//
you're reading...
Vaticano

La Chiesa del potere

Giovanni Paolo II con padre Maciel fondatore dei Legionari di Cristo

Una rigorosa inchiesta sulla vicenda umana e politica del papa polacco. La storia “segreta” degli ultimi 50 anni del Vaticano. Arrivano in libreria due testi fondamentali per conoscere ciò che tv e stampa non dicono

Federico Tulli

Non c’è solo il volto di Karol Wojtyla sofferente negli ultimi giorni di vita o appena ferito dal proiettile sparato da Ali Agca. Impresse nella memoria collettiva dei credenti e (purtroppo) non solo, tramite i bombardamenti a tappeto eseguiti sui media dalla propaganda vaticana per tutta la durata del pontificato di Giovanni Paolo II, sono innumerevoli le istantanee che fanno passare l’idea di un uomo franco, leale, sportivo, moderno e quant’altro. Una macchina oliata ed efficiente che è riuscita ad annullare l’impatto emotivo provocato dagli ammiccamenti di Wojtyla ai dittatori fascisti di mezza America Latina. E che non si è fermata, come è ovvio, nemmeno nei giorni che precedono la cerimonia di beatificazione del primo maggio in piazza S. Pietro. Come è già stato detto, la scelta del manifesto prodotto e affisso ovunque a spese del contribuente romano e su cui campeggia un papa in evidente stato di salute con in braccio un bimbo in fasce, non appare affatto casuale. Essa rientra nella gigantesca operazione di pulizia dell’immagine sia della Chiesa cattolica (offuscata dalle sconvolgenti notizie degli scandali pedofili e dei loro insabbiamenti sistematici avvenuti in tutto il mondo), sia di Karol Wojtyla in particolare, la cui beatificazione è sembrata frettolosa anche all’interno di parte delle gerarchie ecclesiastiche. A far luce sul livello di credibilità che meritano la Chiesa di Roma e l’uomo che più di ogni altro ne ha segnato le sorti nella seconda metà del XX secolo, fino a incidere sul corso della storia anche al di fuori delle mura vaticane, escono in questi giorni due libri: Wojtyla segreto (Chiarelettere) di Giacomo Galeazzi e Ferruccio Pinotti; e 101 misteri e segreti del Vaticano (Newton Compton) di Claudio Rendina. Testi che puntano la lente su aspetti diversi della vicenda umana e politica del papa polacco e della “sua” Chiesa, ma che insieme contribuiscono a colmare un inquietante vuoto lasciato dalla carta stampata e dai media radiotelevisivi.

La “controinchiesta” del vaticanista Galeazzi e di Pinotti, ad esempio, raccoglie molte voci critiche anche interne al Vaticano, ostili alla beatificazione ma di fatto mai davvero ascoltate. «È mio dovere elencare i gravi dubbi che non si possono tacere… Mi rendo conto che alcune mie affermazioni sembreranno inaudite. L’ansia con cui molti ambienti lavorano alla beatificazione ha poco di evangelico. Chiedo che Wojtyla sia lasciato al giudizio della storia» osserva in un passaggio della deposizione giurata rilasciata il 7 marzo 2007, il teologo Giovanni Franzoni, nel corso del processo di beatificazione di Karol Wojtyla. Oppure ancora ecco cosa dice il 18 dicembre 2009 il cardinale Godfried Danneels, ex arcivescovo di Malines-Bruxelles e primate del Belgio: «Questo processo sta procedendo troppo in fretta. La santità non ha bisogno di corsie preferenziali». Perché allora tanta fretta? Resta il dubbio di una decisione politica, commentano gli autori. E l’amarezza per i tanti vescovi che hanno combattuto contro regimi feroci, come Wojtyla contro il comunismo, giocandosi la vita. Nel libro si ricorda tra gli altri Oscar Romero, vescovo di San Salvador, trucidato mentre celebrava una messa. Anche lui possibile santo, ma c’è chi si oppone alla sua beatificazione. Cardinali per lo più vicini a Wojtyla e al suo successore Joseph Ratzinger. La fazione vincente. «Oggi in gioco c’è il futuro della Chiesa: da una parte il potere dall’altra il messaggio di Cristo. I fatti dimostrano che con la beatificazione lampo di Wojtyla la Chiesa celebra soprattutto la sua ossessione secolare per il potere». Una considerazione simile scaturisce alla lettura del libro firmato dallo storiografo Rendina. Il quale senza tanti giri di parole e con la chiarezza e precisione che contraddistinguono le sue ricostruzioni, racconta di cardinali corrotti e vescovi mondani, di banchieri e faccendieri, di ladri e assassini, di preti pedofili e cortigiane, e perfino antipapi. Sono questi, spiega, i protagonisti degli innumerevoli segreti che la storia ufficiale del Vaticano da sempre cerca di occultare. Tra le Mura Leonine si nascondono verità scioccanti e in gran parte ancora poco indagate: gli scandali finanziari (Ior, Banco Ambrosiano, i finanziamenti a Solidarno, i rapporti con la Banda della Magliana) e “sessuali” (porporati assassinati in casa di prostitute, i troppi casi accertati di pedofilia), i legami con i poteri occulti e la massoneria, la finta beneficenza per coprire prestiti e usura, il mercimonio degli annullamenti in Sacra Rota. Rendina, grande esperto di Storia della Chiesa, si concentra in particolare sugli ultimi quattro papi, da Paolo VI a Benedetto XVI. Cinquant’anni di pontificato,

la metà dei quali sotto Giovanni Paolo II, in cui si sono verificati una serie di scandali che hanno scosso la Chiesa di Roma dalle fondamenta. Ne citiamo uno per tutti “pescando” di nuovo nel libro di Galeazzi e Pinotti. Tra le polemiche più feroci che hanno accompagnato la campagna di beatificazione di Wojtyla c’è quella sulla solidità del suo rapporto con Marcial Maciel Degollado, il sacerdote messicano fondatore dei Legionari di Cristo. «Le voci sui comportamenti pedofili di Maciel risalgono addirittura agli anni Quaranta, dopo la fondazione dei Legionari di Cristo – scrivono i due giornalisti -. Ma le prime accuse arrivano sicuramente in Vaticano nel 1956 e non rimangono del tutto inascoltate, se il sacerdote viene sospeso per due anni. Reintegrato nelle sue funzioni, dopo un lungo silenzio è di nuovo oggetto di un esposto alla Santa sede, questa volta inoltrato da un ex responsabile della congregazione negli Stati Uniti. Siamo nel 1978, e sulla cattedra di Pietro siede Wojtyla. Non accade niente per dieci anni, finché nel 1989 le stesse accuse vengono ripresentate, di nuovo per via riservata, ma ancora non riescono ad abbattere il muro di difesa che evidentemente in Vaticano è stato alzato intorno alla figura di Marcial Maciel. A questo punto, nel 1997, la denuncia diventa pubblica. La stampa fa da cassa di risonanza alle voci di alcuni ex membri ed ex alunni dei seminari dei Legionari di Cristo, che accusano il fondatore di abusi sessuali compiuti su loro stessi e su altri ragazzi». Ma finché Wojtyla è in vita non accade nulla. La congregazione conta decine di migliaia di adepti, anche “laici”, che ovunque nel mondo fondano e gestiscono scuole e università. I Legionari sono una formidabile fonte di denaro. Poco importa se la loro opera si sviluppi sulla pelle di donne e bambini violentate dal fondatore e dai suoi dipendenti. Essa è decisamente funzionale al potere di Giovanni Paolo II che un anno prima di morire, nel 2004, elogia pubblicamente Maciel durante una solenne cerimonia. Bisognerà attendere il 2006 prima che l’ultra ottuagenario prete messicano sia sospeso a divinis da Benedetto XVI, invitato ad una vita riservata di preghiera e di penitenza e alla rinuncia ad ogni ministero pubblico. Decisamente tardiva la mossa di Ratzinger che per 22 anni da capo della Congregazione per la dottrina della fede (tutti sotto il pontificato di Wojtyla) aveva eluso qualsiasi richiesta di processare Maciel.

left 17/2011

Annunci

Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

Discussione

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

Aggiornamenti Twitter

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: