//
you're reading...
Ricerca scientifica

Il medico che ama le donne

Da pioniere della fecondazione assistita e ginecologo ha cercato la conoscenza e il progresso. Ora Carlo Flamigni da saggista e divulgatore prosegue la sua battaglia contro il pensiero misogino di Federico Tulli

«Facilitare la diffusione della conoscenza scientifica, è forse questo l’aspetto della mia professione di medico che mi piace di più e che ancora oggi mi appare di una certa utilità. La medicina che vedo è fatta di grandi organizzazioni specializzate e complesse e di poco tempo a disposizione, ha spinto medici e pazienti a costruire il loro rapporto basandosi molto di più sul contratto che sulla realizzazione di una alleanza per la cura e la salute. Si chiama medicina difensiva e non fa molto bene ai pazienti. Personalmente credo in una medicina diversa, in fondo più semplice, ma non meno impegnativa, basata su virtù piccole ma essenziali, come la capacità di ascoltare e la voglia di imparare. Questa è forse la sola lezione che, come insegnante, mi piacerebbe saper trasmettere e, come medico, cercare di realizzare». Il ginecologo Carlo Flamigni non è solo fra i maggiori esperti di fisiopatologia della riproduzione e di endocrinologia ginecologica. Professore universitario a Bologna fino al 2008, è autore di un migliaio di pubblicazioni scientifiche ed è componente del Comitato nazionale di bioetica, nonché uno dei massimi cultori della materia. Esaminata con puntualità in numerosi saggi, tra cui La questione dell’embrione (Baldini Castoldi Dalai) da poco in libreria. Ma come dicevamo, Flamigni è anche un assertore convinto dell’importanza della divulgazione scientifica. Lo testimoniano decine di libri, tra cui Il corpo della donna dalla A alla Z (Il giudizio universale) firmato insieme alla schermitrice della nazionale italiana Margherita Grambassi, per finire con i due volumi scritti per L’Asino d’oro edizioni insieme al collega Corrado Melega, Ru486: non tutte le streghe sono state bruciate e La pillola del giorno dopo, in uscita ad aprile.

Professore, la legge 194 ha salvato la vita a migliaia di donne che altrimenti sarebbero ricorse all’aborto clandestino. Eppure a 32 anni dalla sua entrata in vigore, il Vaticano lancia ancora anatemi. L’ultimo è del cardinal Bagnasco contro la candidata governatrice del centro sinistra alla Regione Lazio, Emma Bonino.

Altre volte avrei protestato. Oggi provo un grande senso di compassione. Perché la Chiesa cattolica ha problemi gravissimi. Per qualsiasi comunità, soprattutto per quella che sostiene di ispirarsi a valori morali universali più di ogni altra sulla faccia della Terra, è dura da mandar giù che sia stato scoperto che al suo interno si nascondono gli “orchi”. Capisco quindi che per le gerarchie vaticane distogliere l’attenzione dagli scandali pedofili diventi quasi un obbligo.

Dopo quello che è venuto alla luce, in qualsiasi altro Paese i vertici sarebbero stati mandati a casa.

Inquieta vedere come proseguono imperterriti per la loro strada senza aprire mai la porta a una valutazione critica di tutte le “verità”, perché convinti di esserne i depositari. Se fossi religioso probabilmente mi accamperei di fronte al Vaticano finché qualcuno non mi risponde in maniera convincente, soprattutto per sapere perché per decenni hanno coperto i responsabili delle violenze.

Ne La questione dell’embrione, lei dice che solo la comprensione dei meccanismi del concepimento rende possibile un confronto sull’origine della vita umana, libero da dogmatismi. Ma la scienza può dialogare con chi sostiene che l’embrione sia persona?

Il problema è complesso. Cinquant’anni fa gli scienziati dicevano che tocca alla biologia fare questi ragionamenti. Mentre i pensatori e soprattutto i teologi sostenevano che questo è un problema di natura squisitamente filosofica, perché riguarda la definizione di persona. Poi i religiosi hanno fatto dietro front e si sono rivolti alla biologia. Ma il biologo studia la vita umana intesa come vita del solo corpo mentre non si occupa e non può occuparsi della persona, perché quel quid che è ragione della trascendenza non può essere oggetto di studio di una scienza naturale. Così per i cattolici la vita coincide con il momento in cui lo spermatozoo tocca l’uovo. Poi ne arriva un altro e afferma che ci deve essere un genoma unico. Ed ecco quindi che lo zigote si ritrova persona. Un continuo spostare l’asticella a seconda delle convinzioni del teologo di turno… Se la Chiesa cattolica ci dicesse: il nostro dogma (cioè la “verità” che abbiamo ricevuto dall’Alto) afferma che la vita inizia nel momento dell’animazione e l’animazione è immediata, e vivesse la questione solo al proprio interno, non ci sarebbe nulla da ridire. Il problema è che pretende di imporre tali credenze agli altri. E per sostenere le proprie ragioni e imporre le proprie regole usa argomenti razionali. Ma alla fine è la razionalità stessa a tradirla.

A proposito di regole, come giudica l’ordinanza del Consiglio superiore di sanità che impone il ricovero alle donne che decidono di abortire con il farmacoRu486?

E’ una soluzione completamente sbagliata. Questa ordinanza avrà un solo effetto, ed è esattamente l’opposto di quello sbandierato dai politici che lo hanno invocato.

Vale a dire?

Per colpa di quell’ordinanza le donne rischiano di ritrovarsi da sole ad abortire. Nessuno può vietare a una paziente di firmare per tornare a casa. Ma ora farlo equivarrà ad andar via contro la volontà del medico. Che quindi in teoria, ma sono sicuro che nella pratica non sarà così, non sarebbe più responsabile della loro salute.

Perché non è stato previsto questo risultato?

Come nel caso della legge 40 sulla fecondazione assistita, chi prepara certe norme è totalmente disinteressato a quale sarà l’impatto sulla realtà quotidiana dei cittadini. L’importante è fare ciò che il Vaticano si aspetta. Dopo di che se ne fregano delle conseguenze.

Una doppia morale che crea molta confusione nei cittadini.

Confondere le persone è un’arma per governare. Prendiamo il caso della pillola del giorno dopo e pensiamo alle volte che è stata volontariamente confusa con la pillola abortiva. Lo hanno fatto quotate testate giornalistiche nazionali, uomini politici, uomini di Chiesa.

Lei e Melega scrivendo due distinti libri su Ru486 e pillola del giorno dopo fate eccezione. Quasi un gesto rivoluzionario. Facciamo chiarezza per l’ennesima volta. Come è considerata la pillola del giorno dopo all’estero e soprattutto dalla comunità scientifica?

Come anticoncezionale. In moltissimi Paesi viene data senza ricetta e anche alle ragazze molto giovani. Perché se viene usata con un minimo di saggezza, cioè come anticoncezionale di emergenza e non come unico strumento, risparmia un mucchio di guai. Non ha effetti collaterali significativi e ha un’efficacia accettabile. Inoltre, che la pillola del giorno dopo sia abortiva non lo dicono più nemmeno all’università Cattolica. Loro ora sostengono che inibisca l’impianto dell’ovulo fecondato nell’utero, quindi sarebbe embrionicida. Ma in base agli unici studi esistenti al mondo, quelli del Carolinska institut di Stoccolma, questo è falso. La pillola del giorno dopo blocca l’ovulazione e non ha alcun effetto sull’impianto. E sfido chiunque a portarmi una prova diretta che sia vero il contrario.

Com’è cambiata nella storia la concezione della donna per la medicina?

Con grande lentezza. Come del resto è accaduto in filosofia o nel mondo del lavoro. La menopausa come prodromica a un certo numero di malattie mentali era nei libri di testo fino al 1960. Le donne in menopausa non avevano diritto a una vita sessuale e il loro orgasmo veniva considerato foriero di sciagure. Ci sono diverse testimonianze di “cure” assurde. Le immergevano nel ghiaccio, le imbottivano di tranquillanti, poi asportavano loro l’apparato genitale. Convinti che così sarebbero guarite. Il mio professore si chiedeva per quale ragione le donne si lamentassero della menopausa se quando la capacità funzionale cessa svaniscono anche certe follie e comincia una maggiore stabilità emotiva. Oggi però in Italia viviamo una fase particolare nella quale le donne più giovani ritengono che le poche conquiste ottenute dalle loro nonne siano oramai scontate. Ma vediamo bene che non lo sono affatto. Se si addormentano un secondo rischiano di risvegliarsi e scoprire che il cardinale di turno gliele ha portate via.

Da ultimo, qual è il suo commento sulla riforma sanitaria appena varata negli Usa?

Ho ancora il timore che la battaglia di Barack Obama non sia finita. Ma senza dubbio è la cosa più importante accaduta negli Stati Uniti dopo la guerra d’Indipendenza. È il primo atto che li equipara a tutte le nazioni veramente democratiche. Che razza di Paese è quello che non ti cura se non hai l’assicurazione? Obama non è certamente un socialista ma si sta dimostrando persona di buon senso, che ha evidentemente una coscienza civile sensibile ai bisogni delle persone.

left 12/2010

Annunci

Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

Discussione

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

Aggiornamenti Twitter

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: