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Cultura

Libri: L’Asino d’oro, psichiatria e cultura nel segno della trasformazione (Asca)

L’Asino d’oro edizioni, fondata nel 2009 da Matteo Fago e Lorenzo Fagioli, ha sede a Roma e deve il suo nome all’avventuroso romanzo di Apuleio, L’Asino d’oro o Le metamorfosi, la storia di una ”trasformazione”, nella quale l’oro del titolo sembra riferirsi proprio alla favola di ”Amore e Psiche”. L’asse portante e’ infatti proprio costituito dai libri dello psichiatra Massimo Fagioli, che dal 2007 hanno in copertina la scultura ”Amore e Psiche giacenti” di Antonio Canova. Il catalogo propone anche un’ampia collana di saggistica (storia, politica, societa’, medicina). Sono quindici fino ad oggi i volumi pubblicati da L’Asino d’oro, che nel 2011 dara’ alle stampe, tra gli altri, due titoli di narrativa: ”Jendela Jendela” dell’indonesiana Fira Basuki e ”Il ragazzo dai seni di gomma” dell’argentina Sylvia Iparraguirre. Dopo l’esordio nel 2009 con ”Fantasia di sparizione. Lezioni 2007′‘ e ”Left 2006” di Massimo Fagioli e ”Il ritorno di Lilith”, poema della libanese Joumana Haddad, nel 2010 la casa editrice di Matteo Fago e Lorenzo Fagioli ha pubblicato ”Lombardi e il fenicottero”, del giornalista Carlo Patrignani, sulla figura dimenticata del grande socialista ”di ferro”; nella collana ”Il mito di Cura”, i pamphlet ”RU486. Non tutte le streghe sono state bruciate” e ”La Pillola del giorno dopo”, dei ginecologi Carlo Flamigni e Corrado Melega sull’aborto farmacologico e sulla contraccezione di emergenza; ”L’identita’ umana. Nati uguali per diventare diversi” di Livia Profeti e ”La Rosa e la Peonia” della sinologa Valentina Pedone; ”Istinto di morte e conoscenza” di Massimo Fagioli, libro fondamentale della teoria della nascita, sugli scaffali in una nuova edizione a distanza di quarant’anni dalla prima pubblicazione; ”Italia a lume di candela” di Marzio Bellacci, con la prefazione di Margherita Hack; ”Left 2007” di Massimo Fagioli, raccolta degli articoli apparsi a sua firma nella rubrica ”Trasformazione” che tiene ininterrottamente dal 2006 sul settimanale d’inchiesta ”Left”.; ”Chiesa e Pedofilia” del giornalista Federico Tulli, sulla storia millenaria degli abusi su minori da parte del clero cattolico; ”Storie di Amore e Psiche”, della studiosa Annamaria Zesi: diciannove favole che ripropongono il plot apuleiano, trasversale a epoche e civilta’ diverse, una delle quali riscritta in siciliano da Andrea Camilleri. Intanto tre nuovi volumi sono in uscita a febbraio 2011, per i tipi de L’Asino d’oro edizioni: ”Contraccezione”, manuale pratico a cinquant’anni dalla prima pillola, di Carlo Flamigni e Anna Pompili, nella collana ”Il mito di Cura”; ”L’ombra di Cavalcanti e Dante”, di Noemi Ghetti, saggio sui due grandi poeti, amici e rivali, e ”Il pensiero nuovo” di Massimo Fagioli. (red/mar/ss)

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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