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Vaticano

Santa Speculazione spa, gli sfratti del Vaticano

Il 25 gennaio un ufficiale giudiziario caccerà dalle loro case dieci famiglie di contadini che vivono e lavorano da decenni nel parco dell’Acquafredda. Angelo Bonelli (Verdi): un’operazione poco chiara

Federico Tulli

Come perdere casa e lavoro per mano del Papa. Da quattro generazioni vivono nella riserva naturale regionale della Tenuta dell’Acquafredda, di proprietà del Capitolo di San Pietro (potente struttura canonicale, fondata nell’XI secolo, che gestisce il patrimonio della Basilica vaticana), e ne lavorano la terra da «circa cento anni». Ora, dieci famiglie di contadini sono sotto sfratto esecutivo «richiesto dal Vaticano». Per questo motivo una ventina di agricoltori hanno manifestato a Roma, in largo Giovanni XXIII, fuori dal perimetro della Città Stato, cercando di sensibilizzare il pontefice. “Benedetto XVI, perché ci sfratti?” c’è scritto sullo striscione appeso accanto alle bancarelle su cui hanno esposto i prodotti del loro lavoro quotidiano. «Senza apparente motivo il Vaticano ci sfratterà e perderemo casa e lavoro» spiega il responsabile del comitato dei contadini Fulvio Albanese. «Siamo coltivatori diretti, produciamo e vendiamo la nostra merce al mercato Trionfale, uno sfratto significherebbe anche la fine del nostro lavoro». Albanese sospetta che dietro «ci sia l’ombra della speculazione» edilizia. Non sarebbe la prima volta nella storia recente dell’antico collegio sacerdotale che conta nel proprio “registro” 6 Papi, 210 Cardinali e 203 Vescovi. Nel 1984, «l’allora legale rappresentante del Capitolo di San Pietro», monsignor Antonio Masci, «fu condannato a tre mesi di reclusione per lottizzazione abusiva su 145 ettari della tenuta». Non solo. Nel 1992, si legge in un dossier dei Verdi dedicato alla vicenda, l’intera proprietà stava per passare nelle mani di Domenico Bonifaci. A titolo di anticipo per l’acquisto (il prezzo pattuito era di 120 miliardi di lire), il costruttore romano aveva già staccato un assegno da 10 miliardi di lire al cardinale Castillo Lara presidente dell’Apsa (Amministrazione del patrimonio della sede apostolica, il ministero del Tesoro vaticano), promettendo al porporato anche 32 appartamenti in costruzione nella vicina zona di Val Cannuta. L’operazione s’inceppa quando Bonifaci si ritrova coinvolto nel ciclone di Tangentopoli insieme ad altri noti “palazzinari” romani.

Nel 1993 il Capitolo di San Pietro aveva messo sotto sfratto altre 25 famiglie di agricoltori che vivevano nella Tenuta. Lo stesso Albanese rappresentò le loro istanze nel marzo e nel novembre di due anni dopo quando nei pressi del Vaticano fu organizzata una protesta simile a quella di ieri. Nel 1996 viene emanata la legge che trasforma l’Acquafredda in un Parco regionale. Questo non la preserva però dalla creazione di discariche abusive al suo interno. Una di oltre duemila metri cubi di rifiuti speciali sparsi su una superficie di circa un ettaro, è stata sequestrata di recente dai carabinieri del Noe di Roma. Si trovava in un’area limitrofa alla zona oggetto dello sfratto odierno.
«Ci chiediamo il perché di questo accanimento della Santa Sede contro noi contadini» commentano sconsolati gli agricoltori. A sostenere la loro protesta anche i Verdi. Il presidente nazionale, Angelo Bonelli, avverte: «Il 25 gennaio un ufficiale giudiziario andrà con la forza pubblica dai contadini. I motivi non sono ancora ben chiari, ma noi siamo qui per fermare questa operazione».

Terra, il primo quotidiano ecologista

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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