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Bioetica

Biotestamento, fatto l’inganno trovata la legge

Il “testamento biologico” va al Senato dopo il sì alla Camera. La denuncia di Amedeo Santosuosso, Mario Riccio e Maria Antonietta Farina Coscioni: norma inapplicabile e incostituzionale

Federico Tulli

Colpirne tremila per educare 60 milioni di cittadini. Semplice, chiaro, lineare (reazionario e sadico) è il principio al quale si è ispirato chi ha ideato il disegno di legge sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat), licenziato dalla Camera il 12 luglio. Tante sono in Italia le persone che si trovano in una situazione di stato vegetativo permanente (svp), secondo una stima approssimativa fornita dal ministero della Salute alla commissioni Affari sociali Montecitorio. E tanti sono gli italiani, praticamente l’intera popolazione, al quale sarà precluso il diritto di veder riconosciuta la validità del testamento biologico regolarmente depositato presso il registro del ministero, in caso di malattia terminale (vedi box, ndr). Una legge infausta sotto ogni punto di vista: socio-politico, sanitario, giuridico. Che si inserisce a pieno diritto nel filone dei provvedimenti “truffa” varati dai diversi governi Berlusconi in ossequio ai dettami delle gerarchie cattoliche del Vaticano. Primo tra tutti, la legge 40 sulla Procreazione medicalmente assistita. Non a caso anche il ddl Calabrò nasce incostituzionale per la violazione palese di alcuni diritti fondamentali. Lo raccontano a left il giudice presso la Corte d’Appello di Milano, Amedeo Santosuosso e il medico anestesista e rianimatore all’Ospedale Cremona, Mario Riccio (rispettivamente tra i fondatori della Consulta di bioetica e tesoriere della stessa), e Maria Antonietta Farina Coscioni deputata radicale e copresidente dell’Associazione Luca Coscioni. «La preoccupazione principale che è alla base di questo ddl è quella di togliere valore alla volontà delle persone» spiega Santosuosso. «La scelta di parlare di “dichiarazioni” e non di “direttive” risponde a questo deliberato intento politico. Quindi, nel testo, prima si sposta tutto sul piano delle dichiarazioni, poi seguono i divieti che le imbrigliano. Si badi bene non vengono vietati degli atti, ma dei pensieri. Questo – precisa il giudice – è clamorosamente incostituzionale, perché viola l’articolo 21 sulla libertà di espressione».

«La volontà delle persone diviene carta straccia» conferma Maria Antonietta Farina Coscioni. «Non è una norma sul consenso informato, tantomeno sull’alleanza terapeutica e nemmeno sulle Dat. Porta un titolo che non corrisponde ai suoi contenuti col paradosso che esclude dalle dichiarazioni tutte le malattie terminali. Finendo con l’imporre la condizione di stato vegetativo laddove le dichiarazioni hanno valore solo a partire dalla condizione di morte corticale». Chi è che va in morte corticale? « Di certo non un malato di sla o di distrofia. Solo lo stato vegetativo». Il cerchio si chiude escludendo dalle Dat la “volontà” di non essere sottoposti ad alimentazione e idratazione artificiale. Come nel caso di Eluana Englaro, se non si stacca il sondino nasogastrico si rischia di passare anni nelle condizioni di un vegetale. «Chi ha scritto questa legge ha voluto tutelare le cliniche private che prenderanno in carico le migliaia di pazienti che si trovano nelle condizioni in cui versava Eluana» conclude la deputata radicale.

«Se alimentazione e idratazione artificiale non sono atti medici ma “sostegno vitale”, il legislatore sta dicendo che chiunque può inserire il sondino nasogastrico nel paziente» osserva Mario Riccio e aggiunge: «Questo è uno dei motivi per cui se anche la legge fosse approvata in Senato non potrebbe essere applicata, perché scrivere i decreti attuativi è un’impresa impossibile. E l’emendamento relativo all’attività sottocorticale è talmente subdolo che fa sì che il diritto alla sospensione delle cure si possa applicare solo a casi come quello di Eluana Englaro». Non più di tremila, appunto. In barba all’articolo 3 della Carta che ci vuole tutti uguali di fronte alla legge. «Una norma così non esiste da nessuna parte al mondo» conclude il giudice Amedeo Santosuosso: «Fortunatamente il nostro sistema giuridico ha le sue complessità e quindi non resisterà al primo vaglio della Corte costituzionale. Perché non è opinabile che ognuno possa dichiarare ciò che vuole. Inoltre si viola l’autonomia della professione medica. La Consulta ha detto numerose volte in modo chiarissimo a partire dal 2002 che il legislatore non può dire ai medici come si esercita la loro professione».

Prossimo round a ottobre

«La legge “contro” il biotestamento stravolge l’atto medico, che non deve più tenere conto delle volontà anticipate del paziente e non viene riconosciuto anche nel caso dell’alimentazione e dell’idratazione artificiale». Prendiamo spunto dal giudizio segretario nazionale Fp-Cgil Medici, Massimo Cozza, per riassumere i passaggi cruciali del testo (8 articoli in tutto) licenziato alla Camera martedì 12 luglio con voto a scrutinio segreto, dopo un iter di oltre due anni. I voti favorevoli sono stati 278, i contrari 205, 7 gli astenuti. In favore si sono espressi Pdl, Lega, Udc e gli ex Reponsabili. Contro: Pd, Idv e Fli. Tra le modifiche principali rispetto al provvedimento uscito da Palazzo Madama, dove il testo tornerà in terza lettura a ottobre prossimo secondo quanto dichiarato dal sottosegretario Eugenia Roccella, c’è quella che prevede la sospensione solo in casi eccezionali e solo per i malati terminali, di nutrizione e idratazione artificiale. Inoltre, limiti più stretti sul momento in cui si attiva la dichiarazione anticipata di trattamento: assumerà valore solo nel momento in cui ci sarà «accertata assenza di attività cerebrale integrativa cortico-sottocorticale». Nella Dat si potranno potranno indicare «orientamenti» e non più volontà rispetto ai soli trattamenti che si desidera attivare e non anche che si vogliono rifiutare. È stato confermato, poi, il no all’eutanasia e il carattere non vincolante delle Dat per il medico curante. Scompare il collegio di medici chiamato a intervenire, in forma sempre non vincolante, in caso di controversia tra fiduciario e medico curante. Sarà valida solo la Dat espressa nelle forme previste dalla legge e depositata su un registro telematico nazionale archiviato presso il ministero della Salute). Escluse altre dichiarazioni che non potranno essere utilizzate per ricostruire le volontà della persona. Nelle Dat si potranno indicare solo i trattamenti che si desidera attivare (fatti salvi quelli sproporzionati o sperimentali cui ancora si può dire no). Ai pazienti in stato vegetativo sarà garantita «l’assistenza ospedaliera, residenziale e domiciliare» non appena sarà prevista nei Livelli essenziali di assistenza. Infine, in assenza della nomina di un fiduciario, la Dat prevede che i suoi compiti saranno adempiuti dai familiari (a partire dai genitori) indicati dal Codice civile.

left 28/2011

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
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