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Filosofia

Con la filosofia in tasca

Le biografie “lampo” di 44 protagonisti della storia del logos occidentale nel nuovo libro dell’epistemologo Armando Massarenti di Federico Tulli

Un libro costruito con lo stile brillante tipico del suo autore, che riesce a mantenere continuamente desta l’attenzione di chi legge. Quarantaquattro ritratti di filosofi, 44 piccole sceneggiature che in poche pagine delineano la solida immagine di altrettante e complesse linee di pensiero che hanno fatto la storia del logos occidentale nel corso dei suoi 2.500 anni di vita. Ecco Il filosofo tascabile, l’ultimo lavoro firmato per Guanda dall’epistemologo Armando Massarenti. Un lungo viaggio nel tempo attraverso le biografie «tascabili» dei principali protagonisti del pensiero filosofico d’occidente. Dai presocratici a Wittgenstein.

Professor Massarenti, spesso i libri di filosofia partono da Socrate, lei invece prima di occuparsi del «suo spirito critico» ci parla di Anassimandro e Parmenide. Come mai?

Anassimandro, che era l’allievo di Talete, è stato protagonista della prima grande rivoluzione del pensiero. Dobbiamo a lui la scoperta logica del fatto che la Terra non si trova sotto al cielo, ma ne è circondata. A differenza delle altre culture del tempo espresse a ogni latitudine, lui ha capito che Gea doveva essere un oggetto che vagava nel vuoto. E con questa idea, oltre ad aver fatto “volare” la Terra ha permesso alla nostra intelligenza, alle nostre idee di spiccare il volo. Le vicende dei due presocratici sono narrate in chiave popperiana. Questo spiega una delle caratteristiche del volume. Che è quella di fare dei continui rimandi da un’epoca all’altra, dall’antichità ai giorni nostri. In fondo la filosofia ci riguarda sempre da vicino. Anche quella contemporanea continua a occuparsi delle piccole cose della vita, non solo dei grandi temi “esistenziali”.

Con molta ironia sono messe in evidenza alcune notevoli contraddizioni tra la vita vissuta dai “suoi” 44 filosofi e le loro idee. Bacone, ad esempio, si lancia in strali contro i corruttori, ma è lui stesso un gran corrotto. Socrate non si lavava mai, ma si esprimeva in maniera oltremodo “lucida”.

Ho sottolineato apposta certi aspetti. Fa parte del gioco che volevo creare con il lettore. E la pazzia di alcuni protagonisti mi ha aiutato a rendere più vivace la trattazione. C’è una famosa frase, espressa prima da Cicerone e poi da Cartesio, dice che “non c’è un’idea assurda che non sia stata sostenuta da qualche filosofo”. Sono d’accordo e devo dire che questa “debolezza” rende più simpatici anche i pensatori che personalmente detesto. Dopo tutto il mio libro non è un manuale, ma un divertissment, per quanto rigoroso e corretto dal punto di vista filologico.

Dopo Il lancio del nano e altri esercizi di filosofia minima del 2007, un suo nuovo libro destinato al grande pubblico. Perché l’interesse per la filosofia oggi in Italia è così diffuso?

Trenta delle biografie che compongono Il filosofo tascabile erano le prefazioni dei volumi della serie “I grandi filosofi”, da me curati e usciti con il Sole 24 Ore tra il 2006 e il 2007.

Quella serie ha avuto un gran successo, segnando cifre record di vendita.

Appunto, lo stesso accade in tutte le più importanti manifestazioni culturali dedicate a questa disciplina che ogni anno si svolgono in Italia. Probabilmente il successo è dovuto al modo in cui viene resa fruibile la materia. Gli interrogativi che le persone si pongono sono sempre gli stessi. Ma studiare l’intera opera di Aristotele per comprendere cosa lui intenda per virtù non è certo nelle possibilità di molti. Con la filosofia “fulminea” si può stimolare l’attenzione e trasformarla da potenziale in reale. Io porto l’esempio di Aristotele quando scriveva che «una rondine non fa primavera». Lo stesso concetto, di cui oggi si è perso il senso, è espresso da Francesco De Gregori nella famosa canzone del “calcio di rigore”. Facendo il nesso tra l’idea del grande pensatore e quella del grande cantautore dimostro come certi concetti possano essere alleggeriti e quindi colti immediatamente da chiunque.

Qui e là, nel libro, ci sono tracce di contatto tra il logos occidentale e le filosofie che si sono sviluppate in altre regioni del pianeta. Un’allusione al dialogo e al confronto di cui oggi, specie in Italia, si sente un gran bisogno?

La storia della filosofia antica ci insegna, per esempio, che Alessandro Magno è arrivato fino in India. E questo potrebbe bastare a mettere a sedere chi vuole la cultura occidentale circoscritta entro limiti precisi. Detto questo io penso che non sia un caso se lo scetticismo e altri temi della filosofia classica greca poi si trovano pari pari in quello che Amartya Sen racconta nel suo bel libro L’altra India (che io cito nel capitolo su Smith). L’India “scettica e razionale” del premio Nobel per l’Economia assomiglia moltissimo allo spirito critico dei presocratici.

È anche questo a rendere personaggi “moderni” molti dei “suoi” 44 filosofi?

Sì, e forse per questo Popper è un po’ l’eroe del mio libro. Lui coglieva nello spirito greco, nei primi presocratici, quel razionalismo critico che poi si ritrova nella filosofia indiana.

A questo punto ci deve spiegare cosa s’intende per filosofia.

Si possono dare mille definizioni. Io dico che è soprattutto “pensiero critico”. Che è un’attività critica finalizzata a mettere in discussione tutto. Ma senza, però, lasciarci a mani vuote, come ad esempio tendeva a fare il post modernismo che per fortuna oggi ha perso molto del suo appeal. Altrimenti non si è fatto certamente un buon lavoro. In tal senso la filosofia e i filosofi che mi stimolano sono quelli che accentuano moltissimo la dimensione del dialogo e la capacità di mettersi in discussione a vicenda.

È anche questo un punto di contatto tra la scuola greca e quelle che si sono sviluppate nei secoli ad altre latitudini?

Certamente. Come detto, una è la corrente indiana. Poi tutta la cultura araba. Quella a cui dobbiamo la grande rinascita occidentale del XV-XVI secolo. Il Rinascimento non sarebbe stato possibile se non si fosse recuperato Aristotele attraverso la tradizione araba. Che era stata per lungo tempo una civiltà assolutamente tollerante, pluralista, dove si favoriva il dialogo. Un’idea di multiculturalismo che oggi in Italia sembra essere piuttosto clandestina, tanto è osteggiata a livello politico, pure dall’attuale centrosinistra. Fossero ancora vivi, i miei 44 filosofi potrebbero sicuramente darci una mano a far passare quel discorso nella la società civile. E a recuperare il coraggio di affrontare pensieri e idee diverse dalle nostre. left 49/09

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Informazioni su Federico Tulli

Federico Tulli è un giornalista professionista. Collabora con diversi periodici, tra cui “Left”, “MicroMega” e “Critica liberale”. Sul web è condirettore di “Cronache Laiche”, firma un blog su “MicroMega”, ha ideato e dirige il magazine di divulgazione culturale e scientifica “Babylon Post”. Per L'Asino d'oro edizioni ha pubblicato: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015).

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Figli rubati – In libreria dal 25 settembre 2015

Il 12 febbraio 2015 è iniziato a Roma un importante processo per i crimini di lesa umanità subiti da 42 italiani sequestrati e uccisi nell'ambito del Piano Condor. Questo accordo segreto tra i governi e le polizie di sette Paesi del Sud America è stato realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta fuori da qualsiasi alveo costituzionale per reprimere l'opposizione, facendo scomparire una intera generazione di giovani impegnati nella difesa dei diritti umani. Tra le parti civili del processo ci sono quattro quarantenni: furono rubati appena nati alle loro madri internate nei centri di tortura del 'Condor', e affidati a famiglie contigue ai regimi per essere educati secondo valori «occidentali e cristiani». La loro storia, insieme a quella dei 42 giovani desaparecidos italiani, è ricostruita nel nuovo libro-inchiesta di Federico Tulli, “Figli rubati. L'Italia, la Chiesa e i desaparecidos” in uscita per L'Asino d'oro edizioni
L'indagine dell'autore parte da Milano. Qui vivono i parenti di una ragazza scomparsa nel 1977, e ritrovata in maniera rocambolesca nel 2014, i cui nonni dopo aver saputo della sua nascita in un lager di Buenos Aires si rivolsero senza successo anche a Jorge Mario Bergoglio allora capo dei gesuiti argentini. Secondo Estela Carlotto, presidente delle Abuelas di Plaza de Mayo, che dopo 36 anni di ricerche ha ritrovato il nipote Guido, almeno 70 “figli rubati” vivono in Italia senza conoscere la propria storia e non si riesce a trovarli. Perché, come ricostruisce Tulli, le ali del Condor sono ancora aperte.
Nella prefazione l'avvocato paraguayano Martin Almada, Premio Nobel alternativo per la Pace 2002, racconta come ha scoperto nel 1992 ad Asuncion gli Archivi del terrore. Queste carte, circa 700mila documenti ammassati in una anonima caserma di polizia, negli anni hanno consentito a decine di tribunali di ricostruire parte della storia del Piano Condor. Grazie agli Archivi, il giudice spagnolo Baltazar Garzon riuscì a incriminare il dittatore cileno Augusto Pinochet, uno dei registi del Piano, e più di recente il pm Giancarlo Capaldo ha potuto istruire il processo in corso a Roma nell'Aula bunker di Rebibbia. Ma la via verso la Verità e la Giustizia, invocate dai sopravvissuti e dai familiari dei desaparecidos, è ancora lunga e tortuosa. Il 30 settembre scorso, Almada, al termine dell'Udienza generale in Vaticano, ha chiesto di persona a papa Francesco che la Santa Sede apra i propri archivi declassificando i documenti segreti riferiti al Paraguay, all’Argentina, al Cile, alla Bolivia, al Brasile e all’Uruguay.
Il ruolo ambiguo della Chiesa cattolica in queste tragiche vicende è ulteriormente evidenziato nella postfazione di Simona Maggiorelli: un'inchiesta sulla storia dei 300mila bambini rubati ai “sovversivi” nella Spagna franchista, e nei 20 anni successivi alla morte del dittatore fascista avvenuta nel 1975, all'interno di cliniche gestite da congreghe religiose. È qui che affondano le radici ideologiche dei furti di neonati perpetrati in America Latina.

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