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Chiesa e pedofilia

Chiesa e pedofilia: I media internazionali e gli scandali del 2010. L’informazione come si deve

Germania, Der Spiegel: Perché il Papa non si dimette?

Di fronte alle accuse di silenzio sugli abusi sempre più insistenti «perché il Papa è ancora in carica?»: se lo chiede il settimanale tedesco Der Spiegel in un commento pubblicato online. Il Papa – osserva Der Spiegel – viene messo sempre più in «cattiva luce» dallo scandalo degli abusi sessuali su minori, la Congregazione per la dottrina della fede ha «rinunciato» nel 1996 – quando Benedetto XVI guidava questo organismo – a punire un prete pedofilo e la sua autorevolezza come leader della Chiesa «diminuisce: allora – conclude – perché è ancora in carica?». Ansa, 26 marzo 2010

 

Stati Uniti, National Catholic Reporter: Cattiva gestione, il Papa risponda

Un coro di voci sempre più furiose si alza in seno alla Chiesa Cattolica americana, chiedendo una serie di risposte da parte del Vaticano ai suoi numerosi interrogativi. Oltre ad accusare i vertici di avere contribuito ad insabbiare nel corso degli anni una serie di abusi commessi dai preti sui minori, i cattolici Usa ce l’hanno per i toni usati in passato attraverso affermazioni smentite dai fatti, come la convinzione che il fenomeno della pedofilia sia essenzialmente americano (o anglosassone), e non riguardi le altre chiese. Una voce autorevole come padre James Martin, un famoso gesuita americano, spiega che per risolvere lo scandalo della pedofilia le Chiese Cattoliche devono prendere quella americana come modello. Martin, uno dei responsabili di America Magazine, il settimanale dei gesuiti Usa, spiega in una intervista telefonica con l’ANSA che la Chiesa americana, investita da un enorme scandalo di abusi sui minori all’inizio del secolo, ha tentato di fare il necessario per risolvere il caso affrontando il problema «con grande vigore e trasparenza, cercando di ottenere il perdono, scusandosi e offrendo riparazioni». Solo in questa maniera, puntualizza il gesuita, «si potranno gettare le basi necessarie perché questo non succeda mai più», mentre occorre evitare l’atteggiamento contrario e cioè «nascondere la verità e accusare i media. Risolvere il problema aiuterà la Chiesa». È particolarmente severo il National Catholic Reporter, che in un editoriale chiede a Papa Benedetto XVI di rispondere agli interrogativi sulla «cattiva gestione» dei casi di abusi sessuali nel clero, non solo durante la attuale crisi ma anche in precedenza. Cioè durante il suo mandato negli anni Ottanta come Arcivescovo di Monaco e quindi come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, in Vaticano. «Il Santo Padre deve rispondere direttamente agli interrogativi, in un foro credibile, sul suo ruolo come arcivescovo di Monaco, alla Congregazione per la Dottrina della Fede e come Papa», scrive il Ncr, aggiungendo: «Lo chiediamo come giornalisti, ma soprattutto come cattolici convinti che a circostanze straordinarie occorra una risposta straordinaria». Una prima risposta alle preoccupazioni della Chiesa Usa le ha date il cardinale americano William Levada, attuale prefetto per la Congregazione della Dottrina della Fede, secondo cui gli scandali sono venuti alla luce anche perché Giovanni Paolo II e l’allora cardinale Joseph Ratzinger (il suo predecessore alla Congregazione) hanno cambiato radicalmente le cose, rifiutando di chiudere gli occhi. L’affermazione non sembra pero’ convincere tutti. «Se non ci fosse stato il Boston Globe, lo scandalo della pedofilia negli Usa non sarebbe mai venuto fuori, e lo pensiamo in tanti», spiega un prete americano chiedendo di mantenere l’anonimato. Ansa, 27 marzo 2010

 

Gran Bretagna, Guardian: Italia-Vaticano contro Resto del mondo

Sulla questione pedofilia «è guerra tra Vaticano e resto del mondo», titola un articolo del quotidiano inglese The Guardian, riprendendo una dichiarazione dell’arcivescovo di Acerra monsignor Antonio Riboldi. Il giornale londinese dà ampio spazio ai recenti casi di abusi emersi in ambito ecclesiastico sottolineando che «c’è una forte differenza tra la visione dell’Italia e della Santa Sede e quella degli altri Paesi». Nell’articolo si fa riferimento a un sondaggio promosso in Germania dalla rivista Stern, secondo cui, dopo lo scoppio dello scandalo pedofilia, la fiducia in Benedetto XVI «è crollata, dalla fine di gennaio, dal 62% al 39%. Dall’altro lato, scrive The Guardian, le opinioni sono diverse con il vaticanista italiano Sandro Magister che sul suo sito sostiene come «le critiche al pontefice hanno rafforzato la sua autorità, sia rispetto ai vescovi sia rispetto ai fedeli». Ratzinger, aggiunge Magister, sta uscendo dallo scandalo «più forte di prima, come un uomo molto deciso che è visto dalla Chiesa come colui che ha fatto più di ogni altro per combattere la piaga della pedofilia». Secondo il Guardian, tuttavia, oltre i confini italiani le impressioni sono ben diverse. Il britannico Michael Walsh, autore e biografo cattolico, ritiene che il pontefice «è destinato a subire danni. Lo scandalo si sta pian piano avvicinando a lui». E – conclude Walsh – il caso degli abusi influenzerà anche la visita in Gran Bretagna del pontefice: «Qui non è popolare e non penso avrà una calda accoglienza». Ansa, 27 marzo 2010

 

Pedofilia, Avvenire: Contro il Papa “vociare vigliacco”

«Il vociare vigliacco contro un Papa che spende ogni energia per rialzare l’uomo, la sua anima, la sua ragione» è nuovamente condannato con forza dal quotidiano cattolico Avvenire, in un editoriale firmato da Francesco Ognibene. « È chiaro – accusa il giornale di proprietà dell’episcopato italiano – che più d’uno desideri di sporcare la veste bianca di questo testimone limpido e forte, e allestisca con ogni cura progetti di rovina». Ansa, 30 marzo 2010

 

Stati Uniti, New York Times: Una inquisizione per il Papa

«Un’inquisizione per il Papa?». La columnist del New York Times Maureen Dowd, nota per la sua penna al vetriolo, lancia un’altra provocazione oggi dopo avere proposto alcuni giorni fa, in un altro articolo, «una suora come Papa». «Arricchendola con l’immagine della corona di spine, la Chiesa Cattolica ha avviato un blitz di pubbliche relazioni nella settimana di Pasqua per difendere un Papa che ha seguito la cultura perversa di proteggere i molestatori e la reputazione della Chiesa piuttosto che i bambini (a volte disabili) vittime degli abusi», scrive la giornalista oggi sul New York Times. «Questa settimana di confessioni speciali procede mentre il Papa resiste alla pressione da parte dei cattolici di tutto il mondo di offrire la sua propria confessione e penitenza sulla cascata di abusi sessuali che furono ignorati anche dalla diocesi in Germania e dal dipartimento in Vaticano da lui a suo tempo guidati», scrive la Dowd. Così la Settimana Santa è diventata la settimana del “Cover-Up” e del “Dai la colpa agli altri”. Nella sua campagna di difesa, il Vaticano «ha così lasciato andare il catechismo e preso invece in mano il manuale di pubbliche relazioni usato da Washington per i peccati politici», afferma la columnist. La Dowd elenca la strategia di base usata dal Vaticano per proteggersi. «Primo: dichiara qualsiasi nuova rivelazione “vecchia e poco importante”. Secondo: dai la colpa a qualcun altro anche se si tratta del tuo predecessore avviato alla santità. Terzo: afferma che il nero è bianco. Quarto: demonizza i gay. Quinto: dai la colpa alle vittime. Sesto: alza un po’ di polverone. Settimo: usa la “’difesa Cheney” dell’onnipotenza, che il vice-presidente applicava ai segreti della Casa Bianca. Gli avvocati del Vaticano sosterranno che il Papa gode di immunità come capo di Stato e che i vescovi che hanno permesso una cultura di abuso non erano dipendenti del Vaticano. Forse lavoravano per la Enron». Ansa, 31 marzo 2010

 

Gran Bretagna, Economist: Papa sbaglia, non è “chiacchericcio”

Il Papa ha sbagliato a non affrontare apertamente lo scandalo pedofilia che sta scuotendo la Chiesa cattolica e le accuse che – seppur indirettamente – lo riguardano, dando l’impressione di pensare che tutta la vicenda si riduca a un mero “chiacchiericcio”. A sostenerlo è il settimanale britannico “The Economist” nel nuovo numero in uscita domani di cui è stata fornita un’anticipazione. In un articolo del corrispondente da Roma – titolato “’Quando le parole mancano, ancora una volta” -, il settimanale osserva che il Pontefice domenica scorsa, durante la messa delle Palme all’inizio della settimana santa, «aveva un’opportunità perfetta per rispondere». Benedetto XVI però, sostiene l’Economist, «non ha fatto alcun riferimento specifico allo scandalo, ma ha spiegato che la fede avrebbe aiutato i fedeli a non lasciarsi intimidire dal “chiacchiericcio delle opinioni dominanti”». «Inevitabilmente – scrive ancora il settimanale – il suo è stato interpretato come un riferimento allo scandalo, ed è rimasta l’impressione che Benedetto pensasse che le accuse di pedofilia siano solamente chiacchiericcio. È stato uno scivolone che il Vaticano non poteva permettersi nel mezzo di una crisi che minaccia la fedeltà di molti cattolici». Il settimanale riporta poi le ultime vicende che hanno chiamato in causa Benedetto XVI quando era arcivescovo di Monaco e poi prefetto per la Congregazione della Dottrina della Fede assieme alle proteste dei vertici ecclesiastici, secondo i quali è «ingiusto» attaccare Ratzinger, un papa che si sta muovendo con molta maggior forza rispetto al suo predecessore nell’affrontare gli abusi sessuali. «Ma ci sono prove del fatto che egli non sia stato sempre così intransigente – chiude l’Economist – e per adesso, in questo affare, il passato conta più del presente». Ansa, 31 marzo 2010

 

Stati Uniti, Wall Street Journal: Catastrofe della Chiesa Cattolica, la Santa Sede non attacchi i media, li ringrazi

“La catastrofe della Chiesa cattolica”. Così s’intitola un duro intervento sul sito web del Wall Street Journal di Peggy Noonan, figura molto autorevole della destra americana, in cui osserva che «la Chiesa dovrebbe ringraziare la stampa», per aver fatto emergere lo scandalo dei preti pedofili, «e non attaccarla». Il giudizio di Noonan, ex ghost writer ed assistente particolare del Presidente Ronald Reagan, è molto severo. Di recente capita spesso, scrive Noonan, che individui cresciuti all’interno di organizzazioni «potenti e venerabili», credano che qualsiasi loro azione non possa danneggiare «l’istituzione» a cui appartengono. Pertanto credono sia possibile ogni abuso, senza che ai singoli membri sia chiesto di proteggere l’intero «establishment» che si ritiene «invulnerabile». «In passato è capitato a Wall Street», sintetizza Noonan, oggi capita alla «Chiesa cattolica», in cui «centinaia di sacerdoti e vescovi hanno sempre pensato di poter fare qualsiasi danno alla Chiesa e che tutto si sarebbe risolto», che, alla fine, «la vecchia Chiesa sarebbe sopravvissuta». «Ma noi vediamo in modo più chiaro rispetto all’anziana gerarchia cattolica i danni che questi scandali hanno provocato». Danni che, secondo Noonan, condizioneranno almeno una generazione. «Una catastrofe – la definisce Noonan – diventata pubblica prima negli Stati Uniti e ora in Europa, in grado di incrinare la reputazione e l’autorità della Chiesa». Infine difende a spada tratta il comportamento della stampa sull’intera vicenda: «I vertici ecclesiastici hanno attaccato i giornali dicendo che hanno fatto gossip pieni di attacchi faziosi. Ma non è vero. I media, in Usa come in Europa, sono in questo momento i migliori amici della Chiesa perché hanno raccontato i fatti e hanno spinto la Chiesa ad affrontare l’argomento. Il Vaticano non dovrebbe attaccarli ma ringraziarli per il loro lavoro». Ansa, 2 aprile 2010

 

Pedofilia, Radio vaticana: Rapporto Usa coinvolti solo lo 0,03% di preti

La “campagna” orchestrata contro la Chiesa cattolica risulta «ancora più strana e paradossale» se si pensa che ad esempio negli Stati Uniti i sacerdoti cattolici coinvolti in casi di abusi pedofili sono meno dello 0,03%. È quanto scrive la Radio Vaticana sul suo sito web citando «un rapporto governativo statunitense del 2008 sugli abusi». «Per oltre il 64% – riporta la Radio Vaticana sulla base del rapporto – sono commessi da genitori, parenti o conviventi, dunque all’interno delle relazioni familiari; nelle scuole del Paese quasi il 10% dei ragazzi subisce molestie. Per quanto riguarda i sacerdoti cattolici coinvolti – conclude – si stima che siano meno dello 0,03%». Ansa, 5 aprile 2010

 

Germania, Stern: Maciel protetto da Wojtyla, Ratzinger fermò il caso

«Quando il cardinale Joseph Ratzinger (oggi papa Benedetto XVI) ancora guidava la Congregazione per la dottrina della fede, la sua istituzione archiviò una processo inquisitorio nonostante fossero state formulate le più pesanti accuse» verso Marcial Maciel Degollado, fondatore dell’ordine dei Legionari di Cristo, «particolarmente protetto dal defunto papa Karol Wojtyla». Lo scrive il settimanale tedesco Stern – in un’anticipazione diffusa oggi – sottolineando che sarà presentato «a fine aprile» il rapporto sull’ispezione ordinata l’anno scorso da papa Benedetto XVI sulle istituzioni legate all’ordine dei Legionari di Cristo dopo le accuse a Degollado, morto nel 2008, di abusi sessuali e concubinato, scrive ancora lo Stern nel riproporre il caso del prete messicano che «ha violentato decine di seminaristi minorenni». Oltre alle note accuse nei confronti di Maciel, il settimanale di Amburgo parla di suoi «conti alle Bahamas» e di una sua presunta capacita’ di bloccare «per anni tutte le inchieste» interne in quanto «era uno dei più efficienti raccoglitori di donazioni della Chiesa cattolica ed un particolare protetto del defunto papa Karol Wojtyla», ribadisce lo Stern. Il processo contro il fondatore dei legionari di Cristo, come registrarono le cronache, subì rallentamenti durante il pontificato di Giovanni Paolo II e registrò invece un’accelerazione dopo la sua morte con l’elezione di Benedetto XVI. Nel 2006, sotto papa Ratzinger, il Vaticano, al termine di un’inchiesta quasi decennale su abusi sessuali ai danni di seminaristi, decise comunque la sospensione “a divinis” di Maciel e, tenendo conto sia della sua età avanzata sia della sua salute cagionevole, si rinunciò al processo canonico (che avrebbe potuto portare alla riduzione allo stato laicale): Maciel fu però invitato ad una vita riservata di preghiera e di penitenza e alla rinuncia ad ogni ministero pubblico. Ansa, 7 aprile 2010

 

Francia, Le Monde: Bilancio di Benedetto XVI appare oscuro

«Dopo cinque anni di pontificato, il bilancio di Benedetto XVI appare oscuro». Lo scrive il quotidiano francese Le Monde, che oggi – in due lunghe pagine intitolate “La Chiesa, tra via crucis e rinnovamento” – raccoglie diversi punti di vista in merito allo scandalo dei preti pedofili. «L’ondata di vicende di pedofilia si aggiunge ai fallimenti dell’ecumenismo e del riavvicinamento interreligioso. Quale avvenire per il cattolicesimo?», si chiede ancora il quotidiano francese, secondo cui il bilancio provvisorio del pontificato di Benedetto XVI e il suo stile «sono controversi». In un altro articolo la giornalista Caroline Fourest punta il dito contro l’espressione “papafobia”. «Esattamente come la parola islamofobia, che serve a far passare per razzista ogni spirito critico dell’integralismo islamico, anche la parola “papafobia” è stata forgiata per intimidire». Sul suo sito internet Le Monde pubblica inoltre un appello firmato da decine di personalità politiche e della società civile, dal titolo “Solidali con le vittime e solidali con la Chiesa cattolica: l’appello dei cristiani per la verità». Ansa, 9 aprile 2010

 

Stati Uniti, New Yorker: Iniquità peggio che ai tempi di Lutero

Le «iniquità» che stanno agitando in questi giorni la Chiesa per lo scandalo della pedofilia «sono più scioccanti» di quelle che indignarono mezzo millennio fa Martin Lutero: lo scrive il settimanale New Yorker intervenendo per la prima volta sull’emergenza degli abusi sessuali del clero cattolico. Secondo il New Yorker la differenza rispetto al clima da cui scaturì la Riforma protestante, è che «la società di oggi è incomparabilmente più libera di allora». La rivista americana ricorda gli attacchi della stampa e dei vertici vaticani ai media ma afferma che, «senza la loro perseveranza, le sofferenze di decine di migliaia di bambini sarebbero tuttora un segreto». E se la Chiesa «riuscirà a liberarsi della sua vergogna avrà un debito di riconoscenza con gli avvocati, i giornalisti e soprattutto le vittime e le loro famiglie che hanno avuto il coraggio di perseverare, contro una resistenza formidabile, per ottenere giustizia». Ansa, 13 aprile 2010

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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