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Società

Il Belpaese dei bambini invisibili

Ogni anno in Italia scompaiono oltre mille minori. Diverse le cause, tra cui il rapimento e l’allontanamento spontaneo. Se ne è discusso a Roma in un convegno organizzato da Telefono Azzurro di Federico Tulli

Etan Patz aveva 6 anni quando col suo berretto da Capitan Futuro calato sul caschetto di capelli biondi salutò la mamma per andare a prendere l’autobus che sarebbe passato di lì a poco davanti casa. Etan doveva andare a scuola, ma invece dei compagni di prima elementare trovò ad attenderlo, con tutta probabilità, un pedofilo. Era il 25 maggio 1979, il piccolo Patz non sarebbe mai più tornato a casa. Dieci anni dopo, nel 1989, un pregiudicato della Pennsylvania, José Antonio Ramos confessò alla polizia di aver rapito Etan e di averlo portato nel suo appartamento negando però, di averlo violentato e tanto meno ucciso. A giugno 2001, Julie e Stanley Patz ottengono da un giudice il riconoscimento di morte del figlio che in quell’anno avrebbe dovuto compiere 28 anni. Oggi ne avrebbe 37.

Quale sia stata la sua sorte non è mai più stato scoperto. La storia di Etan è identica ad altre centinaia di migliaia che ogni anno si ripetono nel mondo, ma la sua è divenuta emblematica. Fu in suo nome, e degli sforzi disperati dei suoi genitori per rintracciarlo, che negli Usa nacque negli anni ottanta il movimento dei bambini scomparsi. Dal 1985 sulle confezioni di latte negli Stati Uniti compaiono le foto di bimbi spariti dalla circolazione.

Dal 1997 le stesse foto sono stampate sulle schede telefoniche prepagate e c’è una banca dati della Fbi aggiornata anno dopo anno con l’identikit presunto di bimbi scomparsi (missing) oramai adolescenti, ci sono fondazioni con sedi in tutti gli stati Usa, ci sono giornate speciali dedicate alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica su una piaga che, secondo le statistiche governative, inghiotte nel nulla un milione di bambini americani all’anno. Una di queste giornate, nata il 25 maggio 1983 come “Missing Children’s Day” proprio per ricordare la scomparsa di Etan, è col tempo uscita dai confini nazionali diventando la “Giornata internazionale dei bambini scomparsi”.

In Italia è promossa dal Telefono Azzurro ed è stata celebrata ieri al Senato della Repubblica con un convegno dal titolo “La scomparsa e lo sfruttamento sessuale di bambini e adolescenti. Quali strategie e interventi?”.

Telefono Azzurro rappresenta in Italia Missing Children Europe, la Federazione europea per i bambini scomparsi e sfruttati sessualmente che raggruppa ben 24 Organizzazioni non governative, attive in 17 Stati Ue, e che collabora con l’International centre for missing and exploited children (Icmec) di Washington. L’incontro, che si è svolto con i contributi dei maggiori esperti del campo, ha messo a nudo la tragicità e le dimensioni di questo fenomeno che vede coinvolti tutti i bambini che scompaiono, divenendo di fatto invisibili, tra cui anche i minori non accompagnati, i minori sottratti, gli adolescenti in fuga e i bambini che, pur essendo in Italia, non ne hanno ancora acquisito la cittadinanza.

Per quanto riguarda il nostro Paese le cifre sono agghiaccianti. Secondo il Rapporto presentato da Telefono Azzurro, dal primo gennaio al 4 marzo 2010 risultano già 222 segnalazioni di minori scomparsi in Italia. Mentre, nel 2009, in base ai dati forniti dalla Direzione centrale anticrimine della polizia, sono stati ben 1.033 i minori italiani e stranieri per i quali sono state attivate le segnalazioni di ricerca sul territorio nazionale e che risultano ancora inseriti nell’archivio delle ricerche. L’associazione, che gestisce in Italia il numero 116000, la linea diretta istituita dalla Commissione europea per fronteggiare il fenomeno, ha poi evidenziato che dal 2007 al 2009 si è verificato un costante incremento dei casi e che la maggior parte delle scomparse riguarda minori di nazionalità straniera: la fascia più consistente di minori da rintracciare è quella di età compresa tra i 15 e i 18 anni, costituita per lo più da ragazzi che si allontanano volontariamente dal loro domicilio o dalla comunità che li ospita. Per la categoria dei bambini “under 10” emerge un fenomeno che risulta invece irrilevante nelle altre fasce d’età: la sottrazione nazionale o internazionale.

Nel lungo periodo il quadro è, se possibile, ancora più inquietante. La quarta relazione semestrale del ministero dell’Interno sulle persone scomparse ha calcolato che in Italia i minori scomparsi e ancora da rintracciare dal primo gennaio 1974 al 31 ottobre 2009 sono 10.768, di cui 1.994 italiani e 8.774 stranieri. Il numero di minori scomparsi costituisce il 41 per cento del totale delle persone sparite nel periodo considerato. Dal 25 maggio 2009 al 15 maggio 2010, il servizio 116000, gestito da Telefono Azzurro, ha accolto 6.498 telefonate e in particolare 188 segnalazioni relative a situazioni di scomparsa. Il maggior numero di segnalazioni riguarda situazioni di sottrazione internazionale (34 per cento); otto volte su cento la gestione ha comportato l’attivazione di altri membri del network “116000” operanti in un altro Paese Ue. Il 60 per cento dei bambini segnalati è di sesso femminile, mentre il 65 per cento ha un’età inferiore ai 10 anni.

Oltre due milioni di piccoli schiavi nel mondo
A fine 2009, l’ultimo rapporto Unicef sulla tratta dei minori ha stimato che sono 2,2 milioni i bambini trafficati ogni anno nel mondo, per un giro “d’affari” di 10 miliardi di dollari. Il loro destino è lo sfruttamento sessuale e il lavoro a basso costo. Il “distacco” avviene spesso con l’approvazione delle famiglie, convinte dalle organizzazioni specializzate in questo genere di crimini che i loro figli siano destinati a una vita e un impiego migliore in altri Paesi. Il fenomeno della tratta non risparmia alcun continente. Ecco alcuni dati. Secondo l’Unicef circa 1500 bimbi del Guatemala ogni anno sono trafficati per essere adottati nel nord America e in Europa. Ragazzine, anche tredicenni, provenienti dall’Asia e dall’Europa dell’est sono trafficate come spose per “corrispondenza”. Decine di migliaia di bambini sono trafficati nell’Africa occidentale e centrale soprattutto per il lavoro domestico e per lo sfruttamento sessuale e per il lavoro nelle fattorie e nei negozi. Il 90 per cento sono bambine. Recenti indagini hanno verificato che sono circa un migliaio i bambini sfruttati in Gran Bretagna e divenuti vittime di traffici illeciti di minori. In gran parte provengono dalla Nigeria. Sono costretti a lavorare tutto il giorno e spesso subiscono abusi e violenze.

Sembrano turisti ma vanno a caccia di bambine
“Turismo sessuale” e pedopornografia on line. Reati disumani che a loro volta alimentano altri reati disumani, a cominciare dalla tratta dei minori. Secondo stime dell’Organizzazione mondiale del turismo ogni anno almeno 3 milioni di persone partono per viaggi a scopo “sessuale”. Un sesto di loro, tra quelli che arrivano in America Latina e nei Caraibi, è a caccia di bambini o adolescenti. In Messico, le agenzie governative che si occupano di monitorare il fenomeno della prostituzione minorile parlano di oltre 16mila adolescenti rapiti e costretti a “lavorare” nelle ricche zone turistiche costiere. Secondo stime Unicef circa il 35 per cento di “sex workers” lungo il fiume Mekong, nel Sudest asiatico, ha un’età compresa tra i 12 e i 17 anni. In Lituania, tra il 20 e il 50 per cento delle prostitute è minorenne. Sulla strada si finisce anche a 11 anni, mentre sono numerosi i casi di bambini e bambine di 10-12 anni costretti a comparire in filmini pedopornografici. Ad alimentare questi turpi fenomeni contribuiscono gli italiani. Secondo stime dell’Ecpat Italia (End child prostitution pornography and trafficking) sono tra gli 80 e i 100mila gli abituè dei viaggi nei paesi poveri alla ricerca di bambini da stuprare. In Kenya il 30 per cento dei pedofili “d’importazione” sono italiani.

Finte famiglie, vere organizzazioni criminali
L’ultima clamorosa denuncia del dramma delle adozioni illegali di bambini è stata fatta dall’Unicef nei giorni del terremoto che ha devastato l’isola caraibica di Haiti. Nella seconda metà di gennaio 5 bimbi scomparvero dagli ospedali della capitale Port-au-Prince dove erano stati ricoverati per le ferite subite durante il sisma. Il sospetto che i piccoli fossero rimasti vittime di un rapimento finalizzato ad alimentare il sempre florido mercato delle adozioni illegali fu confermato alcuni giorni dopo quando vennero ritrovati al confine con la Repubblica Dominicana. Insieme ad altri 18 coetanei, erano con dieci cittadini americani appartenenti a un’organizzazione cristiana, che li aveva rapiti con l’obiettivo di portarli fuori da Haiti. Il caos causato dal terremoto, la difficile situazione dell’ordine pubblico e centinaia di bambini in giro per le strade in cerca dei familiari, è il terreno ideale per organizzazioni di trafficanti di esseri umani. Esattamente come accadde per lo tsunami che, a dicembre 2004, devastò le coste asiatiche dell’Oceano indiano. In poche ore la gigantesca rete di ladri di bambini si mise all’opera e mai, forse, si riuscirà a capire quanti ne siano passati per le loro mani, dopo che terremoto e tsunami avevano cancellato interi villaggi e, con essi, la storia di molti popoli. Terra, il primo quotidiano ecologista

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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