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Economia canaglia, Società

Una (diversa) via d’uscita dalla crisi

Un saggio di estrema attualità recupera il pensiero di Riccardo Lombardi. In tempi non sospetti prospettò la sfaldatura socio-culturale-economica dei Paesi a trazione neo liberista. Il volume sarà presentato questa sera a “Piazza bella piazza” la festa della CGIL di Roma e del Lazio

Federico Tulli, Cronache Laiche

Un libro che recupera una delle migliori proposte economiche della sinistra italiana, per la sua essenza laica, originalità e autonomia, e che contiene autorevoli contributi a partire da quello di Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo, sintetizzato il 26 agosto dall’Unità con il titolo: “Non possiamo non dirci anticapitalisti”. Un testo che si inserisce a pieno titolo nella ricerca e costruzione del “pensiero nuovo” indispensabile per chi si oppone alle destre e si propone di vincere, da sinistra, la sfida politica, economica e culturale in Italia e in Europa.

Diversamente ricchi è il secondo libro del giornalista e scrittore Carlo Patrignani, che ruota intorno alla figura di Riccardo Lombardi. Nel primo, Lombardi e il Fenicottero, l’autore traccia un ritratto dell’uomo Lombardi (il fenicottero è la sua compagna di una vita, Ena Viatto) e riporta alla memoria collettiva l’immagine di un politico atipico per coerenza e lungimiranza, ed eretico in quanto portatore di un’idea politica opposta a quella che – anche oggi accade – si riduce a mera gestione del potere e che è imperniata su logiche opportunistiche. Forte di questa idea che mette la persona e l’interesse pubblico al centro dell’azione politica, Lombardi, partigiano “azionista” durante la Resistenza, – pur facendo sempre parte dei vertici del Psi, ma accettando raramente incarichi di governo o ruoli pubblici di spicco – ha potuto attraversare a testa alta il secondo Novecento fungendo da faro per intere generazioni di giovani, ma anche per il mondo studentesco e operaio, che credevano nella Politica con la p maiuscola e nella possibilità di vivere in una società migliore e più equa. Da giornalista di razza e persona sensibile, Patrignani ha saputo ricostruire la vicenda umana e politica di Lombardi, riportando alla luce documenti, testimonianze e interventi, concatenandoli a fatti e situazioni inspiegabilmente – col senno di poi – destinati all’oblio. Restituendo alla conoscenza di tutti noi l’immagine di un uomo il cui pensiero e la cui prassi sono ancora oggi attualissimi perché in grado di delineare un’alternativa che non sia “lacrime e sangue”, alla soluzione della odierna crisi economica e sociale.

E qui – possiamo dire – c’è il passaggio del testimone al secondo libro. Con Diversamente ricchi, infatti, Patrignani attualizza il pensiero di Lombardi evidenziandone non solo la coerenza e l’autonomia quanto l’inusitata capacità d’intuizione, fornendo le chiavi per decifrare quello che sembra un intricatissimo giallo nel quale l’assassino e l’investigatore sono la stessa persona. Vale a dire la crisi economica di oggi provocata dalle banche e dai banchieri, la cui soluzione è affidata… alle banche e ai banchieri (con i soldi dei contribuenti).

Ma Diversamente ricchi non si presenta solo come un’analisi profonda della cosiddetta utopia socialista lombardiana, quanto pure come l’elaborazione di un progetto culturale che da questa utopia prende le mosse, per costruire un modello di società diverso da quello imposto dal capitalismo finanziario e dal neoliberismo. In particolare Patrignani riprende, approfondisce e sviluppa l’idea di «una società più ricca perché diversamente ricca» – frase che Lombardi pronunciò 45 anni fa – facendo il nesso con la distinzione mai fatta a sinistra – nota l’autore – tra bisogni ed esigenze. Cioè tra ciò che è indispensabile per sopravvivere (casa, salute, istruzione, lavoro) e ciò che occorre a ciascuno di noi per realizzare la propria identità, idea elaborata e proposta dallo psichiatra Massimo Fagioli. Un altro eretico, viene da dire. Il risultato è la proposta di un modello di società diverso da quello che bene che vada garantisce solo alcuni dei bisogni primari e fonda il proprio valore sul rapporto tra deficit pubblico e prodotto interno lordo, sullo spread e quant’altro. Da quello, insomma, che i vertici dei più importanti Paesi europei – Italia compresa – ritengono e impongono come l’unico modello possibile. Dove, come scrive Patrignani, un ristrettissimo nucleo di banche d’investimento – tra le quali Goldman Sachs, Morgan Stanley, Merrill Lynch – e un’oligarchia di compagnie d’assicurazione e finanziarie decidono sul destino delle Borse e sulla vita delle singole persone, senza aver avuto alcun mandato politico.

A partire da questo, l’autore avvalendosi del contributo di illustri economisti, politici, sindacalisti e di originali pensatori italiani e stranieri (Bruno Amoroso, Susanna Camusso, Riccardo Cappellin, Guglielmo Epifani, Stefano Fassina, Paolo Leon, Shayn Mccallum, Gianni Pittella, AlessanDiversamente ricchio Roncaglia, Giorgio Ruffolo, Martin Schulz, Catherine Trautmann), riprende l’idea di Lombardi e la mette a confronto con con lo scenario economico attuale dominato dalla finanza che condiziona le scelte dei governi. Un’idea forte, non solo perché è l’unica sopravvissuta al crollo del comunismo e alla crisi d’identità della socialdemocrazia. Il socialismo eretico del paradigma lombardiano di una società più ricca perché diversamente ricca trae la sua forza dall’incompatibilità con il capitalismo e con il neoliberismo – divenuti troppo costosi per l’umanità intera e perciò da riformare radicalmente, scrive Patrignani -, dal momento che entrambi prescindono dall’interesse per la società e le persone che la compongono.

Ma anche un’idea profondamente laica dello Stato e quindi della politica e del rapporto che questa deve mantenere con i cittadini e nei confronti delle loro scelte personali. Con il “trionfo” del compromesso storico, questa sua coerenza di pensiero con la spina dorsale della Costituzione (“la laicità è un principio fondante dello Stato italiano” ha ribadito almeno tre volte con altrettante sentenze la Corte costituzionale) gli costò l'”emarginazione” anche all’interno del partito impegnato nella scalata al potere. Questa coerenza aveva radici profonde. Un grande rammarico di Lombardi, mai taciuto, fu la mancata rivoluzione democratica e liberale nel passaggio dal ventennio fascista alla Repubblica, quando alla Costituente fu tolto il compito di legiferare, cioè di intervenire per riformare, quando all’epurazione si preferì l’amnistia, quando ancora i Patti lateranensi firmati da Mussolini finirono nella Costituzione all’articolo 7. Quei Patti che un anno dopo la morte di Lombardi furono rinvigoriti da Bettino Craxi. Era il 1985, il resto è storia recente. Ma anche cronaca attuale.
Diversamente ricchi sarà presentato l’11 settembre (ore 21:00) a “Piazza bella piazza” la festa della CGIL di Roma e del Lazio. Con l’autore intervengono Bruno Amoroso, economista della scuola di Federico Caffè e professore emerito all’università di Roskilde in Danimarca, e Gianluca Santilli, responsabile comunicazione Pd Roma. Conduce Francesco Dellagiovanpaola, giornalista di Roma Uno Tv

Diversamente ricchi. Via d’uscita da un modello di società creato dal neocapitalismo finanziario a cura di Carlo Patrignani
Prezzo 17,50 euro 192 pp.
Castelvecchi editore – collana RX – 2012

Lombardi e il fenicottero di Carlo Patrignani
18 euro 220 pp.
L’Asino d’Oro editore – collana Saggi – 2010

Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con numerosi periodici, tra cui “Left”, il settimanale uruguayano “Brecha” e “Latinoamerica” la rivista fondata e diretta da Gianni Minà. Sul web scrive per “MicroMega” e “Globalist”, la prima syndication italiana di giornalisti professionisti, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica“Babylon Post”, è condirettore di “Cronache Laiche”. Cura da anni un blog, “Chiesa e pedofilia”, in cui sono raccolte notizie, inchieste e approfondimenti sui crimini pedofili nel clero cattolico. Con L’Asino d’oro edizioni ha pubblicato nel 2010 Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro, nel 2014 Chiesa e pedofilia, il caso italiano e nel 2015 Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos.

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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