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Cultura

Se questo è un libro

Un manuale di consigli per pedofili resta in vendita su Amazon.com per due settimane. Monta l’indignazione degli utenti, ma il sito di vendite online più cliccato al mondo difende la sua scelta di non censurare nessuno di Federico Tulli

«Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo». È forse contenuta nei meandri di questa sintesi del pensiero illuminista, attribuita a Voltaire (erroneamente, poiché era invece di una sua biografa statunitense che si firmava con lo pseudonimo di S.G. Tallentyre), la spiegazione dei motivi che hanno spinto i gestori di Amazon.com a dare spazio sul proprio sito di vendita di libri online (il più grande del mondo) a un vero e proprio manuale di sopravvivenza per pedofili. Il testo in vendita dal 28 ottobre, di cui omettiamo volutamente il titolo, ha provocato l’indignazione degli utenti americani e canadesi che per primi si sono visti scorrere sullo schermo copertina e prezzo. In tantissimi, scrivendo su twitter, hanno chiesto esplicitamente all’azienda di rimuovere immediatamente certi prodotti dal sito minacciando il boicottaggio. Uno dei tanti denuncia: «Vedere un libro del genere sugli “scaffali” di Amazon è assolutamente scioccante». Tanto per capirci, l’autore del volume, che si firma Philip R Greaves II, argomenta che i pedofili sono figure per lo più fraintese e non capite e offre i suoi consigli su come «evitare di incorrere nelle sanzioni della legge». Insomma, per questo signore la vera vittima è l’aguzzino e non la persona che ha subito la sua devastante violenza. Un’idea criminale, negazionista e istigatrice a delinquere al tempo stesso, che ricalca fedelmente quella di tanti suoi “colleghi” pedofili che, a processo, abbiamo sentito dire di «non aver fatto, in fondo, nulla di male». Ma un pensiero riconducibile anche a quello dei “grandi” intellettuali del Novecento che auspicavano la depenalizzazione della pedofilia. Ecco dunque Freud padre di quell’idea violenta e assolutamente infondata che il bambino abbia già una sessualità. E il pensiero di certo Sessantotto, ispirato al filosofo Michel Foucault, per cui, in fondo, al bimbo piacerebbe essere violentato fisicamente e psichicamente dall’adulto, dunque non può essere reato. Resta la domanda: come è potuto accadere che un pedofilo sia riuscito a mettere in vendita sul più famoso sito specializzato del mondo, anche nella versione ebook un testo apologetico del più vile dei crimini contro l’umanità? Sotto accusa sono finite le regole stesse adottate dal grande rivenditore online. Amazon infatti consente anche agli autori di libri pubblicati a proprie spese la messa in vendita sul sito contemplando una divisione dei profitti. Con una breve nota, apparsa sul sito britannico della Bbc, ecco come Amazon ha giustificato la propria politica: «Si ritiene che sia censura non vendere certi libri semplicemente perché qualcuno crede che abbiano un messaggio discutibile. Non sosteniamo atti di odio o criminali, ma supportiamo il diritto di ogni individuo a prendere le proprie decisioni di acquisto». Sembra proprio la versione commerciale della (assolutamente non condivisibile) frase attribuita a Voltaire. Alla fine, Amazon si è dovuta arrendere alla “sollevazione” popolare. Il ritiro della guida dagli scaffali non è mai stato annunciato, tuttavia da ieri il libro non può essere più acquistato. I “vedovi” di Greaves possono consolarsi con Mein Kampf di Adolf Hitler, in vendita a 8,77 dollari come nuovo. Sullo stesso sito.

Terra, il primo quotidiano ecologista

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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