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Vaticano

Chiesa e pedofilia. Cosa succede nelle segrete stanze

Papa Paolo VI

Tra storia e attualità. Due uscite editoriali firmate da Eric Frattini e Paolo Pedote rilanciano il dibattito sugli scandali di abusi e violenze che hanno travolto le gerarchie vaticane in tutto il mondo di Federico Tulli

«Il processo, iniziato timidamente con L’Ultimo Catone di Matilde Asensi e, più sfacciatamente, con Il Codice Da Vinci di Dan Brown, ha raggiunto l’apice con Eric Frattini. Quello che risulta davvero pretenzioso è il voler rappresentare la Chiesa cattolica come una gran farsa, dominata da uomini crudeli assetati di potere e colmi di vanità». Quando nel marzo 2009 José Carlos Martín de la Hoz, direttore dell’Ufficio per la Causa dei Santi dell’Opus Dei in Spagna, commentò così l’uscita de Il labirinto dell’acqua – romanzo storico di Frattini, pubblicato in Italia nel 2010 da Edizioni Nord – probabilmente non immaginava che di lì a poco il Rapporto Ryan che ha scoperchiato 50 anni di violenze e scandali pedofili nel clero irlandese, avrebbe aperto un nuovo devastante fronte per la credibilità della dottrina cattolica e dei suoi rappresentanti.

L’inchiesta del governo di Dublino – resa nota a maggio 2009 – accertando la responsabilità di vescovi nella copertura di almeno 30mila casi di abusi compiuti da ecclesiastici tra gli anni 30 e gli ani 80, ha poi dato la stura a indagini analoghe in mezzo mondo, documentate minuziosamente dalla stampa internazionale come mai era accaduto prima. Dal canto suo l’editoria italiana comincia a muoversi con l’obiettivo di inquadrare dal punto di vista storico queste vicende che oggi rischiano di minare le fondamenta del potere politico più longevo del mondo. Ecco dunque Ponte alle grazie che, dopo l’enorme successo ottenuto in Spagna, propone I papi e il sesso, una nuova inchiesta di Frattini sugli aspetti meno noti, almeno al grande pubblico, della storia della Chiesa cattolica. Con L’Entità (Fazi, 2009), bestseller internazionale tradotto in 30 Paesi, l’analista politico e docente di giornalismo all’università di Madrid era stato il primo a dimostrare l’esistenza del servizio segreto vaticano e a raccontarne la vera storia dalle origini sino ai nostri giorni.

Nel nuovo saggio, con il puntiglio dello storico Frattini compie un ulteriore passo nella sua indagine sui segreti del Vaticano dimostrando che nonostante le condanne pontificie, le bolle papali e i santi decreti contro l’omosessualità, la pederastia, la sodomia e i rapporti incestuosi, molti, moltissimi papi li hanno spudoratamente praticati. Anche di recente, stando all’intervista sul settimanale Tempo illustrato rilasciata nel 1976 dal diplomatico, storico e scrittore francese Roger Peyrefitte. Indignato per le dichiarazioni omofobe di Paolo VI, scrive Frattini, Peyrefitte rese pubblica l’omosessualità del papa sostenendo che, durante il periodo in cui il pontefice era ancora arcivescovo di Milano, nel 1955, era nota la sua debolezza per i ragazzi, «uno dei quali, un famoso attore, divenne il suo protetto e continuò ad esserlo negli anni successivi, quando Montini si era trasferito ormai in Vaticano».

E poi ancora, indietro nel tempo, solo per citarne alcuni troviamo Giovanni XII (955-963), «bisessuale insaziabile», al quale «piaceva circondarsi di giovani nobili di entrambi i sessi, che poi costringeva ad avere rapporti davanti a tutti. Godeva osservando come gli animali, cani o asini, assalivano le giovani prostitute condotte al Laterano a questo scopo. Con denaro della tesoreria papale organizzò un bordello nel Palazzo del Laterano». Oppure Giulio III (1550-1555), «uomo indolente, al quale non piaceva l’aspetto politico della sua carica. Tuttavia amava osservare dal trono papale il suo amante (dall’età di 12 anni, ndr) Innocenzo mentre sodomizzava alcuni domestici o si vestiva da donna».

Tornando ai nostri giorni segnaliamo La Chiesa del peccato (Castelvecchi tazebao), nel quale il giornalista e scrittore Paolo Pedote racconta le vere storie di abusi accaduti in Italia, raramente arrivati agli “onori” della cronaca con più di un trafiletto d’agenzia. Ne emerge una sequenza raccapricciante di episodi scandalosi che lasciano intravedere un mondo oscuro, che si cela nelle canoniche, nelle sagrestie, nei seminari e negli oratori, dominato da una mentalità medioevale e sessuofobica in grado di alimentare ogni genere di crimine, perversioni e sofferenze. Un mondo con il quale la nostra società si ostina a non voler fare i conti. Terra, il primo quotidiano ecologista

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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