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Ricerca scientifica

L’occhio volante

 

Il telescopio spaziale Hubble

 

A Venezia una mostra fotografica racconta i primi venti anni di osservazioni del telescopio spaziale Hubble di Federico Tulli

Dopo anni di attesa per i continui rinvii causati dal blocco dei voli dello Shuttle, in seguito alla tragedia del Challenger, il telescopio spaziale Hubble è entrato finalmente in orbita». Era il 25 aprile del 1990 quando tutte le agenzie internazionali cominciarono a battere la notizia che l’apparecchiatura più attesa dagli astronomi di tutto il mondo era stata collocata al di fuori dell’atmosfera terrestre, a un’altezza di circa 600 chilometri, da cinque astronauti del Discovery targato Nasa. Da quel giorno, quello che ancora oggi risulta essere uno dei progetti scientifici più ambiziosi mai realizzati, frutto di una stretta collaborazione internazionale tra l’agenzia spaziale statunitense e quella europea (rispettivamente Nasa ed Esa), non ha deluso le aspettative. Sfornando senza sosta dati e fotografie che hanno permesso agli scienziati di guardare sempre più lontano nello spazio – cioè sempre più indietro nel tempo – ricostruendo passo passo molti dei più importanti eventi che hanno portato alla formazione delle stelle e delle galassie, e in diversi casi anche i loro cicli di vita completi. Per celebrare il ventennale dell’attività di questo prezioso strumento (che fino a oggi ha compiuto oltre 110mila orbite intorno alla Terra), Venezia ospita la mostra “Il telescopio spaziale Hubble alle frontiere dell’Universo”, con una selezione delle immagini astronomiche più affascinanti e spettacolari, tutte di grande formato e di straordinaria nitidezza, scattate dall’“occhio orbitante”. Foto che documentano tutti i processi evolutivi delle stelle, fino alla morte a volte catastrofica, come accade nelle supernovae, nonché le indagini compiute sui pianeti del nostro Sistema solare e sulle galassie, fino ad arrivare alle riprese degli oggetti cosmici più distanti mai osservati, ai confini dell’Universo conosciuto. Organizzata da Space telescope-european coordinating facility, Space telescope science institute e Istituto veneto di Scienze, lettere e arti, con il patrocinio di Esa e Nasa, “Il telescopio spaziale Hubble alle frontiere dell’Universo” è aperta fino al 15 ottobre 2010.

Info: http://www.stecf.org

La ricerca non dorme

«Le novità possono mettere a repentaglio le Repubbliche e gli Stati, e allora chi ha il potere, che è ignorante, diventa giudice e piega gli intelligenti».

Questo appunto vergato da Galileo Galilei 400 anni fa ci ricorda che la vita dello scienziato in Italia non è mai stata facile. E – pensando agli “ostacoli” allora incontrati dal genio toscano e all’introduzione della lettura della Bibbia nelle scuole, annunciata in questi giorni dal ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini – ci aiuta a comprendere perché ancora oggi, chi fa ricerca, chi cerca «le novità» e chi vuole scoprire la verità (con la “v” minuscola”) sia continuamente aggredito dal «potente» di turno con politiche al ribasso, assenza di programmazione, tagli ai finanziamenti, cervellotiche modalità contrattuali. E zero assunzioni. Nonostante l’ottusità delle istituzioni, il rapporto tra opinione pubblica e mondo della ricerca rimane solido. Lo testimoniano i numerosi e affollatissimi festival scientifici di levatura internazionale che da anni si svolgono nella penisola (Bergamo, Genova, Roma solo per citarne alcuni). E lo testimoniano attese manifestazioni come “La settimana della scienza” che si festeggia in tutta Italia dal 18 al 26 settembre. Centinaia di eventi gratuiti per far incontrare pubblico e scienziati, e fare luce sul mondo della scienza e sul ruolo che essa ricopre nella vita di tutti i giorni. Momento clou, venerdì 24, con la “Notte europea dei ricercatori”, l’appuntamento promosso dalla Commissione europea in collaborazione con i maggiori istituti di ricerca, organizzato contemporaneamente in oltre 260 città. Con spettacoli, esperimenti, visite guidate nei laboratori in compagnia dei protagonisti delle più affascinanti attività di ricerca. Info: http://www.frascatiscienza.it

left 36/2010

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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