//
you're reading...
Bioetica, Cultura, Salute, Società

I guardiani della vagina

Paese che vai, integralismo religioso che trovi. In Turchia, durante un discorso pubblico, il premier conservatore di fede islamica, Recep Tayyip Erdogan, ha definito l’aborto un «omicidio» e si è scagliato anche contro il parto cesareo. «Il primo ministro deve smettere di comportarsi come se fosse il guardiano della vagina delle donne turche» ha subito replicato la deputata del partito socialdemocratico di opposizione Chp, Aylin Nazliaka. Pensando a quante volte abbiamo sentito qui in Italia certi deliranti discorsi (è scientificamente assodato che la vita umana inizia alla nascita, pertanto non si spiega come possa essere ucciso un feto), viene un po’ di invidia. Perché quando spunta il politico di turno con affermazioni tanto diffamatorie e strampalate, non una voce si leva indignata a rimetterlo al suo posto. Ovvero nel “paradiso” della misoginia dove gli integralisti ossessionati dall’autodeterminazione delle donne, si parlano addosso. C’è da dire che i politici italiani di solito sono molto più scafati di Erdogan. Prendete Matteo Renzi, ad esempio. A differenza del premier turco, per dire che la donna è un’assassina non usa la clava. No, il sindaco di Firenze lancia la “rivoluzionaria” idea del cimitero per feti. Poi ci sono quelli che per far passare il messaggio puntano a dissociare chi ascolta. Appaiono spesso in televisione, tra di loro vi sono anche delle “donne”. Inconfondibili li sentirete affermare mostrando un sorriso a denti sguainati: «L’aborto è un omicidio ma con questo non voglio dire che chi interrompe volontariamente una gravidanza è un’assassina». Ah no?

È pur vero che in questi casi siamo in presenza di “avanguardie” del pensiero religioso. Tipi umani alla Erdogan ce li abbiamo anche noi. Come non pensare alla recente “Marcia (su Roma, ndr) per la vita” organizzata nella Capitale dagli estremisti neonazifascisti di Militia Christi e Forza Nuova, con il patrocinio del sindaco Gianni Alemanno? In occasione del 34esimo anniversario dell’entrata in vigore della Legge 194/78 sull’aborto – norma ancora oggi all’avanguardia nel mondo nonostante i ripetuti attacchi subiti durante il Ventennio berlusconiano da politici sodali dei gerarchi vaticani -, il corteo dei guardiani della vagina nostrani si è snodato dal Colosseo a Castel Sant’Angelo scandendo slogan del tipo: “Aborto: omicidio di stato”, “L’aborto è violenza”, “Basta genocidi silenziosi”, “194: già 5 milioni di morti”. Per nulla scossi da tanto acume hanno partecipato alla manifestazione, tra gli altri, lo stesso Alemanno con tanto di fascia tricolore, i senatori Maurizio Gasparri e Stefano De Lillo, l’eurodeputato Magdi Cristiano Allam, gli onorevoli Paola Binetti e Sandro Oliveri, il consigliere della Regione Lazio Olimpia Tarzia e altri del gruppo interparlamentare “Per il valore della vita”. Islam e cattolicesimo. Pensiero religioso monoteista e nazifascismo. Quando c’è da “violentare” l’identità di donna non ci sono crociate che tengano, Costantinopoli e Roma ridiventano due capitali dello stesso impero. A quando un nuovo fragoroso crollo? [Federico Tulli su Cronache Laiche]

Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con numerosi periodici, tra cui “Left”, il settimanale uruguayano “Brecha” e “Latinoamerica” la rivista fondata e diretta da Gianni Minà. Sul web scrive per “MicroMega” e “Globalist”, la prima syndication italiana di giornalisti professionisti, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica“Babylon Post”, è condirettore di “Cronache Laiche”. Cura da anni un blog, “Chiesa e pedofilia”, in cui sono raccolte notizie, inchieste e approfondimenti sui crimini pedofili nel clero cattolico. Con L’Asino d’oro edizioni ha pubblicato nel 2010 Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro, nel 2014 Chiesa e pedofilia, il caso italiano e nel 2015 Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos.

Discussione

Non c'è ancora nessun commento.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

Aggiornamenti Twitter

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: