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Storia

Spartaco, rivolta di ieri e schiavi di oggi

Spartaco (Museo del Louvre, Parigi)

Un originale ritratto del condottiero che guidò la più famosa rivolta servile della storia antica, nel nuovo libro di Aldo Schiavone

Federico Tulli

Talmente intrigante da somigliare a una leggenda, la vicenda di Spartaco, «lo schiavo che sfidò l’impero», a partire da Sallustio e Livio ha ispirato ricostruzioni storiche e narrazioni ed è stata al centro di innumerevoli studi. Eppure restano ancora molte lacune, proliferano gli equivoci e le mistificazioni. È in queste zone d’ombra che si inserisce la nuova opera dello storico Aldo Schiavone, Spartaco. Le armi e l’uomo (Einaudi) – opera che, precisa l’autore, direttore del “neonato” Istituto italiano di Scienze umane di Firenze, «non è un libro sul mito di Spartaco: è un racconto biografico, radente i fatti e i personaggi». Come in ogni biografia, nel volume di Schiavone insieme al racconto di una vita troviamo l’indispensabile ricostruzione del contesto che la avvolge. E negli anni settanta del I secolo a.C., nell’Italia meridionale romanizzata, c’è un fenomeno atroce dal quale non si può prescindere: lo schiavismo imperiale. «Un’istituzione che non solo è essenziale dal punto di vista economico e produttivo, ma che dà forma all’esperienza civile e morale del vivere comune segnandola profondamente» racconta a left Schiavone. È contro questa istituzione, com’è noto, che si ribella Spartaco. Fuggendo da una campo-prigione per gladiatori alla periferia di Capua, e raccogliendo man mano intorno a sé, spostandosi verso sud, una schiera sempre più corposa di uomini e donne che seguirono il suo esempio, fino a formare un vero e proprio esercito. Siamo nel 73 a.C.. Nella Penisola è concentrata una massa di schiavi e di schiave che si aggira intorno ai 2-3 milioni di persone, pari a circa un terzo della popolazione complessiva.

Con Spartaco c’è anche la sua compagna, entrambi sono originari della Tracia, una regione compresa tra la Bulgaria e la Turchia. «Di lei sappiamo pochissimo – spiega lo storico -. È una sacerdotessa di Dioniso, ed è un elemento importante questo nesso con questa religione fatta di estasi di momenti di ebbrezza, di trance, piena di elementi misterici e passionali. Si tratta di una religiosità nella quale le donne avevano un ruolo chiave. Le sacerdotesse erano il tramite che metteva in contatto il mondo degli umani con questo mondo dionisiaco. Quindi la compagna di Spartaco probabilmente assume una funzione cruciale per costruirne la personalità».
Sebbene nella Roma imperiale siano frequenti le rivolte servili, il piano di Spartaco matura «quasi per caso», scrive lo storico, e si rivela subito efficace evidenziando un’intelligenza tattica e doti da condottiero assolutamente fuori del comune per un uomo col suo vissuto: «Un piccolo capolavoro nello sfruttamento tempestivo delle risorse offerte dal territorio, delle abilità disponibili e delle circostanze del momento, destinato a rimanere memorabile nelle cronache militari degli antichi». A differenza delle altre lotte, caratterizzate da una dimensione locale – non ultima quella sanguinosissima in Sicilia, di poco antecedente, che si è conclusa con decine di migliaia di morti – la rivolta di Spartaco appare immediatamente più complessa.

«Il suo obiettivo è abbattere Roma – precisa Schiavone -. Un’idea ambiziosa probabilmente maturata nel corso dei

Sacerdotesse di Dioniso (Museo del Louvre, Parigi)

due anni drammatici (73-71 a.C.)». Quanto questo disegno fosse velleitario e quanto invece avesse una piccola ma reale probabilità di successo è quello che nel libro l’autore vuole ricostruire. Un altro elemento di particolarità è che Spartaco non ha mai avuto intenzione di tornare in Tracia. «Questa idea dello stereotipo romano dello schiavo fuggitivo che vuole solo liberarsi e rientrare in patria e cerca la buona occasione non gli apparteneva, contrariamente a quanto hanno sempre tentato di attribuirgli gli storici romani. Spartaco ha avuto numerose occasioni per tornare in Tracia durante la fuga ma non le ha mai sfruttate. Lui voleva combattere Roma, probabilmente all’inizio solo per ritagliarsi uno spazio di libertà. Poi dopo i primi importanti successi ha concepito l’idea di attaccare direttamente la Capitale dell’impero per vincere i “padroni” e ridurli in schiavitù». Per questo motivo, nella modernità quando ci sono state le grandi lotte per l’abolizione della schiavitù, Spartaco è stato descritto come il precursore della lotta di classe.In una famosa lettera, Marx vede in lui e non in Garibaldi la figura del vero eroe rivoluzionario. «Da qui – osserva Schiavone – è nato il mito moderno di Spartaco, liberatore delle masse servili nell’antichità e antesignano della lotta di classe. Un’idea che non corrisponde alla realtà e non solo perché nella Roma imperiale non esistevano classi sociali. Le sue due stelle polari sono state Annibale, con il suo progetto di far ribellare le comunità italiche contro Roma, e le rivolte sociali delle popolazioni di liberi avvenute 20 anni prima, alleate della capitale ma escluse dal potere romano. Lui pensa di riaccendere quel fuoco. Sono questi i suoi due punti di riferimento: Annibale e la guerra sociale». Ed è qui la chiave del suo fallimento, sebbene dare una lettura definitiva sia complesso perché la storia non ammette verifiche del contrario.

«Probabilmente Spartaco perde la sua battaglia perché alla fine non è riuscito a dare quel carattere “italico” alla rivolta. Voleva costruire un blocco politico, sociale e militare contro Roma che andasse molto al di là degli ex schiavi. Tentò di coinvolgere i contadini ma ebbe scarsissimo successo, perché anche su di un bracciante diseredato pesava troppo l’abisso che divideva gli schiavi dai liberi. Tutto questo, ribadisco non è mai stato perseguito con il fine di abolire la schiavitù, ma di liberare gli schiavi e probabilmente mettere al loro posto gli ex padroni. Come si vede nulla a che vedere direttamente con qualcosa che noi possiamo ricondurre a quella che i moderni chiamano lotta di classe. Io non sono un revisionista, per carità. La lotta di classe è stato il motore della storia europea moderna, ma non la possiamo dilatare a chiave universale di interpretazione di tutti i conflitti sociali. Questa secondo me è una deformazione molto grave. Con Spartaco siamo molto al di fuori di questo paradigma interpretativo». È possibile, chiediamo in conclusione, cogliere un nesso tra questa lotta e quelle che oggi in Italia infiammano i Centri di identificazione ed espulsione, oppure con la rivolta dei migranti di Rosarno che lo scorso anno ha insanguinato lo stesso territorio calpestato dall’esercito degli schiavi oltre duemila anni fa? «C’è una grande differenza che non possiamo cancellare – osserva Schiavone -. Di fronte ai casi terribili di sfruttamento, di costrizione a condizioni di vita disumane, sia in Europa per i migranti, sia nel loro Paese, noi oggi tutti pensiamo a un’ingiustizia e un’aberrazione terribile e che queste condizioni così brutali e di annientamento della personalità umana gridino vendetta. Nel mondo antico tutto ciò appariva assolutamente normale. Era giusto frustare e uccidere gli schiavi. Gli aspetti di sopraffazione e di discriminazione dell’altro, del diverso, nella nostra società molto spesso sono controllati dalla criminalità. Di fronte a tanta violenza, è naturale che scatti questa analogia. Ma non si può ricondurre, questa che io chiamo “cultura” della sopraffazione e dell’annientamento, direttamente allo schiavismo romano».

left 12/2011

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

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