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Vaticano

Ipocrisia unica via

Ecco come il cardinal Bertone ha applicato il principio di “legalità e moralità” nel caso di Lawrence Murphy, il prete che ha abusato di oltre 200 bambini sordomuti

di Federico Tulli

Il segretario di Stato vaticano, Tarcisio Bertone

Non è un caso di omonimia. Quel Bertone cardinal Tarcisio che oggi occupa i media catechizzando il Berlusconi cavalier Silvio invocando «legalità e moralità» è lo stesso Tarcisio cardinal Bertone che il 30 maggio 1998 “condanna” padre Lawrence Murphy, reo confesso di abusi su oltre 200 bimbi sordomuti compiuti in 24 anni, niente meno che a «riflettere sulla gravità del male fatto» fino a quando non darà «prove di ravvedimento». La punizione viene comminata dall’attuale segretario di Stato vaticano, nel corso di un incontro con monsignor Girotti, don Antonio Manna dell’Ufficio disciplinare, padre Antonio Ramos, monsignor Weakland, arcivescovo di Milwaukee, il suo vescovo ausiliare, monsignor Skiba, e monsignor Fliss, vescovo di Superior. Si trovano a Città del Vaticano nelle stanze della Congregazione per la dottrina della fede, guidata all’epoca dal cardinale Joseph Ratzinger di cui Bertone era segretario, dove appunto devono decidere la sorte di Murphy che nelle parrocchie e nelle scuole della diocesi di Milwaukee ha “colpito” per quasi cinque lustri fino agli anni Ottanta.

Si diceva della sanzione estremamente blanda. Non si pensi che Murphy sia stato un privilegiato. Pur figurando tra i cinque delitti più gravi per il codice canonico, l’atto sessuale di un chierico con minore raramente nella storia è stato sanzionato dalla magistratura vaticana (l’Inquisizione, per intenderci) in altro modo. C’è chi si è visto vietare la comunione, oppure peggio è andata a qualche ultraottantenne che è stato spretato. Fatto sta che Murphy non è proprio il tipo di essere umano avvezzo al genere di pensieri auspicati da Bertone. Almeno lui dovrebbe saperlo bene. E non solo perché è oggettivamente difficile pensare a un impeto di sensibilità da parte di un uomo che ha passato almeno un terzo della propria vita in cerca di bambini da stuprare. Quanto perché nel pesante dossier sul pedofilo seriale (consultabile on line sul sito del New York Times) che Bertone ha per le mani, c’è la diagnosi di uno psichiatra assunto dalla diocesi di Milwaukee che dopo aver esaminato il prete scrive nel rapporto: «Non si rende conto del male fatto e sembra insensibile alle cure».

Pochi mesi dopo la punizione, il 21 agosto 1998, Murphy muore. Senza aver mai speso una parola per le vittime e senza mai essere stato sottoposto a un processo. Del resto, predisponendo un procedimento canonico nei suoi confronti, osserva Bertone nel documento «confidenziale» protocollato col n. 111/96 che riassume le fasi dell’incontro, si corre il «pericolo di grande scandalo qualora il caso venisse pubblicizzato dalla stampa». Oltretutto, aggiunge, il processo è inutile «per la difficoltà dei sordomuti a testimoniare senza aggravare i fatti». È questa la ciliegina sulla torta di un “capolavoro” di «legalità e moralità», per usare parole sue. In appendice al resoconto 111/96, subito dopo le considerazioni conclusive del segretario di Ratzinger, si legge: «Prima della conclusione dell’incontro, S.E. Mons. Weakland tiene a riaffermare che sarà difficile far comprendere alla comunità dei sordomuti la lieve entità di questi provvedimenti». Poi c’è la data. Infine il silenzio.

Cronache Laiche. Il quotidiano. Laico per vocazione

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
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