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Società

Prostituzione minorile, salvacondotto per Silvio

Caso Ruby. Il centro destra a caccia di escamotage per evitare a Berlusconi di essere giudicato a Milano. Un emendamento del senatore Pdl Centaro rischia di bloccare il ddl sulla pedofilia

Federico Tulli

Una ne fanno e cento ne pensano. Dopo la proposta del capogruppo Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, di abbassare la maggiore età da 18 a 16 anni, è sulla rampa di lancio un nuovo tentativo del centro destra di risolvere il “caso Ruby” e le grane giudiziarie di Berlusconi, cambiando le regole in corsa. Ora è la volta del senatore Pdl Roberto Centaro, il quale sta valutando la possibilità di presentare un emendamento al disegno di legge (ddl) di ratifica della Convenzione di Lanzarote contro la pedofilia, per spostare la competenza sul reato di sfruttamento della prostituzione minorile dal Tribunale distrettuale a quello circondariale. Ciò significa che nel “caso Ruby” la competenza a giudicare la vicenda che vede coinvolto Silvio Berlusconi e la giovane Karima El Murough (da poco maggiorenne) sarebbe del Tribunale di Monza e non di Milano. La pensata di Centaro ricalca fedelmente le “istruzioni” del premier andate in onda nel famoso video di metà gennaio. In quella occasione Berlusconi sostenne, appunto, che la procura di Milano anche da un punto di vista territoriale non è legittimata a indagare e che la competenza è del tribunale di Monza.
Dal canto loro i magistrati di Milano dovrebbero depositare entro la prossima settimana la richiesta di giudizio immediato per il presidente del Consiglio indagato per concussione e prostituzione minorile. Stando così le cose (cioè senza l’emendamento di Centaro), Berlusconi verrebbe giudicato dal tribunale di Monza per le accuse che gli muove la procura di Milano in relazione alla vicenda Ruby soltanto se non fosse ipotizzata la connessione con gli altri più gravi reati contestati agli altri indagati nell’inchiesta, cioè il favoreggiamento della prostituzione minorile, di cui devono rispondere Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti. Comunque la si rigiri, la questione è piuttosto ingarbugliata e lasciamo ai giocatori d’azzardo la previsione di chi uscirà “vincitore”.
Inquadriamo allora per un attimo la vicenda da un altro punto di vista, e vediamo quali possono essere le ricadute sui cittadini “comuni” e sulle vittime dei trafficanti di persone. Un emendamento al ddl sulla protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale comporterebbe ulteriori ritardi nella ratifica di una convenzione così importante, che da oltre tre anni attende di essere convertita in legge. Inoltre, «spostare un reato dalla competenza della Direzione distrettuale antimafia alla competenza della procura circondariale significa mettere questo reato in compagnia di delitti di minore allarme sociale» spiega a Terra l’avvocato Valentina Angeli, penalista del Foro di Roma. Poiché stiamo parlando di favoreggiamento della prostituzione minorile, un eventuale cambio delle regole rischia di fare il gioco delle potenti gang criminali che gestiscono tutti i traffici connessi alla prostituzione: tratta dei minori, riduzione in schiavitù, pedopornografia e così via. È la Dda, conclude Angeli, la struttura dotata «di capacità organizzativa e competenza investigativa più adeguate a contrastare crimini così complessi».

Terra, il primo quotidiano ecologista

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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