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Vaticano

La cricca dei clerical Vip

Prelati, affaristi, politicanti e un aspirante Papa. Il vaticanista de Il Tempo Andrea Gagliarducci svela i retroscena del nuovo scandalo che ha travolto la Chiesa di Roma di Federico Tulli

La Chiesa cattolica romana è l’istituzione politico-religiosa che da sempre si autoproclama faro della moralità universale, ma specie nell’ultimo anno una serie impressionante di scandali in ambiti diversi (pedofilia, finanza, politica) hanno minato fortemente la credibilità sia personale di alcuni suoi eminenti rappresentanti, sia del messaggio culturale che diffonde per bocca del pontefice. L’ultima crisi vaticana entrata nelle cronache quotidiane vede coinvolto il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli già presidente di Propaganda Fide. È questo un Dicastero (o Congregazione) extraterritoriale della Santa Sede, si legge sul sito del Vaticano, «fondato nel 1622 con il duplice scopo di diffondere il cristianesimo nelle zone dove ancora l’annuncio cristiano non era giunto e difendere il patrimonio della fede nei luoghi dove l’eresia aveva messo in discussione la genuinità della fede». Da quattro secoli, dunque, Propaganda Fide ha il compito di organizzare tutta l’attività missionaria della Chiesa. Per disposizione di Giovanni Paolo II, (al fine di rendere più espliciti i suoi compiti) dal 1988 la primitiva Propaganda Fide, si chiama Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. Nei mesi scorsi Sepe è finito sul registro degli indagati della procura di Perugia, per corruzione. Secondo i magistrati umbri, in cambio di appalti, mutui e case, facendo leva sul patrimonio immobiliare direttamente o indirettamente gestito da Propaganda Fide (del valore di circa 9 miliardi di euro), il prelato potrebbe aver “unto” anche politici italiani di spicco. Con quale fine? «Creare un gruppo di potere a sostegno della propria aspirazione a diventare prima segretario di Stato vaticano, infine Papa. Una scommessa persa, la sua». È la lettura che ne dà Andrea Guagliarducci, giornalista vaticanista dei quotidiani Il Tempo e La Sicilia, che ha pubblicato per il Saggiatore l’agile istant-book Propaganda Fide R.E. Un intrigo clerical Vip. A Gagliarducci left rivolge alcune domande per comprendere cos’è che tiene uniti importanti uomini di Chiesa, affaristi, politicanti e politici italiani. Un filo che le cronache degli ultimi tempi sempre più spesso stanno portando allo scoperto.

Come è nato questo libro?

Premetto che il mio non è un libro contro la Chiesa cattolica. La vera Chiesa non è la Curia, sono i fedeli, le persone, ma l’istituzione va comunque preservata perché la parte sana per essere viva nel dibattito culturale, per essere incisiva non può uscire improvvisamente da tutti i tavoli. Nello specifico, ho pensato che ci fossero tante cose da raccontare e che nessuno aveva ancora descritto in maniera organica. Fatti che non sono le inchieste in sé ma che riguardano tutto il mondo che ruota intorno alle inchieste.

I magistrati definiscono questo mondo “massa gelatinosa”. Un sottobosco di personaggi che fanno da anello di congiunzione tra una parte della politica, imprenditoria e poteri forti dello Stato italiano e una parte delle gerarchie ecclesiastiche. Chi sono queste persone?

Io li definisco “clerical vip”, perché si professano quasi tutti clericali ma generalmente sono fuori dalla Chiesa cattolica. È gente che orbita intorno a essa, che prende il conto all’Istituto opere religiose (Ior) entrando nelle associazioni che ti consentono di averlo. Che utilizza l’amicizia con l’importante uomo di Chiesa, ma anche dello Stato italiano che a sua volta ha legami in Vaticano, per farsi i propri affari o per valutare quali appoggi può ottenere per arrivare a concluderne. È un mondo che sostanzialmente non fa bene né alla politica della Penisola né a quella della Santa Sede. Cosa che Benedetto XVI ha ben presente.

Per questo una sua citazione apre ogni capitolo?

Il Papa queste cose le sa, dall’inizio. Perché è stato per venticinque anni alla guida del Sant’Uffizio, il posto in cui vengono convogliate tutte le “veline” di un certo rilievo. Lui sa bene che esistono i clerical vip ed è a quella Chiesa che li frequenta che ha “dedicato” diversi messaggi pastorali.

La merce di scambio che tiene uniti questi mondi è molto eterogenea. Ad esempio tra i vari favori sembra essere stata inserita la distribuzione di case del patrimonio immobiliare di Propaganda Fide. Qual è il tornaconto per i clerical vip?

Senza dubbio il potere. E la “distribuzione” delle case a un preciso target di clientela è il mezzo per creare un sistema di potere. Aggiungo però che viene chiamata “massa gelatinosa” proprio perché non la si può definire. È composta da un gioco di alleanze finalizzate a creare ciascuna il proprio gruppo di potere e che si mantengono nel momento in cui c’è l’interesse reciproco. Quando questo finisce, le alleanze si rompono e la “massa” prende un’altra forma. Al suo interno ci sono sicuramente massonerie, ma più spesso sono consorterie di affari in cui uno cerca di entrare. E quando ci riesce non sempre il gioco è vincente. Questo penso sia il caso di Angelo Balducci che quando non è più servito è stato scaricato. Probabilmente anche per dare un segnale forte di avvertimento all’esterno.

Balducci è un “gentiluomo del Papa” sin dagli anni ‘90. Come si ottiene questa onoreficienza?

C’è un cardinale o una persona abbastanza influente che scrive una lettera di presentazione in cui chiede che l’altro possa entrare nella famiglia pontificia.

In cambio cosa deve fare questo gentiluomo?

Più che altro bisogna andare a vedere cosa ha fatto per meritarsi la segnalazione. Una volta nominato, viene chiamato a prestare servizio presso Sua Santità. Può capitare di essere assegnato al seguito del presidente Usa, George Bush, in visita ufficiale alla Santa Sede, come è successo a Balducci. Nella sostanza si ha la possibilità di aprire un conto allo Ior e di entrare in Vaticano più facilmente dei “comuni mortali”.

Nell’introduzione lei scrive «se ci sono molti pettegolezzi omosessuali che vengono dagli ambienti clerical vip è perché l’omosessualità, in molti casi, è intesa come esercizio del proprio potere». Ci spieghi meglio.

Ci sono anche sacerdoti che hanno rapporto con una donna, ma lo vivono sempre con discrezione. Lo stesso vale per alcuni di loro che sono omosessuali. Ma chi va al festino gay e per di più celebra una messa dentro la casa dove si è appena consumata un’orgia, e se ne vanta platealmente, lo fa per dimostrare di essere intoccabile.

Ha scritto che la Congregazione è «come un ministero con portafogli», perché?

Generalmente i dicasteri vaticani non hanno autonomia finanziaria. Questa è una competenza della Segreteria di Stato. Ce ne sono alcuni, come Propaganda Fide o la prefettura delle Chiese orientali, che invece hanno un bilancio proprio e del denaro e proprietà immobiliari a disposizione, che possono destinare allo scopo per cui sono state create. In questo modo la Congregazione può consentire ai missionari di essere indipendenti dal potere politico dei Paesi in cui prestano la loro opera di evangelizzazione. Sotto l’ombrello di Propaganda Fide vanno tutte le terre in cui non c’è una presenza cristiana forte. Nei luoghi cioè, come in Cina, dove le relazioni diplomatiche ufficiali sono piuttosto carenti e non si possono costituire diocesi ma solo le cosiddette “missio sui iuris”.

C’è n’è una anche alle isole Cayman.

Sì, ma quella è dello Ior.

left 30/2010

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
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