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Bioetica

L’obiezione di coscienza diventa un diritto inviolabile

L’obiezione di coscienza è un «diritto costituzionalmente fondato», ma va comunque garantita ai cittadini l’erogazione dei servizi oggetto di obiezione. Parola del Comitato nazionale di bioetica (Cnb) che, su questa materia, ha approvato un parere. L’obiezione di coscienza, si rileva nel parere, è dunque un «diritto costituzionalmente fondato, con riferimento ai diritti inviolabili dell’uomo, e costituisce un’istituzione democratica perché preserva il carattere problematico delle questioni inerenti la tutela dei diritti fondamentali senza vincolare in modo assoluto al potere delle maggioranze». In altri termini, secondo il Cnb – organo di nomina della presidenza del consiglio, i cui componenti attuali hanno attraversato indenni tre governi, da Prodi a Monti -, si tratta di uno strumento che permette al destinatario delle norme, qualora queste fossero contrarie a un determinato sentire morale, di potersi astenere dall’obbligo imposto dal legislatore. Benissimo. Alzi la mano chi non ritiene immorale l’attuale livello di pressione fiscale sui ceti medio-bassi….

Un diritto, precisa il Cnb, che va però esercitato in modo «sostenibile». Ciò significa che vanno «garantiti i diritti dei cittadini» rispetto all’erogazione dei servizi, con «attenzione – afferma il Cnb – a non discriminare né gli obiettori né i non obiettori». È quindi «necessaria un’organizzazione delle mansioni e del reclutamento che possa equilibrare obiettori e non obiettori». Il tema dell’obiezione di coscienza, precisa il vicepresidente del Cnb Lorenzo D’Avack, «è stato esaminato da un punto di vista generale, nella sua valenza giuridica e bioetica, senza limitare dunque le considerazioni a normative nazionali particolari che prevedono appunto l’obiezione di coscienza, come la legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza o la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita. Si tratta cioè di un parere in senso generale». Certo, come no. “Caduto” il servizio militare di leva obbligatorio, l’obiezione di coscienza è prevista per legge in tre casi: dalla rispettabilissima norma sulla sperimentazione animale, dalla 194 e dalla 40. E solo queste ultime due regolano un servizio pubblico. Sanitario, per giunta. Rifiutarsi di offrire una prestazione medica (e dunque negare il diritto, questo sì inviolabile, alla salute) diventa quindi, per il Cnb, un diritto costituzionale. Probabilmente si viveva meglio ai tempi delle crociate.

Federico Tulli, Cronache Laiche

Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con numerosi periodici, tra cui “Left”, il settimanale uruguayano “Brecha” e “Latinoamerica” la rivista fondata e diretta da Gianni Minà. Sul web scrive per “MicroMega” e “Globalist”, la prima syndication italiana di giornalisti professionisti, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica“Babylon Post”, è condirettore di “Cronache Laiche”. Cura da anni un blog, “Chiesa e pedofilia”, in cui sono raccolte notizie, inchieste e approfondimenti sui crimini pedofili nel clero cattolico. Con L’Asino d’oro edizioni ha pubblicato nel 2010 Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro, nel 2014 Chiesa e pedofilia, il caso italiano e nel 2015 Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos.

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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