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Bioetica

Bioetica a mani giunte

Dopo 50 giorni, finalmente reso pubblico il parere del Cnb sull’insegnamento della materia nelle scuole. L’allarme del professor Flamigni: un documento che prescrive i principi della morale cattolica. Suo l’unico voto contrario di Federico Tulli

«Quasi tutti i documenti del Comitato nazionale per la bioetica (Cnb) sono documenti di “bioetica cattolica”». Il ginecologo Carlo Flamigni spiega così, in una postilla al parere su Bioetica e formazione nel mondo della scuola, perché è stato l’unico componente del gruppo di lavoro del Comitato a votare contro l’approvazione del testo finale. Il documento, licenziato il 16 luglio scorso dal Cnb, è stato pubblicato questa settimana sul sito del governo poche ore dopo che left ne aveva ottenuto una copia via mail dalla Presidenza del consiglio. Ecco alcuni significativi passaggi del parere che traccia il percorso per l’insegnamento della bioetica nelle scuole superiori, come prevede un protocollo siglato il 15 luglio 2010 con il ministero dell’Istruzione. Secondo il Comitato, si legge nell’introduzione, «per prendere parte democraticamente al dibattito pubblico sulle scelte che incidono sulla vita di tutti, come le scelte su questioni bioetiche rilevanti, occorre non solo l’informazione, che pure svolge un ruolo primario, ma anche la formazione. Una formazione complessa, difficile, che non può essere lasciata al caso o affidata ai messaggi dei vecchi e dei nuovi media». Inoltre, «pur riconoscendo l’importanza delle numerose iniziative portate avanti da università, centri di ricerca, associazioni, o promosse da presidi e docenti, il parere evidenzia il carattere episodico e non strutturato di tali iniziative. Il Cnb raccomanda, invece, che l’educazione alla bioetica sia condotta in modo continuativo da docenti adeguatamente formati al fine di garantire ai giovani la preparazione di base per partecipare attivamente al dibattito bioetico, promuovendo lo sviluppo di un giudizio morale autonomo e di una coscienza critica sulle principali questioni di bioetica, nel rispetto dei valori etici fondamentali in una società pluralista e democratica».

Premesso che tra i 41 componenti del Cnb non c’è un solo buddista, musulmano o protestante, per capire a quali «valori etici» si riferisca il Comitato presieduto dal professor Francesco Paolo Casavola, è sufficiente ritornare alle parole iniziali del professor Flamigni. Oppure possiamo ricordare un brano dell’intervista rilasciata poche settimane fa a left dal senatore del Pd e docente di Chirurgia dei trapianti, Ignazio Marino: «Sono sbigottito di questa proposta – osservava Marino -. Il Cnb è un organismo di nomina politica, designato dal governo in carica. La laicità contenuta nella nostra Costituzione dovrebbe essere la nostra stella polare… non vorrei che nelle scuole, viste le politiche di questo governo, si spacciassero per nozioni scientifiche giudizi di natura etica. Sarebbe sbagliato, in ogni caso, indipendentemente da chi è al governo».

È un rischio reale quello paventato dal senatore? Nel documento vengono invocati il «pluralismo», la «democrazia», «il dibattito pubblico». Ma queste parole mal si combinano sia col disconoscimento del ruolo formativo di «università, centri di ricerca, associazioni» e «dei media», sia, soprattutto, con l’emanazione di un testo votato all’unanimità da un organo che dovrebbe essere di consulenza (della Presidenza del consiglio) e quindi solo descrittivo delle diverse soluzioni “etiche” a disposizione della pubblica opinione. Scrive pertanto Flamigni: «Definire i documenti del Cnb neutrali e pluralisti è scorretto e altrettanto scorretto è quindi indicarli nel documento come testi fondamentali ai quali fare riferimento per l’insegnamento della bioetica nelle scuole: in realtà i documenti “descrittivi” del Cnb sono pochissimi, quasi tutti hanno il carattere prescrittivo, il che è naturalmente conseguente al fatto di aver confinato i pareri della minoranza in codicilli di dissenso». Così questo testo, conclude Flamigni, «perde tutte le sue qualità fondamentali perché contiene una dichiarazione che non corrisponde alla verità. Cosa assolutamente inaccettabile soprattutto per un elaborato che si rivolge agli educatori e ai giovani». Tanto più lo è, in un Paese nel quale la laicità è un «principio supremo dello Stato», come sancito dalla Corte costituzionale (di cui Casavola è presidente emerito) con l’articolo 4 della sentenza 203/1989.

left 35/2010

Il link al documento:

http://www.governo.it/bioetica/pareri_abstract/Bioetica_Formazione_mondo_della_scuola2.pdf

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
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