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Società

Eugenia alle crociate

La sottosegretaria alla Salute con delega alla Bioetica Eugenia Roccella

Incoraggiata dal papa, la sottosegretaria Roccella istituisce la Giornata nazionale degli stati vegetativi nell’anniversario della fine di Eluana Englaro di Federico Tulli

In tempi di guerra l’esercito invasore costretto alla ritirata distrugge ponti e infrastrutture, compie razzie e soprattutto, pensiamo ad esempio alle stragi nazifasciste nel Centro Italia, si vendica con agghiacciante ferocia sulla popolazione civile inerme. A pochi giorni dal voto di fiducia che sta per mettere la parola fine sul miniventennio di Berlusconi, è cominciata la gara tra ministri, ministrucoli, sottosegretari e quaquaraquà a chi pianta la bandiera più grossa sulle macerie del Paese che si lasciano dietro. C’è chi “animato” da spirito poetico si accontenta (si fa per dire) di apparecchiare per sé e famiglia un dignitoso buen ritiro e anche qualcosina per il “dopo”. È il caso di Sandro Bondi che – come ci racconta Ferruccio Sansa sul Fatto – con un decreto dei Beni culturali ha stanziato 670mila euro per la ristrutturazione di due chiese a Novi Ligure, la cittadina in cui è andato a vivere con la compagna e deputata Pdl, Manuela Repetti. E c’è chi come la sottosegretaria alla Salute con delega per la bioetica, Eugenia Roccella, che su quella bandiera da tempo ha fatto stampare una croce, si dedica al saldo dei conti in sospeso con gli infedeli. Seguendo alla lettera il detto secondo cui la vendetta è un piatto che va mangiato freddo, eccola istituire con la complicità del Consiglio dei ministri la Giornata nazionale degli stati vegetativi proprio il 9 febbraio, giorno della fine di Eluana Englaro.

«Questa data ricorda a tutti noi l’anniversario della morte di una ragazza affetta da disabilitá grave la cui vita è stata interrotta per decisione della magistratura», ha detto la Roccella annunciando la sua decisione. E condensando in due righe un’affermazione antiscientifica (pubblicazioni riconosciute in tutto il mondo dimostrano che lo stato vegetativo permanente, svp, non ha nulla a che vedere con la disabilità grave, sottolinea in una nota il presidente della Consulta di bioetica, Maurizio Mori), e le peggiori offese nei confronti dell’autodeterminazione della ragazza rimasta in svp per 17 anni, di cui 16 con la corteccia cerebrale completamente “bruciata”, nonostante avesse espresso la volontà di non essere sottoposta ad accanimento terapeutico. Ma offendendo anche la Costituzione che all’articolo 32 vieta l’accanimento, e difatti ci sono 8 sentenze in 11 anni a confermarlo. E offendendo infine pure i genitori di Eluana, che per anni si sono battuti in difesa della volontà della figlia e che la Roccella ha pensato bene di non consultare sull’opportunità di «ricordare» la ragazza in questo modo. Nonostante sia stata «incoraggiata» dal papa in persona ad «andare avanti nell’azione politica di difesa della vita sui temi della bioetica», come la stessa sottosegretaria ha tenuto a raccontare, un cinismo di tale portata ha scosso persino qualche cattolico. Uno per tutti, ecco il commento lapidario di Adriano Pessina, direttore del Centro di bioetica all’Università cattolica del Sacro cuore, che smaschera le reali intenzioni della Roccella: «Il rispetto per Eluana Englaro impone di non usare la sua vicenda per scopi politici».

left 47/2010

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

Discussione

2 pensieri su “Eugenia alle crociate

  1. Bravo Federico, per questo blog, che è una perla in una spiaggia deserta. Grazie.

    Pubblicato da Francesco | 7 dicembre 2010, 2:18 pm

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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