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Vaticano

La santa legge della Curia

Parla Luis Miguel Rocha, autore dei tre romanzi-verità che hanno fatto luce sui principali fatti politici accaduti negli ultimi 40 anni, in Italia e Città del Vaticano

Federico Tulli

Autore di due fortunatissimi best-seller, uno sul decesso di Giovanni Paolo I (La morte del Papa) e l’altro sull’attentato a Giovanni Paolo II (La santa pallottola), Luis Miguel Rocha è di nuovo in libreria per Cavallo di Ferro con La Santa verità, un thriller incentrato sui manoscritti del Mar Morto e i loro segreti. Come nelle due “puntate” precedenti, Rocha ambienta la trama tra storia passata, recente e attuale del Vaticano, coinvolgendo questa volta papa Benedetto XVI e il segretario di Stato vaticano, Tarcisio Bertone. Nella vicenda, che ipotizza l’esistenza di un Vangelo scritto da Gesù e una serie di segreti, gelosamente custoditi dalla Chiesa sulla sua vera identità, si susseguono omicidi e colpi di scena che legano ai fatti elementi di cronaca vera: dalla morte di Giovanni Paolo I alla P2. Un tema, questo, già approfondito ne La morte del Papa (ora riedito da Beat, le edizioni della Biblioteca degli editori associati di tascabili nate a settembre 2010 «per raccogliere i tesori delle case editrici letterarie e indipendenti italiane in pubblicazioni economiche inedite»), romanzo storico in cui Rocha denuncia la cospirazione che portò all’omicidio di papa Luciani, rivelando tutte le circostanze che si verificarono nella notte della sua morte, le menzogne e i segreti tenuti nascosti per tre decenni. Se, alla fine degli anni ’70 i “cattivi” erano annidati tra le maglie della Cia apparentati con la P2 di Licio Gelli, oggi, ne La Santa verità, sono i Gesuiti. Disposti a tutto pur di salire al soglio papale. Grande esperto di questioni vaticane e fine conoscitore dei più intricati retroscena, lo scrittore portoghese ha di recente dichiarato di non poter rivelare «le fonti interne al Vaticano» che gli hanno consentito di ricostruire in forma romanzata fatti realmente accaduti, ma raccontati all’opinione pubblica sotto forma di verità ufficiale in maniera del tutto diversa. A Rocha left ha rivolto alcune domande.
Tre grandi scandali hanno segnato il 2010 del Vaticano. Pedofilia, Propaganda Fide, Legionari di Cristo. Specie con la pedofilia la Curia ha dato all’esterno un’immagine di sé poco coesa. Cosa che accade di rado, qual è la sua opinione?
La mancanza di coesione della Chiesa ogni tanto si ripresenta, specialmente quando il mondo e il Vaticano non sono in sintonia. La pedofilia è condannata ovunque, ma non dal Vaticano. Ovviamente non dico che sia incoraggiata dalla Santa Sede, ma ai suoi occhi non è un crimine. Il vero problema è che l’opinione pubblica guarda ai numerosi casi venuti alla luce e pensa di poter applicare la legge civile, invece non è così. Il Vaticano è uno Stato a parte che ha le proprie leggi e, che piaccia o no, sono leggi diverse dagli altri Stati. Capisco che possa scioccare quando si viene a sapere che un vescovo ha nascosto per anni gli abusi sessuali su minori da parte di uno dei suoi preti, ma credetemi non è un connivente, sta solo applicando la legge.
Diversi vaticanisti sostengono che quando scandali così gravi arrivano alla conoscenza dell’opinione pubblica è il segnale di una “guerra” in atto tra le diverse fazioni interne alle gerarchie ecclesiastiche. È d’accordo?
Non ci sono guerre in corso. Il problema è che in questi casi, specialmente per la pedofilia, sono coinvolte persone esterne alla Chiesa, il che fa sì che la cosa sia ancora più difficile da tenere sotto controllo. In ogni caso so per certo che la maggior parte dei casi di pedofilia perpetrata dai preti non arriva all’opinione pubblica e viene risolta in segreto attraverso un risarcimento finanziario.
Ne La morte del Papa lei racconta che a Giovanni Paolo I fu fatale la decisione di attuare uno spoil system dirompente. Del resto dovranno passare oltre 30 anni prima che allo Ior, con Benedetto XVI, cambino certi consolidati rapporti di forza. Secondo lei, quella in atto in Vaticano, è vera “rivoluzione”?
Se già da 30 anni i responsabili dei conti bancari della Chiesa sapevano già come eseguire complesse operazioni finanziarie in qualsiasi parte del mondo, è più che certo che sanno farlo ancora. Lo Ior ha a sua disposizione alcuni tra i migliori periti mondiali nella finanza e nell’economia. Ancora una volta prendo atto che, come nella pedofilia, ciò che agli occhi del sistema finanziario internazionale può sembrare illecito non lo è secondo le leggi del Vaticano. Se a prima vista alcune operazione possono sembrare riciclaggio di denaro, non lo sono se effettuate entro le frontiere della Santa Sede con le sue leggi specifiche. Detto ciò questo cambiamento è molto intelligente, raggiunge più mercati e, in un certo senso, crea una buona reputazione negli altri Stati. In un certo modo, il Vaticano avrà sempre leggi economiche speciali e diverse rispetto agli altri Paesi. Si pensi alla Svizzera e gli off-shore, le maggiori fortune vengono conservate in Vaticano e non c’è luogo più sicuro.

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Il caso “don Conti”

Vede, sente, non parla

La recente vicenda che ha visto condannare in primo grado a 15 anni e 4 mesi per pedofilia e induzione alla prostituzione minorile, don Ruggero Conti, ex parroco della Natività di Maria santissima a Roma, rivela una volta per tutte la natura propagandistica della “tolleranza zero” tanto invocata da Benedetto XVI. Dopo la sentenza dei primi di marzo si è venuto a sapere che il 20 maggio 2010, nel pieno dello scandalo che ha colpito le diocesi di mezza Europa, il vescovo di Porto-Santa Rufina, Gino Reali, non denunciò alle autorità civili don Ruggero, né avvisò il Vaticano, come prevedono le norme canoniche. A riferirlo, in una deposizione che si è svolta appunto il 20 maggio, è lo stesso monsignore. «Esiste una direttiva della Chiesa cattolica che dice che c’è l’obbligo, in presenza di un fatto accertato, di denuncia alle autorità civile laddove la legge dello Stato lo preveda, ma non so cosa preveda la legge italiana», ammise “candidamente” il presule il quale evidentemente non ritenne necessario informarsi. Quanto al Vaticano, monsignor Reali spiegò: «Io ho l’obbligo di avvisare la Congregazione per la dottrina per la fede quando ho fatto un’indagine previa e ho verificato che è fondata, ma in questo caso non l’ho avvisata. Ho chiesto informazioni e ho incontrato in termini informali qualcuno della Congregazione». Tutto qui. Don Ruggero Conti è stato arrestato nel 2008 e condannato nel 2011 per aver violentato 7 ragazzini. Nessun processo canonico è stato avviato nei suoi confronti.

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Il libro

Se duemila anni vi sembran pochi

Per due millenni i papi hanno plasmato la storia con il loro potere, e nessuna istituzione ha creato tanta ingiustizia e iniquità quanto la Chiesa. Dalle sante crociate al tribunale dell’Inquisizione, dalla condanna di Galileo e Copernico al rogo di Giordano Bruno: qualsiasi idea o persona non conforme ai dettami della Chiesa o in contrasto con le sue retrograde convinzioni scientifiche, artistiche o storiche è stata bollata come eretica ed eliminata con i metodi più atroci. La storia di tutti i crimini commessi dalla Chiesa e ispirati dai vicari di Cristo è oggi magistralmente raccontata da Tim C. Leedom e Maryjane Churchville ne Il libro che nessun papa ti farebbe mai leggere (Newton Compton). Crimini che i papi hanno continuato a commettere nel XX e XXI secolo: pensiamo agli accordi con Mussolini, Franco e Hitler, alla “via dei monasteri” per aiutare la fuga dei criminali nazisti, per non parlare dello sterminio di 50mila bambini nativi canadesi per mano dei preti cattolici. Parallelamente si allarga lo scandalo finanziario del Vaticano, e crescono i sospetti di collusioni con la mafia e i governi militari conservatori. Mentre continua a opporsi all’eutanasia e al controllo delle nascite, il papa sostiene ancora oggi l’arrogante superiorità della Chiesa rispetto alla legge di qualsiasi Stato sovrano.

left 11/2010

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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