti su misura di un singolo malato sulla base di un prelievo autologo di cellule adulte. Pertanto, al contrario di quanto sostenuto dall’Avvenire addirittura nel 2005 – durante la campagna di boicottaggio del referendum contro la legge 40 sulla fecondazione assistita – non c’è traccia oggi (nel mondo) di prove scientifiche dei «benefici per 58 malattie ottenuti da staminali adulte». Le uniche trattate con successo col trapianto di cellule staminali sono varie malattie del sangue, una forma rara di malattia genetica della cute, le ustioni della cute e della cornea. Come ricorda Giulio Cossu, oggi docente allo dell’University college di Londra e già direttore dell’Istituto cellule staminali al San Raffaele di Milano, «per molte altre malattie genetiche la sperimentazione pre clinica sta dando risultati promettenti ma serve tempo prima che si arrivi a una sperimentazione clinica nelle condizioni migliori per ottenere risultati positivi e ridurre al minimo i rischi connessi a una terapia del tutto nuova».

 

Federico Tulli su Cronache Laiche

Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con numerosi periodici, tra cui “Left”, il settimanale uruguayano “Brecha” e “Latinoamerica” la rivista fondata e diretta da Gianni Minà. Sul web scrive per “MicroMega” e “Globalist”, la prima syndication italiana di giornalisti professionisti, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica“Babylon Post”, è condirettore di “Cronache Laiche”. Cura da anni un blog, “Chiesa e pedofilia”, in cui sono raccolte notizie, inchieste e approfondimenti sui crimini pedofili nel clero cattolico. Con L’Asino d’oro edizioni ha pubblicato nel 2010 Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro, nel 2014 Chiesa e pedofilia, il caso italiano e nel 2015 Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos.

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