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Bioetica

Laicità sotto attacco

Diritti – Conto alla rovescia per la discussione della proposta di legge sul testamento biologico alla Camera. Un testo fortemente ideologico che mette a dura prova la resistenza di uno dei principi fondanti dello Stato

Federico Tulli

Il recente Rapporto sullo stato della secolarizzazione in Italia redatto da Critica liberale in collaborazione con Cgil Nuovi diritti restituisce l’immagine di un Paese affetto da un «santo paradosso». Da un lato c’è una società civile sempre più emancipata dal giogo della Chiesa cattolica e della sua dottrina, dall’altro, complici le “pressioni” politiche ed economiche delle gerarchie vaticane, troviamo le istituzioni (governo e maggioranza in testa, oltre ai soliti noti ex democristiani che popolano l’opposizione) pervicacemente impegnate a impedire ogni processo di modernizzazione che contribuisca a rendere definitivo il processo di separazione fra Stato e Chiesa. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: attacchi continui alla legge sull’aborto e ai consultori (non ultima la proposta di legge Tarzia nel Lazio che pretende di smantellare quelli pubblici aprendo alla gestione da parte dei cosiddetti “movimenti per la vita”, e che all’articolo 3 cita: «la Regione tutela la vita nascente e il figlio concepito come membro della famiglia»), il divieto di fecondazione eterologa, la feroce battaglia contro l’introduzione della pillola Ru486 come metodo abortivo alternativo a quello chirurgico e contro la vendita in farmacia della pillola contraccettiva “del giorno dopo”. Per non dire, poi, dell’agenda di governo sulla bioetica che in cinque surreali punti sacralizza la difesa della “Vita” facendo tabula rasa di decenni di conquiste scientifiche riconosciute e valorizzate in tutto il mondo. E ancora, venendo alla stretta attualità, ricordiamo la grottesca e sadica istituzione della giornata nazionale degli stati vegetativi in concomitanza con l’anniversario della fine di Eluana Englaro, la schedatura governativa delle pazienti che ricorrono alla procreazione medicalmente assistita inserita tra le pieghe del decreto Milleproroghe e “scoperta” la scorsa settimana dal senatore Pd Ignazio Marino, infine lo schizofrenico disegno di legge sul testamento biologico che nega ogni possibilità di autodeterminazione dell’individuo.

In ciascun capitolo di questa dolorosa storia che parla di un potere politico sempre più distaccato dalla società che dovrebbe rappresentare e di una continua minaccia alla salvaguardia di diritti civili fondamentali (salute, privacy, autodeterminazione), aleggia la presenza di una persona in particolare: la sottosegretaria al ministero della Salute con delega alla bioetica, Eugenia Roccella. Paladina dello Stato etico e confessionale, è lei che dal 2008 ha assunto via via il ruolo di collante tra le esigenze del governo Berlusconi e quelle del Vaticano impegnato a serrare i ranghi e a lanciare nuove crociate per la “reconquista” socio-economica e culturale in seguito al crollo verticale del numero di fedeli e di vocazioni.

Il 21 febbraio prossimo alla Camera si gioca il big match di questo speciale campionato tutto italiano. In palio è ciò che la Corte costituzionale ha più volte definito uno dei principi fondanti dello Stato, vale a dire la laicità. Dopo due anni si riapre il dibattito relativo alla proposta di legge sul biotestamento. Un testo, che in barba al diritto all’autodeterminazione (articolo 32 della Costituzione) e in ossequio all’ideologia cristiana secondo cui la vita è di Dio, definisce il diritto alla vita come “indisponibile” e le direttive anticipate di trattamento “non vincolanti”. Infine considera “sostegno vitale” al paziente, e come tale irrinunciabili, alimentazione e idratazione artificiali. Facendo così carta straccia di quanto invece afferma la comunità scientifica mondiale, concorde nel ritenere che l’introduzione di un mix di farmaci su ricetta medica e tramite sondino nasogastrico siano evidentemente trattamenti sanitari. In un Paese civile «nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge». Lo dice anche la nostra Costituzione. Si attende un sussulto di laicità da chi ci dovrebbe rappresentare in Parlamento.

Terra, il primo quotidiano ecologista

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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