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Vaticano

Non ci sono più i peccatori di una volta

La lista dei peccati si allarga, stavolta con la fecondazione artificiale. In un paese, il Vaticano, in cui non esistono reati ma peccati, quale migliore strumento di controllo delle coscienze del confessionale?

Federico Tulli * Cronache laiche. Il quotidiano. Laico per vocazione

In questo laboratorio permanente del mondo alla rovescia che è l’Italia anche i detti popolari vengono capovolti: ad esempio, fatto l’inganno trovata la legge. Così, se il problema è la minore età della ragazzina che il premier avrebbe pagato per portarsela a letto, quale migliore soluzione se non quella di fare una legge che abbassa il limite della maggiore età? I suoi fedelissimi in Parlamento ci hanno provato e fortunatamente la proposta è rimasta carta straccia ma qualcuno, poche centinaia di metri più in là, Oltretevere, ha intravisto tutte le potenzialità della furbata facendone velocemente tesoro. Vediamo come.

In Vaticano, Paese dove non esistono reati (“scandalo pedofilia” docet), ma solo peccati (“scandalo pedofilia” docet) più che la pena e la punizione valgono la confessione e l’espiazione (qualche ave maria e si ricomincia, “scandalo pedofilia” docet). Nel paese dove non esistono reati e punizioni il più efficace strumento di controllo, sia individuale che sociale, è il confessionale. Tanto che è opinione diffusa tra gli esperti vaticanisti che ci sia solo un uomo sulla Terra più potente del papa dei cattolici: il confessore del papa dei cattolici. Perché è l’unico che ne conosce tutte le segrete colpe. Dunque, chiudendo il cerchio, il sacramento della confessione sarebbe il più potente strumento di controllo al mondo. Veniamo al dunque. È passata quasi completamente sotto silenzio (rilanciata solo da Giacomo Galeazzi su La Stampa) un’intervista rilasciata all’Ansa da monsignor Gianfranco Girotti, reggente della Penitenzieria apostolica, il dicastero vaticano che si occupa dei “problemi di coscienza”. «Oggi – ha detto Girotti in occasione di un corso sulle nuove forme di peccato e la maniera giusta per affrontarle, organizzato per 750 sacerdoti dalla Penitenzeria – ci sono nuovi peccati che prima neanche si immaginavano. Le nuove frontiere della bioetica, innanzitutto, ci mettono di fronte ad alterazioni moralmente illecite e che riguardano un campo molto esteso». Su tutte, il «ricorso ad alcune tecniche di fecondazione artificiale, quale la Fivet, cioè la fecondazione in vitro, non moralmente accettabili». Il concepimento, chiarisce Girotti «deve avvenire in modo naturale tra i due coniugi». Ma la fecondazione assistita può comportare anche un altro «fatto non lecito» e cioè «il congelamento degli embrioni» che «sono persone». Sorvoliamo su quest’ultima affermazione tanto è fuori dalla realtà e puntiamo al bersaglio grosso: d’ora in poi, per i credenti, l’aver fatto ricorso alla fecondazione assistita è un peccato da confessare.

Non stupisce anche voi che nel paese dove opera una delle più efficaci strutture di raccolta e controllo delle informazioni, si accorgano solo oggi – vale a dire con un ritardo di almeno tre decenni – che esiste la fecondazione in vitro? Se la risposta è sì, sappiate che non siete gli unici e che anzi siete in compagnia di insospettabili personaggi. Sollecitato da Galeazzi, il professor Bruno Dallapiccola (genetista del Consiglio superiore di sanità, direttore scientifico dell’ospedale Bambin Gesù di Roma e presidente di Scienza&vita, il braccio armato della Cei nell’affossamento del referendum contro la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita) è apparso visibilmente perplesso, per non dire attonito. «La posizione della Chiesa – dice lo scienziato – non è mai stata molto favorevole, però mi stupisce il fatto che la fecondazione assistita venga inclusa tra i peccati visto che viene effettuata nel mondo anche in alcune strutture cattoliche». Punto primo, avverte tra le righe il genetista, la Chiesa rischia di perdere cospicue entrate in denaro. Punto secondo, detto sempre tra le righe, quella di Girotti non è una posizione del tutto condivisa: «Mi stupisce il riferimento alla Fivet, poiché ormai la tecnica più utilizzata, in almeno il 70 per cento dei casi, è l’Icsi, cioè l’iniezione del singolo spermatozoo nella cellula uovo. La Chiesa ha avuto una posizione di apertura su questa nuova tecnica che di fatto è l’anticamera della fecondazione in vitro. È segno che su questi temi esistono posizioni variegate nelle gerarchie ecclesiastiche». Stiamo calmi, perché le sorprese non finiscono qui. Sempre Girotti all’Ansa: «Oggi si offende Dio non solo rubando o bestemmiando, ma anche con azioni di inquinamento sociale, rovinando l’ambiente, compiendo esperimenti scientifici moralmente discutibili». Per non dire poi della sfera dell’etica pubblica dove pure entrano in gioco nuovi peccati come «la frode fiscale, l’evasione, la corruzione». E anche queste sarebbero nuove forme di peccato (reato)? Girotti ci sta forse dicendo che fino a ieri la Chiesa cattolica considerava moralmente lecito per le sue pecorelle truffare, frodare ed evadere il fisco? In effetti, pensando a quello che hanno combinato, a livello legislativo, specie dal concordato di Craxi in poi certi “laici devoti”, la risposta è scontata. Ma la questione che più ci stuzzica in questo contesto è: a cosa è dovuta quest’improvvisa (e surreale) infornata di “peccati” che se presi alla lettera rischia di inaridire parte dei flussi di denaro che finiscono nei forzieri dello Stato vaticano? È lecito pensare che lo scopo sia mettere una pezza a una inarrestabile perdita di potere? Probabilmente sì, se ritorniamo al ragionamento iniziale.

Nella stessa intervista all’Ansa il direttore della Penitenzeria ammette: la Chiesa è preoccupata perché il sacramento della confessione è in grave crisi, il 60 per cento dei fedeli rinuncia. I motivi di questo fenomeno – che si traduce in un minor controllo sul comportamento e quindi sul pensiero delle persone credenti – possono essere i più disparati e non tocca a noi scoprirli. Probabilmente tra di essi ci rientra pure il fatto che oramai non siano pochi (specie in Italia) quelli che ritengono moralmente lecito fare quasi tutto ciò che consente loro di fregare il prossimo. E dunque, pensano, perché confessarsi? Ecco allora, in conclusione, monsignor Girotti con la sua geniale trovata (che al momento servirebbe a salvare la capra e col tempo, se funziona, a riportare pure i cavoli), direttamente mutuata dai ghost writer del “caso Ruby”: i peccatori sono pochi? Nessun problema, per solleticare il senso di colpa del gregge e ricondurlo all’ovile è sufficiente aumentare i peccati.

Del resto, come diceva Totò, è la somma che fa il totale.

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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