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Salute

La grande truffa degli psicofarmaci

Malattie inventate per vendere pasticche. Un’interrogazione del Pdl denuncia il caso dell’Adhd, la sindrome da deficit dell’attenzione e iperattività dei bambini di Federico Tulli

Colpevoli di essere bambini. Come oramai accade con regolarità da tempo, l’inizio dell’anno scolastico in Italia coincide con un aumento esponenziale di articoli e spazi pubblicitari sui più importanti media nazionali in cui si tessono le lodi della somministrazione di psicofarmaci agli scolari di elementari e medie. Ansia, depressione, Adhd (Sindrome da deficit dell’attenzione e iperattività) sono le parole più ricorrenti. E non è un caso, poiché sono anche le diagnosi più diffuse per queste fasce di età sulla base dei criteri stabiliti dal Dsm IV, il manuale statistico diagnostico dei disturbi mentali dell’American psychiatric association, una sorta di bibbia del settore (e delle case farmaceutiche). Sintomi considerati patologici ma che in realtà sono normali manifestazioni caratteriali, alimentano in Italia un fiorente mercato sulla scia di quello statunitense, dove le medicine per “calmare” o “svegliare” un ragazzino reo di essere estroverso o timido si possono acquistare anche al supermercato. I numeri della violenza (e della truffa) sono da brivido. Secondo l’ultimo dossier pubblicato a fine 2009 dal Parlamento europeo, in Italia circa il 9 per cento degli under 14 ha avuto una diagnosi di Adhd. Gioire per un bel voto in italiano, annoiarsi a una lezione di catechismo, prendersi una cotta per una coetanea, essere triste per la fine delle vacanze, fare delle marachelle comporta, secondo i soloni di Oltreoceano, la necessità di modulare gli eccessi emotivi con l’assunzione di psicofarmaci. In Italia questa condanna tocca a un numero di bambini compreso tra i 30 e i 60mila, nonostante numerosi studi abbiano dimostrato che la sindrome di Adhd non esiste. Sulla questione alcuni senatori del Pdl hanno presentato un’interrogazione al ministro della Salute, Ferruccio Fazio. Nel mirino degli esponenti della maggioranza (primo firmatario Antonio Gentile) c’è la quinta edizione del Dsm la cui pubblicazione è stata annunciata nel 2013. I senatori, sospettando che sia in atto l’invenzione di sindromi per vendere farmaci ad hoc, chiedono al ministro che «l’Italia si adoperi affinché il Dsm V non contenga elementi di patologia che, a prima vista, sembrano assurdi», e lo invitano ad approfondire la vicenda «dell’Adhd, che secondo prestigiosi istituti universitari potrebbe anche non esistere, ma che frutta cinque miliardi di dollari alla casa farmaceutica che distribuisce il farmaco utilizzato per la sindrome infantile». Per capire a cosa si può andare incontro affidandosi al manuale americano e a medici senza scrupoli, i parlamentari ricordano nell’interrogazione che «verrà considerata patologia psichiatrica la sindrome premestruale che è una condizione fisiologica e comune forse al 100 per cento delle donne». E concludono: «Noi non vogliamo alimentare sospetti e né fare riferimento al fatto che molti dei componenti di questa task force (che sta lavorando alla revisione del Dsm IV, ndr) sono anche consulenti delle più importanti case farmaceutiche americane. Abbiamo rispetto per le persone e per la scienza ma ci sono cose che non quadrano».

Il libro

Pillole killer

Dacci oggi le nostre medicine quotidiane (Nuovi Mondi) della giornalista statunitense Melody Petersen è un ficcante libro-inchiesta che apre uno squarcio di luce sul nebuloso mondo dei farmaci. Oggetto d’indagine non sono solo i crimini delle aziende produttrici che falsificano i test o alterano i dati pilotando gran parte della ricerca in campo medico fino a redigere da sé articoli che poi verranno firmati da scienziati di fama. Petersen punta il dito anche sul sottobosco di venditori senza scrupoli, medici corrotti e malati immaginari, mostrando come le farmaceutiche li paghino per moltiplicare le prescrizioni di pillole, al contempo attuando un marketing aggressivo per far passare il messaggio che siamo tutti «più o meno malati» e che la soluzione ai nostri problemi consiste nell’assumere almeno un farmaco al giorno. f.t.

left 37/2010

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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