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Vaticano

Satana alla riscossa

Linda Blair e Max Von Sidow in una famosa scena del film L'esorcista (1973)

False cure? Certo che no. Esorcismi? Certo che sì. C’è chi promette di sconfiggere il cancro con l’acqua “benedetta” della Madonna di Lourdes e c’è chi affronta deliri e isterie di malati psichiatrici con aspersorio e formulette in latino. Gli uni finiscono (giustamente) in galera. Gli altri sono anch’essi ricercatissimi ma non dalla magistratura. In Italia il business dei creduloni crea continuamente nuovi posti di lavoro per fattucchieri. Tra costoro, quelli in tonaca hanno il “pregio” (si fa per dire) di garantire alla Chiesa cattolica e apostolica romana un notevole ritorno d’immagine. E forse pure una cospicua fonte di denaro incassato sotto forma di offerte – sebbene più di un esorcista sostenga di non aver mai chiesto un centesimo -. Stando a un’inchiesta pubblicata su Panorama di questa settimana, nel nostro Paese sarebbe in atto un autentico boom di persone che si rivolgono ai sacerdoti “specialisti” chiedendo loro di essere liberati dal “maligno”. I casi di presunti indemoniati nel 2011 hanno superato quota 500 mila, il 30 per cento in più rispetto al 2006. A quanto pare il demonio non fa differenza tra Nord e Sud e si manifesta ovunque in egual misura. Le sue vittime preferite sono, manco a dirlo, le donne (65 per cento dei casi). Posseduti che “sentono” le voci, altri che danno in escandescenza con gravissimi sintomi psicomotori, tutti o quasi arrivano dall’esorcista dopo il fallimento di una cura psicologica o psichiatrica. Spesso con il via libera del medico (cattolico) che li ha in cura. Ecco cosa dice a Ingazio Ingrao, autore dell’inchiesta, lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente della Conferenza episcopale italiana e presidente dell’Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici: «Non sta a me decifrare l’eventuale intervento soprannaturale nella sofferenza di un ammalato. Il mio servizio come medico consiste nel fare una diagnosi e offrire la terapia più corretta al paziente. Molte persone che gli esorcisti mi indirizzano soffrono di disturbi psichiatrici. Propongo loro una terapia ma li lascio liberi di tornare dal sacerdote per affrontare gli aspetti spirituali dei loro disturbi. I due profili, medico e spirituale, non sono in contrasto tra loro». E ancora: «Spesso addebitare a una potenza soprannaturale la responsabilità dei disturbi serve a rimuovere i sensi di colpa, rende più accettabile la malattia. Perciò molte persone preferiscono andare dall’esorcista piuttosto che dallo psichiatra».

Dal canto suo la Chiesa, che ci tiene a distinguere l’esorcismo dalla magia e dalle superstizioni, si mostra intenzionata ad agire con grande prudenza e circospezione, distinguendo i casi di possessione demoniaca da quelli psichiatrici. In definitiva però l’esorcista non nega a chi si sente vittima di malefici, fatture e maledizioni il proprio aiuto spirituale, ma senza fare esorcismi. Questa “politica” sta dando i suoi frutti. I circa 400 esorcisti oggi equamente distribuiti su tutta la Penisola non bastano più a coprire le quasi 1500 richieste d’aiuto quotidiane, sebbene la capillare presenza sul territorio abbia, come sempre, consentito alla Chiesa di fiutare “l’affare” già da alcuni anni. All’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, ad esempio, il corso “Esorcismo e preghiera di liberazione” è giunto quest’anno alla settima edizione. L’aumento della domanda si spiega anche col fatto che non sono solo i credenti a rivolgersi ai sacerdoti per farsi liberare dalla possessione. Secondo l’Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici, tra i “clienti” ci sono anche non credenti, a dispetto, scrive Panorama, di tutti i dati che descrivono la nostra come una società laica e secolarizzata.

L'esorcista padre Gabriele Amorth

Del resto la lotta contro il maligno da sempre va di pari passo con l’evangelizzazione. Anche se, va detto, tra alti e bassi. Nel 1972 un preoccupatissimo Paolo VI dovette intervenire con un ficcante discorso per ribadire la presenza e il pericolo del diavolo come ente personale «perverso e pervertitore». Ufficialmente Papa Montini parlò così per fronteggiare una frangia di teologi che non seguivano attentamente il magistero della Chiesa e che cominciavano a negare l’esistenza del demonio come persona riducendolo a un simbolo. Non sappiamo come la prese Satana, ma certo quel discorso segnò la riscossa degli esorcisti (stregando pure Hollywood, L’esorcista è del 1973).
«Il diavolo non è un simbolo ma una persona che genera il male nella società e negli individui perché è l’omicida fin dal principio» diceva a marzo 2011 – 39 anni dopo Paolo VI – in occasione dell’inaugurazione del corso alla Regina Apostolorum, don Gabriele Nanni, uno dei dieci esorcisti che lavorano nella diocesi romana. Pochi mesi dopo, a luglio, nel commentare la strage di Oslo e Utoya compiuta senza scrupoli da Anders Behring Breivik perché convinto di essere «il principe dei Templari», a don Gabriele Nanni faceva eco un altro famoso esorcista romano, padre Francesco Bamonte: «Il demonio esiste e agisce nella storia personale e comunitaria degli uomini, propone sempre il male, facendo leva sulla natura ferita dell’uomo, conseguenza del peccato originale. E quanto più l’azione commessa è malvagia, tanto più la paternità dell’atto è da attribuirsi al demonio, ferma restando la responsabilità della persona, il cui grado solo Dio può conoscere». Per la cronaca a Breivik è stata diagnosticata una gravissima forma di schizofrenia paranoidea. E ancora per la cronaca Breivik era noto alla polizia norvegese come un «fondamentalista cristiano». Eppure c’è chi ancora sostiene che la maggior parte delle persone rimane posseduta dopo aver partecipato a messe nere o riti satanici. Tra questi c’è don Gabriele Amorth, il guru degli esorcisti. A lui si deve il racconto di un esorcismo compiuto da papa Wojtyla nel 2001 al termine di un’udienza generale in piazza San Pietro. Giovanni Paolo II liberò dal demonio una ragazza che prima era stata portata dal sacerdote sul sagrato vaticano e che aveva dato in escandescenze.
Avete presente Amorth? Alzi la mano chi non si sarebbe innervosita…

Federico Tulli su Cronache Laiche

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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