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Salute

Legge 40, ecco i nuovi scenari dopo la sentenza di Strasburgo

Il parere di Gianni Baldini, docente di Biodiritto: letale per la norma l’incoerenza con la legge 194/78 evidenziata dalla Corte europea; presto nuovi ricorsi alla Corte costituzionale

Federico Tulli su Cronache Laiche

«È la prima volta in assoluto che la legge 40 viene espressamente censurata per contrasto con la legge 194. Un elemento che merita di essere sottolineato anche perché la legge sull’aborto è sì norma ordinaria ma a “contenuto costituzionalmente necessario oltre che vincolato”». L’avvocato Gianni Baldini commenta così la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) che a 24 ore di distanza è ancora fonte di numerose polemiche e di interventi autorevoli pro e contro il dispositivo. I giudici di Strasburgo hanno infatti sottolineato, senza lasciare adito a dubbi, «l’incoerenza del sistema legislativo italiano che da una parte priva i richiedenti dell’accesso alla diagnosi genetica preimpianto, e dall’altra li autorizza a effettuare un’interruzione di gravidanza terapeutica quando il feto è affetto da questa stessa patologia». Baldini, che è docente di Biodiritto all’Università di Firenze nonché legale della coppia che nel 2010 ha sollevato davanti al tribunale del capoluogo toscano la questione di illegittimità del divieto di fecondazione eterologa, prevede che questa precisazione aprirà «un nuovo capitolo di scontro che, analogamente a quanto avvenuto con riguardo alla Procreazione medicalmente assistita (Pma) eterologa, approderà ben presto anche nelle nostre aule di tribunale».

Queste, a loro volta, «verosimilmente investiranno del problema ancora una volta la Corte costituzionale chiamandola a pronunciarsi sulla conformità agli artt. 2, 3, 13 e 32 del divieto di accesso alle tecniche per i soggetti fertili ma affetti da patologia genetica trasmissibile alla prole». A costoro infatti, la legge 40, «in maniera del tutto irragionevole, lascia solo la crudele scelta di concepire un figlio malato salvo poi la possibilità di optare per l’aborto terapeutico». «Non da oggi – prosegue Baldini – avevamo sostenuto con forza tale argomento nei vari ricorsi presentati a partire dal 2005. Solo oggi però con tutta la sua autorevolezza la Cedu riprende la questione e la pone al centro del proprio ragionamento di censura della legge 40/04 con ogni effetto conseguenziale su altre questioni che rimangono aperte: eterologa, divieto assoluto di sperimentazione sull’embrione, irrevocabilità del consenso».

L’avvocato torna quindi sulle altre questioni sollevate dalla Corte di Strasburgo. «Questa pronuncia incide pesantemente su un aspetto essenziale della legge che finora era stato affrontato solo con una isolata ordinanza dal Tribunale di Salerno nel 2010: la questione dei requisiti per l’accesso alla Pma. Infatti se dopo le numerose ordinanze dei tribunali di merito (Cagliari e Firenze nel 2007 e Tar Lazio nel 2008) e infine della Corte costituzionale (sentenza 151 del 2009), non vi sono più dubbi, almeno in punto di diritto, sulla legittimità della diagnosi genetica per impianto, la questione rimaneva ancora controversa per le coppie che sterili non sono». Accogliendo le ragioni dei signori Pavan (la coppia che ha fatto ricorso a Strasburgo) e delle associazioni di portatori di patologie genetiche trasmissibili, secondo i giudici europei tale limite viola il «il diritto al rispetto della vita privata e familiare» (art. 8 Convenzione europea diritti dell’uomo) in quanto, spiega Baldini, «incide su una scelta personalissima dell’individuo che lo Stato non si può arrogare il diritto di compiere».

La censura pare estendersi – ma «attendiamo le motivazioni» dice l’avvocato – anche all’articolo 14 della Convenzione (“divieto di discriminazione”) quantomeno sotto il profilo della ragionevolezza, posto che un’altra legge, la 194/78 sull’interruzione di gravidanza, consente l’aborto terapeutico. Determinando così «un’ingiustificata discriminazione tra queste coppie e quelle cui precludendo loro la possibilità di diagnosi pre impianto, viene di fatto impedito di operare preventivamente e con minori danni, alla salute della madre e del concepito in dipendenza del suo stadio di sviluppo, una scelta che comunque con oneri morali e materiali ben maggiori la coppia è legittimata a compiere successivamente».

Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con numerosi periodici, tra cui “Left”, il settimanale uruguayano “Brecha” e “Latinoamerica” la rivista fondata e diretta da Gianni Minà. Sul web scrive per “MicroMega” e “Globalist”, la prima syndication italiana di giornalisti professionisti, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica“Babylon Post”, è condirettore di “Cronache Laiche”. Cura da anni un blog, “Chiesa e pedofilia”, in cui sono raccolte notizie, inchieste e approfondimenti sui crimini pedofili nel clero cattolico. Con L’Asino d’oro edizioni ha pubblicato nel 2010 Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro, nel 2014 Chiesa e pedofilia, il caso italiano e nel 2015 Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos.

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
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