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Ricerca scientifica

La ricerca bandita

Negli Stati Uniti un giudice blocca i fondi federali agli studi sulle staminali embrionali. Ma i nuovi progetti vanno avanti grazie ai soldi dei privati. Il “caso Italia” di Federico Tulli

Lunedì 30 agosto, il National institutes of health (Nih), l’agenzia nazionale responsabile per la ricerca medica negli Stati Uniti, ha intimato a tutti i suoi scienziati impegnati nello studio delle cellule staminali embrionali umane d’interrompere immediatamente i loro progetti di ricerca. È la prima conseguenza dell’ingiunzione con cui il 24 agosto un giudice federale ha ritenuto illegittimi i finanziamenti pubblici a questo tipo di studi, sbloccati con un decreto del presidente americano Barack Obama il 9 marzo 2009. Nell’accogliere una denuncia presentata da un ex ricercatore del Massachusetts institute of technology di Boston, sostenuto da associazioni cristiane, il giudice Royce Lambert ha ravvisato nella decisione di Obama la violazione di una legge federale che proibisce al governo di finanziare qualsiasi iniziativa che implichi la distruzione di embrioni umani. Il direttore della Nih, Francis Collins, ha spiegato che la sentenza costringe l’agenzia ad accantonare qualsiasi nuovo finanziamento. I ricercatori titolari di sovvenzioni potranno continuare il loro lavoro ma, ha detto Collins, alla loro scadenza i fondi non verranno rinnovati. Numerosi studi sulle embrionali portati avanti con denaro federale sono attivi anche in diverse università americane, al momento di andare in stampa non è però chiaro se abbiano preso decisioni analoghe a quella del Nih. Questo perché il dipartimento di Giustizia Usa sta ancora valutando le opzioni a disposizione per difendere la svolta di Obama il quale, firmando il decreto con cui eliminava le restrizioni imposte nel 2001 dal suo predecessore George W. Bush, motivò così la sua scelta: «La ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali diminuirà le sofferenze. Arriverà il giorno in cui parole come “terminale” o “incurabili” scompariranno finalmente dal nostro vocabolario». Dunque, cosa accadrà ora? Quali prospettive per un ambito di ricerca considerato dalla comunità scientifica mondiale il più promettente per la comprensione e quindi la cura di gravi malattie genetiche? Per capire quali effettive conseguenze può avere la sentenza di Lambert e anche per fare il punto sullo stato della ricerca in questo campo, left ha rivolto alcune domande a Elena Cattaneo, direttrice del Centro di ricerca su cellule staminali della Statale di Milano.

Professoressa Cattaneo, storicamente partono dagli Stati Uniti gli input per l’avanzamento della ricerca nel campo delle staminali. Come ha reagito agli ultimi eventi la comunità scientifica internazionale?

La nostra speranza è che questa cosa si risolva presto in un nulla di fatto, con un nuovo intervento di Obama. Peraltro questi studi sono sempre andati avanti col freno a mano tirato. Bisogna dirlo, con difficoltà create inutilmente dalle istituzioni politiche. Un eventuale blocco dei fondi federali potrà rallentare la ricerca ma non fermarla. Lo dimostra il fatto che il blocco imposto da Bush non ha impedito agli studi sulle embrionali di progredire in maniera eccezionale. Raggiungendo risultati di cui abbiamo beneficiato tutti. Oggi sappiamo cosa sono queste cellule, che potenzialità hanno, come farle crescere. In questi dieci anni di ricerca, nel 2007, è stata scoperta da Shinya Yamanaka e James Thompson la possibilità di riprogrammare le cellule adulte fino a farle regredire allo stato embrionale. Grazie alle staminali embrionali sappiamo come produrre cellule specializzate del cuore e neuroni come nessun’altra cellula staminale sa fare. Tanta conoscenza acquisita, che serve per avvicinarsi sempre più alla cura.

Come è stato possibile, nonostante Bush?

Grazie agli ingenti finanziamenti riconosciuti a università e centri di ricerca da fondazioni private o da singoli cittadini donatori, i primi anni Duemila sono stati costellati di scoperte, di risultati enormi che hanno permesso a tutto il mondo di cominciare a lavorare sulle embrionali. È stata l’America di Bush, paradossalmente, a fare da apripista ai filoni di ricerca più promettenti.

Fondi privati che hanno una ricaduta sulla salute pubblica. È davvero così?

La ricerca è sostenuta da privati ma le scoperte diventano di dominio pubblico. Quindi tutti beneficiano dei risultati. Poiché questo succede anche in caso di finanziamento statale, la domanda che mi pongo è: che senso ha la sentenza se in termini di ricaduta sulla comunità i risultati sono identici? Seguendo la logica di chi ha fatto ricorso, e di chi lo ha accolto, se un ricercatore che lavora sulle embrionali non deve avere denaro federale, allora il pubblico non dovrebbe nemmeno beneficiare delle scoperte.

Il suo laboratorio è finanziato in parte da una fondazione americana che lavora sulla Corea di Huntington. Ci spiega come funziona il meccanismo?

La fondazione (privata) raccoglie i fondi di donatori (privati) e apre dei bandi su determinate tematiche. Chi vince la “gara” esegue il progetto di ricerca applicata e pubblica i risultati che sono così a disposizione di tutti: comunità scientifica e cittadini interessati. Ribadisco, a queste condizioni non c’è alcuna differenza con chi ottiene finanziamenti pubblici: la garanzia di trasparenza e di accessibilità al pubblico è la stessa.

Ricevete anche fondi dallo Stato italiano?

No. Premesso che l’uso di embrionali riguarda solo una parte dei nostri studi, per comprendere i meccanismi della Corea di Huntington, una gravissima patologia genetica degenerativa, a Milano lavoriamo con fondi europei del Sesto programma quadro Ue e con i finanziamenti della fondazione americana.

Come mai? Il centro che lei dirige è all’avanguardia nel mondo e il governo Berlusconi ha definito prioritaria la ricerca nel campo delle cellule staminali.

Il motivo è semplice. Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha negato ai progetti di studio sulle embrionali l’accesso all’ultimo bando pubblico emesso nella primavera del 2009. Che è quindi stato aperto solo a chi lavora sulle staminali adulte.

Ma nessuna legge italiana vieta la ricerca con le embrionali.

È vero. Come è vero che l’esclusione “preventiva” non ha alcuna ragione plausibile. Difatti con altre due colleghe, Elisabetta Cerbai e Silvia Garagna (rispettivamente, farmacologa all’università di Firenze e biologa all’università di Pavia, ndr) abbiamo fatto ricorso sia al Tar che al Consiglio di Stato. Li abbiamo persi entrambi con motivazioni per nulla convincenti ma io continuo a pensare che la nostra sia una buona causa e la rifarei anche domani. Spero che esista ancora una logica. Noi abbiamo definito quello del governo un abuso di potere e la nostra è una lotta a favore della scienza. Perché quella sulle embrionali è una ricerca ancora agli inizi e questo è un buon motivo per farla, non per bloccarla. I bandi servono per mettere in competizione le idee migliori. Ideologia e politica non entrino nel campo della ricerca.

Chi ha vinto il bando di Sacconi?

Nessuno. O meglio, ancora non si sa. Sono passati 18 mesi e gli otto milioni di euro stanziati dal ministero ancora non hanno un beneficiario. A parte l’assurdità di dover attendere un anno e mezzo per ottenere una cifra talmente irrisoria (per di più messa a bilancio nel 2006), s’immagina lei in tutto questo tempo quanto lavoro è andato perso?

left 34/2010

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
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