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Salute

Che fine hanno fatto le pandemie

Due ricercatori statunitensi annunciano la scoperta di un vaccino universale efficace contro le influenze. Proprio nei giorni in cui, dopo un anno, si risente parlare dei virus di “aviaria” e “suina”

Federico Tulli

“Benedetta” fu l’influenza. Annunciata a metà 2009 come un flagello che se non preso in tempo avrebbe mietuto un numero di vittime nel mondo inferiore solo alla “Spagnola” responsabile della morte di circa 30 milioni di persone nel 1918, l’influenza A-H1N1, altrimenti detta “suina”, giusto un anno fa si rivelò meno pericolosa di quella stagionale. E non solo nei Paesi con un sistema sanitario avanzato. L’allarme lanciato dall’Organizzazione mondiale per la sanità col passare dei mesi era rientrato, facendo emergere il colossale affare concluso dalle case farmaceutiche produttrici del vaccino con governi ultrazelanti. In Italia, ad esempio, si contarono poco più di 800mila vaccinati a fronte di 24 milioni di dosi acquistate, per una spesa di 184,8 milioni di euro più 2,5 milioni per la campagna informativa (fonte Aduc). Stessa situazione in Svizzera, Germania, Francia, dove per recuperare qualche spiccio si è cercato di rivendere a Paesi del Terzo mondo, a prezzo di costo, il farmaco inutilizzato. Alla fine c’è chi ha calcolato almeno 20 miliardi di euro incassati da Big Pharma, tra uno starnuto e l’altro. Di contro, bilanci pubblici in pesante rosso. A quanto pare però non tutto il male vien per nuocere.

La stragrande maggioranza di persone che hanno preso il virus A-H1N1 senza subire particolari conseguenze si ritrovano oggi una sorta di “super-scudo” immunitario, capace di proteggerle anche da molti altri ceppi. La scoperta, pubblicata sul Journal of Experimental Medicine e che secondo gli autori costituisce un passo in avanti verso un vaccino universale contro questa patologia, è di Rafi Ahmed della Emory university e Patrick Wilson dell’Università di Chicago. Gli esperti hanno studiato il siero di 9 pazienti di 20-30 anni, colpiti più o meno gravemente dall’A-H1N1, che ha mostrato in risposta all’infezione una reazione immunitaria forte ad ampio spettro. I loro anticorpi, cioè, sono risultati protettivi sia contro svariati ceppi di suina comparsi nel corso dell’ultima decade, sia contro quello della “Spagnola”, sia contro la famigerata influenza aviaria H5N1. La protezione, spiegano gli Ahmed e Wilson, è dovuta al fatto che gli anticorpi sono diretti contro una parte del virus (la proteina emagglutinina) che varia di poco, e che potrebbe essere l’obiettivo di un vaccino in grado di proteggere da tutti i tipi di influenza una volta per tutte. L’annuncio giunge proprio nei giorni in cui da svariate parti del mondo arriva la notizia che sia l’aviaria che la suina hanno ricominciato a circolare. In Corea del Sud sono stati individuati i primi due focolai di H5N1 dal 2008 in due allevamenti di pollame, peraltro senza che sia stato registrato alcun caso di contagio umano. Allarmi sono stati lanciati anche in Giappone e a Hong Kong. L’influenza aviaria ha ucciso circa 240 persone in tutto il mondo dalla fine del 2003. Per farsi un’idea, in Italia ogni anno la stagionale provoca il decesso di cinquemila persone. Più seria la situazione in Gran Bretagna, dove nelle ultime settimane il virus A-H1N1 ha ucciso 45 persone e ne ha spedite circa 200 in terapia intensiva. Nel resto d’Europa non si segnalano particolari criticità. Per ora.

left 2/2011

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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