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Cultura, Società

Così Roma uccide la cultura

L'ideazione progettuale della libreria Amore e Psiche è dello psichiatra Massimo Fagioli (immagine del profilo facebook)

Amore e Psiche, la prestigiosa libreria vicino al Pantheon, sarà sfrattata. Al suo posto un centro benessere di un grande albergo. Anche così la capitale diventa più povera

Fucina di cultura, polo di scambio di idee, agorà della lettura di qualità, resiste da venti anni nel cuore di Roma agli attacchi di miopi speculatori. La libreria Amore e Psiche rischia ora di perdere la sua sede storica, impreziosita da un originale progetto architettonico, sita in via S. Caterina da Siena a due passi dall’Elefantino del Bernini che domina piazza della Minerva. Dopo numerosi tentativi da parte della proprietà, di provocarne la chiusura, una sentenza di sfratto è un passo dal causarlo davvero. L’esecuzione è annunciata per il 7 marzo dalla notifica dell’ufficiale giudiziario, e questo non è che l’ultimo di una sconcertante serie di provvedimenti forzosi adottati nella Capitale nei confronti librerie indipendenti. Che, con la “sola” forza delle loro innovative proposte culturali, hanno sfidato lo strapotere dei supermercati del libro, pagando a caro prezzo questo coraggio. Basti ricordare quanto è capitato di recente alle storiche librerie Croce e Bibli, costrette a far posto ad attività economiche considerate più remunerative dai padroni dei locali.

Un’eventualità che Elefantino srl (società che gestisce la libreria con il sostegno dell’associazione culturale Amore e Psiche) è decisa a scongiurare con ogni mezzo: «Le speranze di bloccare lo sfratto sono poche. Sebbene i margini di trattativa siano strettissimi, abbiamo comunque ancora delle carte da giocare» racconta Luana Testa, presidente dell’Elefantino.

La storia di Amore e Psiche è unica nel suo genere in Italia e vale la pena di ricostruirla brevemente.
Inaugurata il 12 aprile 1992, in uno storico palazzo che per il resto ospita un albergo di lusso, si deve all’iniziativa di un gruppo di studiosi e ricercatori accomunati dall’esigenza di creare a Roma un punto di riferimento culturale, nuovo e originale, alternativo alle politiche commerciali delle grandi catene libraie.

La caratteristica prima della libreria è stata non a caso la scelta di un’immagine architettonica esclusiva dovuta all’ideazione progettuale dello psichiatra Massimo Fagioli: «.quattro passerelle a stella . una scala lunghissima che si incurva per rapportarsi all’arco . un’altra scala in successione ad accentuare l’asse longitudinale . un segno in diagonale che misura lo spazio d’ingresso …» si legge ne Il coraggio delle immagini, catalogo di architettura edito da N.E.R. nel 1994. Grazie a questa creazione architettonica (che consente di esporre 12mila volumi in soli 65 metri quadri) nel 2011, Amore e Psiche è stata riconosciuta “Bottega storica” dal Comune di Roma, prima tra le librerie e subito dopo il Caffé Greco. «Ma quello che più è straordinario – sottolineano con orgoglio i rappresentanti dell’Associazione – è che abbiamo ricevuto il massimo del punteggio per “l’Architetture d’Autore“, parametro che è stato valutato solo in tre casi e con il massimo dei voti. Abbiamo ottenuto anche il punteggio più alto sul parametro “Storico/tradizionale/didattico”. E questo – aggiungono – è sia un riconoscimento alla nostra attività storica di libreria e ora di centro culturale, sia un grandissimo riconoscimento a tutti coloro che, fin dall’inizio, hanno sostenuto questa bellissima storia».
Storia a cui hanno partecipato numerosi nomi illustri del panorama culturale, scientifico e politico italiano, dialogando con l’appassionato e vasto pubblico della libreria. Solo per citarne alcuni, Giulio Einaudi, Stefano Rodotà, Joyce Lussu, Massimo Fagioli, Giuliano Pisapia, Carlo Flamigni, Emma Bonino, Mario Dondero, Andrea Camilleri, Marco Bellocchio, Enrico Pieranunzi, Vincenzo Cerami, Corrado Augias, Michele Ciliberto, Franco Purini, Fausto Bertinotti, Giacomo Marramao, Carlo Augusto Viano, Oliviero Diliberto, Italo Insolera, Andrea Boraschi, Luigi Manconi e molti altri ancora. «Nel corso di venti anni di attività sono stati proposti oltre duecento seguitissimi eventi. Il meglio della letteratura italiana e straniera raccontata dai nostri lettori che hanno presentato i loro autori, incontri con gli autori, concerti, mostre, rappresentazioni per bambini, proiezioni e dibattiti con i maggiori esponenti della cultura, che sono divenuti talvolta veri e propri momenti di ricerca».
Una presenza culturale e un patrimonio di idee che non possono essere dispersi per lasciar spazio a un centro benessere per ricchi turisti in transito.

Federico Tulli (The Globalist syndication)

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

Discussione

Un pensiero su “Così Roma uccide la cultura

  1. L’eventuale chiusura, che speriamo venga scongiurata, è una prospettiva a dir poco drammatica. Non solo si perderebbe un centro di aggregazione culturale indipendente, produttivo e florido, uno dei pochi rimasti in città, ma verrebbe imperdonabilmente distrutta una eccezionale struttura architettonica interna che chiunque sia entrato in questa libreria non ha mancato di ammirare profondamente. Si tratterebbe insomma di fare a pezzi un’opera unica e irripetibile, come il riconoscimento di bottega storica dimostra.

    Pubblicato da Francesco | 26 febbraio 2012, 4:38 pm

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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