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Chiesa e pedofilia

Il segreto di Pulcinella

di Federico Tulli

Insabbiare qualsiasi notizia relativa ai crimini pedofili compiuti all’ombra della Chiesa. In Vaticano dev’essere un gesto riflesso. Come altro definire l’ira della Santa sede per i file di Wikileaks pubblicati venerdì dal Guardian che svelano la reticenza delle gerarchie d’Oltretevere coinvolte nell’inchiesta irlandese guidata dal giudice Yvonne Murphy e conclusa poco più di un anno fa? «Un atto di estrema gravità», ha tuonato oggi la solerte sala stampa vaticana nel commentare la decisione del Guardian, aggiungendo che i cable – dove c’è scritto che la Santa Sede si irritò quando i suoi uomini furono convocati a Dublino per testimoniare di fronte alla commissione – riflettono solo le opinioni di chi li ha redatti.

Non è proprio così, le note diffuse da Wikileaks più che le opinioni del diplomatico Usa che le aveva messe nero su bianco, riflettono la realtà. In Vaticano lo sanno bene. E’ difficile infatti pensare che il sistema di monitoraggio delle notizie tra i più efficaci al mondo, come è quello guidato da padre Federico Lombardi, abbia dimenticato di dare un’occhiata a cosa c’è scritto nel Rapporto Murphy. Oppure, a quello che raccontavano i giornali irlandesi a fine novembre 2009, quando, appunto, i risultati dell’inchiesta sono stati resi pubblici.

Il giudice Murphy dedica infatti diverse pagine al comportamento delle gerarchie ecclesiastiche romane. E racconta come la commissione da lei guidata sin dal 2006 aveva chiesto dettagli dei rapporti sugli abusi inviati alla Santa Sede dall’arcidiocesi di Dublino. Il Vaticano non rispose alla richiesta, limitandosi a comunicare al ministero degli Esteri irlandese che Murphy «non era passata attraverso gli appropriati canali diplomatici». Ma la commissione era indipendente dal governo, quindi non aveva ritenuto opportuno usare canali diplomatici. Fu poi ignorata anche una richiesta di informazioni avanzata nel febbraio 2007 al Nunzio apostolico a Dublino, Giuseppe Lazzarotto. A lui il giudice Murphy chiese tutti i documenti rilevanti in suo possesso, ma non ottenne risposta.

Non ci fu risposta neanche alla richiesta di commento al Rapporto che era stato inviato a Lazzarotto dal momento che citavano il suo ufficio, come ricordano il 26 novembre 2009 su The Irish Thames in due diversi articoli Elaine Edwards e Patsy McGarry. Per inciso, il 22 dicembre 2007 Lazzarotto diventa improvvisamente Nunzio apostolico in Australia. Più lontano dall’Irlanda c’è solo l’Isola di Pasqua. Il quotidiano irlandese conclude citando il portavoce della Santa Sede, Federico Lombardi, che afferma: «Si tratta di una questione che riguarda la Chiesa locale». Ma l’evidenza dice altro. L’11 dicembre 2009 Benedetto XVI convocherà un vertice in Vaticano con la segreteria di Stato quasi al completo, il presidente della Conferenza episcopale irlandese, Sean Brady, il vescovo di Dublino Marmuid Martin e il “nuovo” nunzio Giuseppe Leanza. Oggi, a un anno di distanza e dopo tante scuse alle vittime dei preti pedofili (a proposito, ma le vittime che ne pensano di queste scuse?) fanno tutti finta di niente.

Cronache Laiche, il quotidiano. Laico per vocazione

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

Discussione

Un pensiero su “Il segreto di Pulcinella

  1. Un motivo in più per difendere Wikileaks e per voler spezzare i tentacoli della piovra oltreteverina.

    Pubblicato da Francesco | 16 dicembre 2010, 12:55 am

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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