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Cultura

Pasolini fuori dal mito

In un saggio l’italianista Marco Belpoliti torna sulla vita «scandalosa» dello scrittore friulano. «Seppellendolo simbolicamente l’ho restituito alla sua storicità»

Federico Tulli

«Spero che questo libro faccia discutere. A partire dal titolo, ho voluto fare un saggio per provare a cambiare pagina rispetto ai grandi temi irrisolti (o presunti tali) che riguardano la vita e la morte di Pier Paolo Pasolini». Pederasta, fautore dell’omosessualità di stampo platonico e aristotelico, reazionario, fervente antiabortista, infine protagonista suo malgrado di uno dei tanti misteri all’italiana. Mai nessuno prima d’ora s’era preso la briga di andare a indagare tanto a fondo e senza timori reverenziali il lato oscuro di uno dei più osannati intellettuali italiani del secondo dopoguerra. È questo il primo grande merito del giornalista e docente all’Università di Bergamo, Marco Belpoliti, autore del saggio appena uscito per Guanda, Pasolini in salsa piccante. Il secondo è quello di essere riuscito a sintetizzare in un agile pamphlet «ben 25 anni di studi, ricerche, documenti e articoli pubblicati su La Stampa ed Espresso», riportando alla luce e restituendo alla storia fatti dimenticati o volontariamente mantenuti sotto silenzio da certa sinistra «moralista e bacchettona», che invece, come Belpoliti stesso osserva, sono fondamentali per comprendere l’opera letteraria di Pasolini, perché ne costituiscono l’essenza. «L’etica di Pasolini – scrive l’autore nell’introduzione – si fonda sull’estetica omosessuale, come è evidente sin dal primo articolo comparso sul Corriere della sera nel gennaio 1973 e dedicato ai “capelli lunghi”, ai corpi dei ragazzi, scritto che ora apre Scritti corsari (1975). Certo – prosegue – c’è chi l’ha amato incondizionatamente anche a sinistra, in particolare tra i giovani aderenti al Partito comunista, cui Pasolini ha dedicato dopo il 1970 una forte attenzione e un’incrollabile speranza; ma anche questi ammiratori con ogni probabilità non hanno mai davvero preso atto della sua omosessualità, l’hanno ideologicamente sublimata, come accade sovente nell’entusiasmo dell’essere giovani, cogliendone gli esiti politici polemici ma non certo le premesse estetiche. Poi l’atteggiamento si è rovesciato: il mondo intellettuale, la società letteraria e quella giornalistica, e perfino la politica, sia di destra sia di sinistra hanno vissuto la morte di Pasolini alla stregua di un’accusa, come un ricatto cui era impossibile sottrarsi. Come in una nemesi divina, l’ammirazione verso il poeta ha finito per nascondere una sorta di rancore, di risentimento, prodotto dalla sua “diversità”, e tramutato nel suo opposto. Oggi, a trentacinque anni di distanza c’è chi ne fa la vittima, se non proprio il martire, delle trame occulte che dal 1969, e anche prima, hanno intorbidato e manipolato la storia del nostro paese».

Professor Belpoliti, Pasolini si è sempre detto comunista, eppure il suo rapporto con il partito è sempre stato molto difficile. Come mai?

Il suo non era comunismo come lo intendevano i dirigenti e i militanti di allora. Nel 1949 pochi giorni dopo aver ammesso davanti ai carabinieri  della Stazione di Cordovado «atti immorali ai danni di minori», e prima del processo, il partito lo espelle. A gennaio del 1950 arriva la sentenza di condanna per atti osceni in luogo pubblico, condonata per effetto dell’indulto. Ma Pasolini è già sulla via di Roma e nei primi anni Sessanta comincia a scrivere sulla rivista Vie nuove. Ma durante il Sessantotto c’è una nuova rottura, pertanto il rapporto con la sinistra è stato sempre molto complesso. Togliatti, ad esempio, lo odiava e lo paragonava a D’Annunzio. Ma se guardiamo al suo film Salò e all’immagine del giovane repubblichino che è a letto con la ragazza di colore e che mentre viene ucciso dai suoi camerati solleva il pugno, ecco, quello sta a significare che un rapporto con i giovani comunisti c’era. Non è un mistero che Pasolini riponesse molta fiducia in Borgna, Bettini, Veltroni, nell’esperienza di Città futura. Le dico, però, che non esiste ancora uno studio approfondito su questi argomenti. Con un mio studente stiamo raccogliendo materiale da anni.

Pasolini si diceva comunista, ma era credente, antiabortista e contro la contraccezione.

Lui si schierava contro l’aborto perché era omosessuale. Dice esplicitamente che il coito omosessuale a differenza di quello etero non produce sovrappopolazione.

E gli anticoncezionali?

Dacia Maraini ci litigò furiosamente per questo. Anche Moravia, che era un suo amico, si è schierato contro quella che definisce una posizione reazionaria di Pasolini. Posizione antifemminile fortissima, prima ancora che antifemminista. Per Pasolini la donna non è la natura. È l’altro che lui non accetta. L’ha scritto negli Scritti corsari.

Nel 1949 era “andato” con un quindicenne pagandolo. Oggi rischierebbe l’imputazione per prostituzione minorile.

Se fosse ancora vivo, rifiuterebbe l’amore omosessuale tra adulti. Lui era un adulto che voleva avere un amore omosessuale con ragazzi eterosessuali. Questa è l’estetica pasoliniana. Non avrebbe mai accettato di far l’amore con un uomo sposato. Anche per questo il movimento gay ha rifiutato Pasolini. Lo ha combattuto, perché lui non aveva un’idea di rapporto alla pari. Ecco dunque l’adulto con il ragazzo, l’intellettuale con il ragazzo del popolo. Queste non sono cose che dico io ma che lui ha scritto e detto con grande chiarezza. Pasolini appartiene a un mondo pre moderno. È legato a Platone, al mito didattico, dell’educazione. In questi giorni, l’occasione dei trentacinque anni dalla sua scomparsa sembra aver dato il la a una gara tra opposte fazioni per schierarlo tra le proprie file. Il Secolo d’Italia gli ha dedicato un numero monografico, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, annunciando il progetto di un museo da dedicargli, lo ha definito un artista capace di parlare a tutte le culture.

Pasolini era di destra o di sinistra?

Non dimentichiamoci che i giornali di destra lo attaccavano ferocemente. Io vorrei sapere dal sindaco Alemanno se in quel museo ci sarà spazio anche per i ragazzi di vita. E se Pasolini fosse vivo, cosa scriverebbero oggi Libero e il Giornale? In realtà penso che Pasolini non sia di nessuno. È scandaloso e per questo imbarazzante ancora per tutti. Pasolini è Pasolini. È un reazionario ma è anche un comunista. È un uomo arcaico ma è anche un uomo della modernità. Insomma, è una contraddizione vivente. Io con la mia idea di seppellirlo simbolicamente, di mangiarlo in salsa piccante, ho voluto restituirlo alla sua storicità.

Lei scrive che la vera omissione nei suoi confronti è proprio nella mancata accettazione di come lui viveva la propria omosessualità.

La sua attrazione non per il mondo gay ma per i ragazzi eterosessuali, che oggi si chiamerebbe pederastia, costituisce la radice vera della sua lettura della società italiana, l’elemento estetico su cui Pasolini ha fondato la critica della società dei consumi. Le scomparsa delle lucciole per colpa dell’inquinamento non è solo la metafora della modernizzazione senza sviluppo. È anche la rappresentazione della scomparsa dei ragazzi eterosessuali con cui lui cercava l’incontro sessuale. Dai suoi studi emerge che le contraddizioni non sono solo in Pasolini. È vero. All’inizio, la sinistra lo ha ripudiato ed espulso. Ma poi, quando diventa un intellettuale importante torna a dialogarci. Alla sua morte ne fa addirittura una specie di profeta. Pasolini è anche stato usato come un maglio per schiacciare gli altri intellettuali. Quante volte negli anni Settanta e Ottanta si è sentita la domanda “che cosa avrebbe detto Pasolini di fronte a questa o quella questione?”. Oggi sono arrivati a farne un santino, una specie di padre Pio. La realtà è che aveva capito molte cose e altre no.

Lei è molto critico con chi considera irrisolto il giallo dell’omicidio di Pasolini. Ci può spiegare perché?

Io non sono contrario alla riapertura del processo. Non ho mai scritto che sia stato solo Pelosi a ucciderlo, ma è molto probabile (come hanno dimostrato in tanti, a partire da Marco Tullio Giordana nel suo film Un delitto italiano) che sia un delitto commesso da più persone, e che i responsabili ancora non siano stati tutti scoperti. Per cui io sono d’accordo con chi sostiene che le indagini siano state fatte male e in modo frettoloso. Semplicemente ritengo che l’omicidio di Pasolini non sia uno dei tanti misteri all’italiana. In molti a sinistra hanno aderito alla teoria del complotto architettato dai servizi segreti deviati per eliminare Pasolini che in Petrolio avrebbe svelato gli autori degli attentati neofascisti di fine anni Sessanta. Lei cosa ne pensa? Penso che la sinistra in Italia non abbia mai preso atto della propria sconfitta politica e per questo fantastichi la presenza di forze occulte dietro a qualunque momento cruciale della vita socio-politica del Paese (stragismo, caso Moro e così via). Non che la Gladio non sia mai esistita, ma negli ultimi 40 la sinistra non guarda più in faccia la realtà e le dinamiche che muovono la società. Considero sintomo di paranoia questo voler a tutti i costi far rientrare la morte di Pasolini in uno dei misteri italiani. E ribadisco che la verità di questa storia è semplice e sotto gli occhi di tutti.

E qual è?

È scritta in Petrolio ma anche negli articoli raccolti in Scritti corsari e Lettere luterane. Pasolini ha attinto ai rapporti dei servizi segreti pubblicati sul più importante settimanale italiano dell’epoca, da fotocopie di libri che gli aveva fornito Elvio Fachinelli. Ma Pasolini era un visionario. Può aver visto anche più vero del vero ma la sua è letteratura. Io non penso che si uccida uno scrittore per questo.

Left 44/2010

Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con numerosi periodici, tra cui “Left”, il settimanale uruguayano “Brecha” e “Latinoamerica” la rivista fondata e diretta da Gianni Minà. Sul web scrive per “MicroMega” e “Globalist”, la prima syndication italiana di giornalisti professionisti, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica“Babylon Post”, è condirettore di “Cronache Laiche”. Cura da anni un blog, “Chiesa e pedofilia”, in cui sono raccolte notizie, inchieste e approfondimenti sui crimini pedofili nel clero cattolico. Con L’Asino d’oro edizioni ha pubblicato nel 2010 Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro, nel 2014 Chiesa e pedofilia, il caso italiano e nel 2015 Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos.

Discussione

3 pensieri su “Pasolini fuori dal mito

  1. grazie per averne parlato… arums🙂

    Pubblicato da arums | 23 novembre 2010, 12:23 am
  2. Un’intervista del 1965 in un’Italia in bianco e nero, Pasolini affronta vari tabù come l’omosessualità
    (comizi d’amore).

    I suoi modi e gesti sono considerati a primo impatto fuori dai schemi e quindi “scandalosi”, come il modo di pensare di “sinistra”, una parte di Sinistra.

    E se sei un conservatore ti attieni alle leggi che regolano la nostra società e non hai motivo di cambiare.
    perché: “è così che funziona il mondo, i potenti ,le banche,i poveri,le guerre,l’inquinamento…e noi ci dobbiamo adattare! ..”per un posto sulla poltrona d’oro dell’aldilà ”

    Sono passati più di 40 anni e oggi AlmenO la metà delle popolazioni avanzate tollera l’omosessuale.

    Sicuramente per la restante metà rimane un po’ difficile comprendere questo nuovo modo di “vivere” (che avviene da sempre ) ma i media che sono il punto di riferimento di idealismo per i più confusi , hanno (i media) la capacità di portare masse di gente nella stessa solita rassicurante unica direzione.

    E grazie a questo grande mitico giro di notizie bombardate a valanga che risparmia il nostro tempo di ricerca
    su cosa è fonte di vere …stronzate e cosa ‘ è ‘… e basta,
    capita di trovare ad esempio indifferenza tra omosessualità e pedofilia facendone di tutta un erba un fascio .

    è più facile inquadrare una persona e giudicare senza conoscere su passaparola e starsene seduti a guardare passivamente.

    Ma direi di affidarci a documenti attendibili come le sue parole ,i suoi scritti,i suoi film,le sue conoscenze per capire che persona era e cosa ha regalato al nostro paese . Io sono grato a Pier Paolo Pasolini posso dire solo questo e nessuna scusa hanno le persone che lo ridurono in quello stato,

    E se scrivessi un’articolo su ciò, mi batterei contro il fenomeno della crudeltà, dell’orrore che porta la gente a fare molte vittime che siano innocenti o non.
    E anche con chi uccide non viene risolto il fenomeno con la ghigliottina .
    bensì queste persone vanno aiutate e ascoltate anche se il perdono non sarà mai dato

    E anche per i pedofili in Germania hanno aperto molti centri per aiutare queste persone

    Se vuoi cambiare il mondo o almeno una parte l’odio è un pessimo mezzo.

    FAbio

    Pubblicato da fabio | 8 marzo 2016, 5:27 pm
  3. Lei di Pasolini non ha capito proprio niente.

    Pubblicato da gianluca | 12 settembre 2016, 1:39 am

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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