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Società

Comunione e liberazione spa

È la lobby più potente d’Italia. Con 70 miliardi di fatturato annuo, 34mila imprese “controllate”, 300mila aderenti. Ferruccio Pinotti indaga per la prima volta la galassia ciellina di Federico Tulli

Più potente dell’Opus dei, più efficiente della massoneria, più ramificata di Confindustria». In quasi 50 anni di attività, Comunione e liberazione è diventata una realtà fortemente radicata nelle vicende italiane, pubbliche e private, non solo religiose. Da semplice organizzazione cattolica dedita alla realizzazione di opere caritatevoli, ha assunto le caratteristiche di un vero e proprio sistema di potere capace forse come nessun altro di controllare la società, dalle coscienze, all’economia, alla politica. Un sistema che nasce nel 1954 su impulso di don Giussani e che nel tempo si è trasformato in un network potentissimo, che comprende anche la Compagnia delle opere (il braccio finanziario di Comunione e liberazione), e che «ha come progetto quello di occupare tutti gli spazi possibili socio-economicifinanziari in Italia, e nella stessa Chiesa di Roma». A volte, ricorrendo anche a strumenti poco leciti come sembra emergere da alcune inchieste giudiziarie che hanno coinvolto diversi appartenenti a Cl. Dall’operazione “Why not” in Calabria all’inchiesta sulle tangenti in Trentino, allo scandalo Oil for food, all’indagine “Montecity” a Milano, a quella di Padova sui fondi europei. Allo studio della galassia Cl, alla ricostruzione della sua storia, all’analisi dei suoi obiettivi e delle vicende più o meno “borderline” di cui si sono resi protagonisti personaggi che vi aderiscono si è dedicato con passione il giornalista e scrittore Ferruccio Pinotti ne La lobby di Dio in uscita per Chiarelettere. «Ho voluto mettere a posto una realtà estremamente sgranata, della quale nessuno ha mai avuto il coraggio di parlare e che nessuno mai ha sistematizzato sul piano dell’inchiesta. Per farlo – racconta a left Pinotti – ho dovuto scavare a fondo, intervistando numerose persone di Cl e della Compagnia delle opere: memores domini (vale a dire l’élite dell’organizzazione), ex appartenenti, banchieri, finanzieri, esperti». Un lavoro serio, preciso, estremamente documentato durato due anni, dal quale emerge nitidamente il funzionamento dei meccanismi tramite i quali Cl persegue i suoi obiettivi.

«La linfa del potere di Cl – spiega Pinotti – va ricercata nella rete di rapporti molto articolata. Che trova il suo momento di massima espressione “pubblica” nel meeting annuale di Rimini ma che ha il suo punto di forza prima di tutto nella capacità di lavorare sotto traccia, attuando un metodo di lobbing assolutamente efficace quando poi si tratta di fare affari o esercitare il potere». In che modo? «Puntando su una proposta di base molto forte capace di coinvolgere una gran quantità di giovani, oppure, ad esempio attraverso la Compagnia delle opere, che è in grado di risolvere i problemi sia del piccolo imprenditore in difficoltà per la crisi del mercato, che del singolo professionista con partita iva. Infine c’è il mondo delle organizzazioni no profit». Tradotto in soldoni abbiamo un’organizzazione con un fatturato stimato di circa 70 miliardi, 300mila membri e 34mila imprese, presente in 71 Paesi, che riesce «a suscitare le simpatie anche di numerosi personaggi eccellenti tra cui Benedetto XVI e Silvio Berlusconi ». Questi numeri rendono l’idea di una realtà fortemente dinamica, che facendo leva su una base estremamente solida e allargata trova facilmente “grandi” agganci nel mondo della politica e dell’economia. Non solo Ratzinger o Berlusconi. «Oggi esprimono simpatia e “vicinanza” a Cl personaggi come Sergio Marchionne e Corrado Passera, il presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi, top manager di multinazionali come Enel e Edison, noti professori universitari, giornalisti, medici, imprenditori. Al meeting poi non mancano mai nemmeno esponenti del Pd come Matteo Renzi ed Enrico Letta». Ma stiamo parlando dell’élite.

«Il ciellino tipo è una persona che spesso ha avuto problemi iniziali di inserimento nel mercato italiano che è molto chiuso. E poco a poco inizia a navigare in questa rete di rapporti e di amicizie che improvvisamente lo fa sbucare dall’anonimato. Alla fine te lo ritrovi dalla mattina alla sera, senza che abbia curricula particolari, in posizioni di estremo rilievo. Questo perché Cl è molto abile nello spingere i suoi uomini e creare le condizioni perché emergano. Un sistema trasversale, forte, dinamico, senza scrupoli che accoglie anche persone con passati discutibili, compreso Marco Barbone, il killer di Walter Tobagi». E un sistema che ha reso Cl forte al punto di renderla «più competitiva dell’Opus dei, che un tempo la snobbava e adesso la teme e cerca di venirci a patti». Ci sono momenti pubblici come il meeting annuale e altri più riservati che sono quelli “dedicati” agli affari e all’occupazione del potere. «Questa – osserva Pinotti – sta avvenendo in maniera silenziosa ma esponenziale. Basti pensare alla Lombardia di Roberto Formigoni, ciellino doc, che ha un bilancio di 24,9 mld di euro, superiore al Pil di alcuni piccoli Il sindaco di Firenze, Matteo Renzi Il premier Silvio Berlusconi cultura il caso Stati del Nord Europa. Cl cresce anche in Veneto o in Emilia Romagna, dove ha ormai “occupato” l’università di Bologna storicamente “rossa”. E cresce moltissimo in Calabria, dove si è verificato lo scandalo di “Why not” (l’inchiesta sulla Compagnia delle opere e sull’imprenditore Emanuele Saladino), e in Sicilia dove sono stretti i legami col mondo degli appalti e della politica». Sanità, istruzione, mercato immobiliare, sono alcuni dei mercati chiave in cui agiscono gli uomini di Cl. Sia facendo affari, sia “indirizzando” le decisioni politiche che regolano questi settori. «Con il concetto della sussidiarietà Comunione e liberazione tende a poco a poco a disgregare la presenza dello Stato in settori chiave come la sanità e la scuola. In Lombardia a partire dal 1995, con Formigoni, c’è stato un passaggio sistematico di fondi alla sanità privata, a scapito di quella pubblica, dalle dimensioni spaventose. Non solo. Oggi, gran parte degli ospedali lombardi sono strutturati come aziende in società con la Compagnia delle opere. Lo stesso accade nella scuola, dove è stato creata una integrazione pubblico-privato che tende a favorire le scuole private sottraendo risorse a quelle pubbliche». Esempi analoghi se ne possono fare anche nel settore immobiliare, solo pensando all’immensa mole di denaro e di interessi che ruotano attorno all’Expo 2015 di Milano. «Sicuramente esiste una parte sana di Cl che è quella della traduzione in realtà della dottrina sociale della Chiesa – conclude Pinotti -. È anche interessante il metodo della Compagnia delle opere che è un sistema cooperativo di marca cattolica capace di sostenere le aziende in crisi (e anche quelle non in crisi) di fronte a un mercato molto difficile. Insomma, sicuramente non mancano i lati positivi e le persone in buona fede, ma quando tutto questo diventa un sistema di potere che chiude le porte alla competizione di chi non ne fa parte, di chi non è vicino al movimento, allora è il momento di cominciare a riflettere». left 46/2010

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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